La Zona di sicurezza economica di Luzon: perché un pezzo di Filippine diventa territorio Usa

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Accordo, intesa, fumata bianca: gli Stati Uniti costruiranno una zona di produzione ad alta tecnologia nelle Filippine. Si tratta di un progetto collegato alla cosiddetta Pax Silica, la coalizione annunciata lo scorso dicembre dall’amministrazione Trump – e composta da oltre una dozzina di Paesi partner – con l’obiettivo di ridurre il predominio della Cina sulle catene di approvvigionamento globali di semiconduttori, minerali critici e infrastrutture di intelligenza artificiale (IA).

Il piano prevede la creazione di un polo industriale hi-tech in un’area di 4.000 acri dell’isola di Luzon, in quella che è già stata soprannominata Zona di Sicurezza Economica di Luzon. Per il dipartimento di Stato degli Usa, l’hub garantirà l’approvvigionamento di materie prime vitali e alimenterà i flussi statunitensi e globali degli ambiti sopra elencati.

Molti media hanno presentato il progetto come una cooperazione tra alleati. In realtà la situazione potrebbe essere un po’ diversa. Il Wall Street Journal, per esempio, ha scritto qualche giorno fa che l’accordo avrebbe offerto alle aziende statunitensi l’accesso a preziose risorse e che, soprattutto, il polo sarebbe sorto su una zona direttamente ceduta dalle Filippine agli Stati Uniti, con tanto di immunità diplomatica e altre garanzie degne di un’ambasciata Usa.

Un hub Usa nel cuore delle Filippine

In un primo momento è stato spiegato che gli Stati Uniti avrebbero occupato il sito a titolo gratuito amministrandolo come zona economica speciale, a fronte di un contratto di locazione biennale rinnovabile per 99 anni. Come detto, il centro avrebbe poi goduto di immunità diplomatica e operato secondo il diritto comune statunitense.

In seguito, il governo filippino è sceso in campo per smentire l’indiscrezione, o meglio, per chiarirla. Durante la visita del sottosegretario di Stato americano per la Crescita economica, l’energia e l’ambiente, Jacob Helberg, a New Clark City, per l’inaugurazione del citato progetto – rientrante, tra l’altro, nel Corridoio Economico di Luzon, un corridoio che garantisce l’accesso alla baia di Subic, un importante porto commerciale di Luzon – Joshua Bingcang, presidente e amministratore delegato della Bases Conversion and Development Authority (Bcda), ha fatto sapere che Manila ha respinto le proposte statunitensi che avrebbero collocato il progetto al di fuori della giurisdizione locale.

“È stata una loro richiesta ma non l’abbiamo accettata. Non verrà concesso alcun trattamento speciale agli Stati Uniti”, ha chiarito l’alto funzionario, specificando che affermato che il progetto rientrerebbe invece nell’ambito della legge sulle zone economiche speciali, la stessa che disciplina gli incentivi agli investimenti e le operazioni in queste aree speciali, nonché della legge Bcda che sovrintende alla conversione e allo sviluppo delle ex basi militari statunitensi in centri di investimento e commerciali.

A cosa puntano gli Usa

Il sottosegretario al Commercio delle Filippine, Ceferino Rodolfo, anch’egli presente a Clark insieme a Bingcang ed Helberg, ha ribadito che il quadro normativo proposto si sarebbe basato sulle leggi filippine. Sarà davvero così? Qualche dubbio emerge ascoltando le dichiarazioni rilasciate ai giornalisti dallo stesso Helberg.

Quando, infatti, gli è stato chiesto se Washington avrebbe continuato a insistere per l’immunità diplomatica e per le disposizioni che consentissero all’hub di operare su suolo straniero nel rispetto delle leggi statunitensi, l’inviato di Trump ha risposto che “non intende anticipare tali discussioni”. “Avremo conversazioni più dettagliate sul modo tecnico migliore per garantire la tutela degli investitori a lungo termine, assicurandoci al contempo che il nostro approccio sia valido anche per le Filippine”, ha replicato, sottolineando che entrambe le parti hanno a disposizione due anni di tempo per negoziare e definire i termini del progetto, che, a suo dire, dovrà garantire “durabilità e certezza” agli investitori che pianificano operazioni a lungo termine ad alta intensità di capitale.

Il quotidiano malese Strait Times ha scritto un articolo molto interessante nel quale si legge che, sulla base di un documento governativo, Manila offrirebbe un periodo di grazia di due anni senza canone di locazione come “contributo in natura” a Washington, a sostegno della cooperazione bilaterale in materia di sicurezza economica tra i due Paesi. Bingcang ha tuttavia più volte ripetuto che “non ci sarà alcun trattamento speciale” per gli Usa. In ogni caso, il progetto segnala che l’alleanza tra Stati Uniti e Filippine si sta espandendo oltre la tradizionale cooperazione militare, abbracciando la politica industriale e la produzione avanzata.