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Amata e odiata, la vodka fa parte della storia e della cultura tradizionale della Russia. “La vodka è il lubrificante che riduce l’attrito tra i russi e la realtà che li circonda”, ha detto una volta l’autore contemporaneo Dmitrij Bykov. Ora, però, il Cremlino vorrebbe un distillato meno alcolico, per sanare la contraddizione esistente tra la legge e i regolamenti tecnici in vigore. Il disegno di legge è stato depositato dai senatori di Russia Unita Sergei Ryabukhin, Evgenij Bushmin e Vitaly Shuba, e propone di di ridurre il valore minimo a 37,5 gradi, allineandola agli standard del Gost.

Come spiega Italia Oggi, l’attuale legge specifica che può chiamarsi “vodka” la bevanda, prodotta seguendo determinate procedure, che alla fine ha un titolo alcolico tra i 38 e i 56 gradi, ma nella maggior parte dei casi la vodka russa ha tra i 40 e i 42 gradi. La riduzione del grado alcolico potrebbe poi modificare il prezzo della bottiglia, poiché meno alcol significa anche meno materia prima impiegata nella distillazione. Se il disegno di legge verrà approvato, la “nuova vodka” sarà in commercio a partire dal 1° luglio 2018. 

Il rischio contraffazione

Sempre secondo quanto riportato da Italia Oggi, che cita le parole di lena Sarattseva, vicepresidente di Roskachestvo, l’ organismo di controllo russo dei prodotti in commercio, il disegno di legge proposto dai senatori del partito di Putin potrebbe tuttavia far aumentare “l’ utilizzo di alcol scadente oppure i tentativi di falsificazione del prodotto”.

Inoltre, i produttori del superalcolico di contrabbando tre anni fa hanno adottato la gradazione alcolica inferiore rispetto al solito per indirizzare il prodotto al mercato nero e risparmiare sul contenuto di alcol. La proposta di legge, avanzata per dei motivi tecnici e al fine di adattare la produzione del distillato alle norme vigenti, potrebbe dunque avere delle ripercussioni negative sul commercio. 

Vodka, un prodotto di qualità

Sempre secondo il report di Roskachestvo citato da Moscow Times, il distillato è una delle due sole merci – oltre ai mini bagel – vendute nel paese in cui non sono state riscontrate violazioni per ciò che riguarda la sicurezza negli ultimi due anni. Roskachestvo non ha evidenziato anomalie nei test condotti su 49 marchi di vodka prodotti da 34 società nazionali e straniere. Le vendite di vodka hanno rappresentato il 39% del volume totale di bevande alcoliche vendute in Russia nel 2016 – pari a 966 milioni di litri.

Secondo la relazione di Roskachestvo, nella Federazione Russa vengono inoltre venduti annualmente altri 250 milioni di litri di vodka di bassa qualità; il watchdog russo evidenzia quella che è quasi una banalità, ossia che anche i prodotti di altissima qualità possono essere dannosi per la salute del consumatore – il che vale naturalmente per tutti gli alcolici in circolazione, superalcolici in particolare. Il consumo di alcol nel Paese, benché in calo negli ultimi anni, rimane d’altro canto rilevante: secondo il rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nel 2010, in Russia il consumo medio pro capite annuo di alcol era di 15,1 litri. 

Il monopolio sovietico e le sanzioni economiche

Per un lungo periodo, fino al crollo del comunismo, la produzione del distillato era sotto il rigido controllo del Cremlino. Poi, negli anni Novanta e con le prime liberalizzazioni, sono subentrati i privati. Nel 2016, a causa delle sanzioni economiche, le esportazioni del prodotto diventato uno dei simboli dei Paese nel corso dei secoli, hanno toccato il minimo storico. Secondo i dati riportati dall’Independent, infatti, il valore totale del mercato delle esportazioni di vodka e liquori è sceso a 77,4 milioni sterline, registrando un calo complessivo del 40,2%.