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Politica

La “volenterosa” Danimarca dimezza gli aiuti militari a Kiev: “È ora che altri Paesi si facciano avanti”

La Danimarca, storico top donatore militare all'Ucraina in proporzione al PIL, taglia drasticamente i fondi dal 2026.
Mette Frederiksen Ucraina

La Danimarca, fino ad oggi il più generoso sostenitore militare dell’Ucraina – in proporzione al proprio Pil – prepara una drastica riduzione dei finanziamenti per Kiev a partire dal 2026. Motivo? Ufficialmente, l’esaurimento delle risorse contenute nel fondo speciale dedicato all’assistenza militare per l’Ucraina. L’ipotesi, tuttavia, è che il governo di Copenhagen abbia colto la palla al balzo per rivedere il proprio sostegno incondizionato dopo che, in Ucraina, è scoppiato uno scandalo corruzione che rischia di affossare la leadership di Volodymyr Zelensky. La recente inchiesta del New York Times, di cui vi abbiamo parlato su InsideOver, rischia di sortire i primi effetti.

La conferma del ministro della Difesa

Il Ministro della Difesa danese, Troels Lund Poulsen, ha confermato, durante un’audizione alla Commissione Difesa del Parlamento, l’intenzione di allocare 9,4 miliardi di corone (circa 1,26 miliardi di euro) per l’assistenza militare all’Ucraina nel 2026. Una cifra che rappresenta un netto calo rispetto ai 16,5 miliardi (2,21 miliardi di euro) stanziati nel 2025 e ai quasi 19 miliardi (2,54 miliardi di euro) del 2024. Dall’inizio dell’invasione su larga scala, Copenaghen ha fornito a Kiev aiuti militari per circa 70 miliardi di corone (oltre 9,3 miliardi di euro), inclusi caccia F-16 e programmi di addestramento per piloti, posizionandosi al top dei donatori in rapporto alla propria economia.

Simon Kollerup, membro del Comitato per la Difesa e rappresentante del Partito Socialdemocratico, difende la scelta come un aggiustamento inevitabile. “Abbiamo deciso di essere tra i Paesi che hanno preso l’iniziativa all’inizio della guerra fornendo un sostegno su larga scala. Penso sia giusto dire che questo supporto ha superato quanto dettato dalle dimensioni del nostro Paese. Per questo, trovo naturale che il sostegno diminuisca”, ha dichiarato Kollerup, enfatizzando come la Danimarca, “un piccolo Paese con un’economia sana e una grande capacità decisionale”, abbia già “trovato i fondi” per un impegno iniziale sproporzionato. Secondo lui, è ora che “altri Paesi prendano il testimone” in termini di scala dell’assistenza.Non tutti concordano.

Stinus Lindgreen, altro membro del Comitato e portavoce del Partito Social Liberale, ha duramente criticato la riduzione, definendola prematura e rischiosa. “Penso che dovremmo tornare ai livelli degli anni precedenti. Se guardate la situazione in Ucraina ora, è critica. Non è il momento di ridurre le nostre ambizioni, né in Danimarca né a livello internazionale”, ha affermato Lindgreen, che ha richiesto il rapporto sul budget.

Le difficoltà di Frederiksen

Come in molti altri Paesi in Europa – Francia, Germania – anche in Danimarca la situazione politica è tutt’altro che stabile. Il 18 novembre scorso si sono tenute le elezioni locali e regionali che hanno sancito la sconfitta dei Socialdemocratici (S), guidati dalla premier Mette Frederiksen, i quali hanno perso terreno rispetto alle elezioni del 2021. Rimangono il partito più grande in termini di voti nazionali (23,2%), ma con un calo del 5,2% rispetto al 28,4% precedente.

Dopo la sconfitta del suo partito, il primo ministro danese socialdemocratico, tra i maggiori sostenitori dell’Ucraina in Europa, è dunque in grave difficoltà.

Un sondaggio pubblicato la scorsa settimana dall’emittente danese Dr rivela che 41 consiglieri comunali socialdemocratici a livello nazionale chiedono le dimissioni di Frederiksen dalla carica di presidente del partito, nella speranza di invertire la traiettoria discendente in vista delle elezioni parlamentari del prossimo anno.

Sebbene 130 membri continuino a sostenerla e 62 non abbiano risposto, è la prima volta che Frederiksen affronta critiche interne così nette. A livello interno, secondo un sondaggio della scorsa settimana, il 44% degli intervistati ritiene che Frederiksen stia svolgendo un cattivo lavoro; solo il 29% approva la sua azione di governo, un dato che segna il peggior risultato del partito negli ultimi 12 anni.

In definitiva, la Danimarca non volta le spalle a Kiev e conserva un orientamento marcatamente antirusso: gli F-16 restano in programma, così come l’addestramento delle truppe ucraine e la partecipazione attiva alle iniziative nordico-baltiche congiunte. Tuttavia, la decisione di ridurre gli aiuti veicola un messaggio chiaro: l’era degli stanziamenti “a carta bianca” volge probabilmente al termine, tanto più quando aleggia uno scandalo per corruzione.

Per la leadership ucraina, vedere persino Copenhagen – finora tra i sostenitori più generosi – fare mezzo passo indietro non è certo una buona notizia.

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