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Lorenzo Guerini ha compiuto una breve, ma significativa, visita in Africa che ha ribadito la rilevanza che il continente assume oggigiorno per la politica estera del nostro Paese. Il ministro della Difesa, membro del Partito Democratico e figura chiave dei nuovi rapporti transatlantici tra Italia e Usa, ha visitato la strategica regione del Corno d’Africa e incontrato le autorità della Somalia e di Gibuti e i militari italiani impegnati nelle missioni nei due Paesi. Area “calda” del continente, recentemente divenuta incandescente per la guerra civile esplosa in Etiopia nella regione del Tigray, crocevia di interessi di grandi e medie potenze, chiave di volta dei commerci tra Canale di Suez e Oceano Indiano. Una regione colpita da instabilità e attività terroristiche (pirateria compresa) il Corno d’Africa si trova inoltre ai confini estremi di quel Mediterraneo allargato che nella dottrina geopolitica di Roma rappresenta la prima linea di tutela dell’interesse nazionale.

La visita di Guerini, dunque, ribadisce ai partner regionali che l’Italia c’è e intende vegliare sulla tutela dei suoi interessi, che vanno dalla riduzione del rischio terroristico alla garanzia sull’apertura ai commerci via mare e la fluidità dei traffici, con crescente attenzione. Dal perno del Corno d’Africa Guerini ha inoltre ribadito di vedere come un unicuum la somma di interessi e impegni italiani nel continente: “Nel Sahel, nel Corno d’Africa, nel Golfo di Guinea e in Libia si decide la nostra sicurezza e per questo è necessario far convergere gli sforzi attuali verso una visione sistemica”, ha affermato. “Le conseguenze della crisi di questa grande area e la forte ripresa della minaccia terroristica jihadista si riflettono nel Mediterraneo e in Europa”.

Il valore strategico di Somalia e Gibuti

Somalia e Gibuti acquisiscono, in tal senso, una valenza strategica particolare. L’ex colonia italiana, in primo luogo, dopo anni caratterizzati da una devastante instabilità interna vede un’attenta presenza militare del nostro Paese nel quadro del contingente dell’European Union Training Mission Somalia (Eutms) operante sotto la guida del generale di Brigata Fabiano Zinzone e passato in rassegna da Guerini. Abbattere la tensione nel turbolento Paese africano, ridurre l’esposizione di Mogadiscio all’attività di gruppi come Al Shabaab e operare per la pacificazione interna significa curare la prima linea dell’interesse italiano nella regione.

Gibuti, “caserma” d’Africa, è stato definito invece da Guerini una realtà “piccola ma cruciale per la sua posizione nevralgica nella regione”. Nel piccolo Stato un tempo possedimento francese Guerini ha incontrato il presidente della Repubblica Isamail Omar Guelleh e il ministro della Difesa Hassan Omar Mohamed Bourhan. Il valore geostrategico di Gibuti è da tempo chiaro nel calcolo delle principali potenze. Come ha ricordato Formiche, il Paese è  il “maggior crocevia militare internazionale africano e medio orientale; non è soltanto un utile snodo logistico, ben collocato geograficamente per il controllo del Corno d’Africa, della penisola araba e delle grandi rotte marittime tra il Mediterraneo e l’Oceano Indiano, ma anche un prezioso punto di osservazione per seguire le scelte delle maggiori potenze nella intera regione”.

Dal 2013, a Gibuti l’Italia può usufruire di una base operativa avanzata interforze utilizzata in sostegno alla missione Eunavfor Atalanata impegnata a combattere la pirateria somala e alla campagna di addestramento delle forze di polizia del Paese e della Somalia. Intitolata all’eroe della seconda guerra mondiale Amedeo Guilletla base di Gibuti ospita mediamente cento militari tra soldati dell’esercito, carabinieri e fanti di marina e vede la sua sicurezza affidata ai Fucilieri dell’aria del 16º Stormo dell’Aeronautica Militare.

La visita di Guerini non è dunque stata solo un’occasione per “mostrar bandiera”, ma una dimostrazione di interesse e maturità strategica da parte del Paese in una fase in cui, ai rispettivi antipodi, l’Africa ribolle ed è crocevia di interessi economici e geopolitici. Riaffermare la presenza nazionale in Paesi chiave per la sicurezza dell’Africa orientale significa comprendere che la prima linea della sicurezza nazionale si è da tempo spostata in avanti rispetto al canale di Sicilia e si proietta ai confini del sistema integrato del Mediterraneo allargato. Guerini, intervenendo a Mogadiscio di fronte alle truppe di Eutms, non ha avuto dubbi nel ribadire che lo strumento militare è fondamentale per la strategia italiana: “Dai pattugliamenti antipirateria nel Golfo di Guinea alla missione in Somalia, le Forze Armate italiane sono impegnate per migliorare le capacità di difesa e sicurezza locali in Niger e in Mali dove il primo nucleo di militari della Task Force Takuba è arrivato da pochi giorni e a breve verrà schierato uno squadrone di elicotteri per evacuazione medica”. Proiettare la propria potenza e mostrare attenzione per scenari tanto caldi è dunque funzionale alla valorizzazione dell’interesse nazionale in un tempo di acuta instabilità degli affari internazionali.