Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
ECCO DOVE VOGLIAMO ANDARE

Quanto accaduto ieri sera a Londra può mettere i bastoni tra le ruote a Theresa May. Il fattore terrorismo è ormai entrato nel dibattito politico inglese e il susseguirsi di attentati è una delle cause principali del declino dell’attuale premier nelle preferenze degli elettori. Uno sconvolgimento della sicurezza pubblica che pare procedere di pari passo col recupero elettorale dei progressisti. Prescindendo dalle possibilità governative di gestire un fenomeno sempre più irruento e spesso privo di prevedibilità, infatti, è naturale che chi governa una nazione mentre questa è costretta a subire una serie di attentati, subisca politicamente un colpo. La bufera sulla May, però, riguarda soprattutto la decisione di abbassare il livello d’allerta.  Responsabilità che gli è stata immediatamente imputata. Un quadro paradossale se si tiene presente che Theresa May sembrava avere la strada spianata per la vittoria delle elezioni generali inglesi. I sondaggi degli ultimi giorni, però, parlano di un’inaspettata rimonta di Corbyn e del suo Labour Party. Quando manca ormai meno di una settimana al voto, i dati delle previsioni non sono più così incoraggianti per la premier brittanica: questo articolo del Guardian segnala come il distacco pare essersi ridotto a soli sei punti. Sempre secondo lo stesso pezzo, la popolarità della May, inoltre, sarebbe in calo. Questo sondaggio di YouGov, poi, rincara la dose:  i laburisti insistono nella loro azione di rimonta rispetto ai Tories, Jeremy Corbyn, insomma, sarebbe a soli 3 punti di distacco dalla May.  Quando la premier aveva annunciato la sua intenzione di sciogliere la Camera dei Comuni per far sì che il mandato popolare sulla Brexit arrivasse elettoralmente, era lo scorso 4 maggio e tutto, ma proprio tutto, lasciava pensare che niente potesse ostacolarla in una sicura vittoria. ” Avrei potuto restare in carica per un paio d’anni e non indire le elezioni. Ho avuto le palle per farlo”, ha risposto la May ad una domanda su questa presunta rimonta dei progressisti. I numeri di cui i sondaggi parlano, si veda bene, non sono neutri rispetto i futuri scenari politici della Gran Bretagna:  i conservatori di Theresa May, invece di guadagnare seggi, ne  perderebbero 20, passando da 330 a 310 deputati, così come spiegato da The Times online. I laburisti di Jeremy Corbyn, d’altro canto, potrebbero aumentare la loro squadra parlamentare di ben 30 seggi rispetto le passate elezioni, arrivando così a 257 deputati, contro i 229 attuali. Se questo quadro risultasse veritiero, per i conservatori sarebbe un vero e proprio disastro. Ai Tories, infatti, mancherebbero ben 16 seggi per raggiungere la maggioranza assoluta e per la May, quindi, sarebbe una catastrofe. Attenzione: non sarebbe la prima volta, tuttavia, che i sondaggi si rivelano essere del tutto sbagliati a seggi chiusi. Il caso Brexit, del resto, è noto a tutti. Theresa May qualche certezza l’ha messa in tasca ultimamente: nelle elezioni locali, l’attuale leader conservatore ha fatto registrare il miglior risultato degli ultimi dieci anni per il suo partito di riferimento. Cosa che è avvenuta quattro settimane fa, non nel paleolitico. I Tories sono riusciti in quell’occasione a trionfare ovunque: Inghilterra, Galles e persino nell’impenetrabile Scozia, ottenendo la rappresentanza maggioritaria in 11 comuni in più rispetto alle precedenti elezioni localiIl Labour party di Corbin, invece, perse rispetto alla precedente turnata locale,380 rappresentanti comunali e 9 municipalità. L‘Ukip, invece, è stato forse definitivamente spazzato via dalle preferenze degli elettori, segno che, una volta ottenuto lo scopo di fondazione del partito, cioè l’uscita dall’Ue, il movimento guidato per anni da Nigel Farage ha, oggi, poco senso d’esistere. Theresa May tira dritto, sicura che:” L’unico sondaggio che conta è quello che si terrà il giorno delle elezioni”. La leader britannica continua a dichiarare che solamente  i Tories avrebbero rispettato “la volontà degli inglesi di fare il lavoro e avere successo nel processo di Brexit”. Sottolineando con forza: “L’ho fatto per il Paese e per la necessità di avere un mandato forte in vista dei negoziati “. Tra pochi giorni avremo le risposte definite sul futuro politico della Gran Bretagna e su quello di Theresa May. Certo è che sulla strada del leader conservatore, oltre l’avversario politico interno, si è interposto il nemico geopolitico dell’occidente intero: il terrorismo.

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