La visita di Re Carlo III del Regno Unito in Italia ha mandato un importante messaggio politico: la relazione tra Roma e Londra è sempre più solida e il partenariato bilaterale è una priorità per entrambi i Paesi. In tempi incerti, il Regno Unito post-Brexit e l’Italia che cerca di muoversi da Paese ponte tra Europa e mondo atlantico trovano diverse sinergie. E i punti d’incontro sono forse maggiori oggi di quanto siano mai stati nei decenni scorsi, quando la magnitudine dei rapporti di entrambi i Paesi con partner come Francia, Germania e, ovviamente Stati Uniti non era neanche lontanamente paragonabile a quella delle relazioni bilaterali.
La sponda di Carlo III al rapporto tra Roma e Londra
Non a caso nel suo intervento di fronte al Parlamento in seduta comune a Montecitorio il sovrano, quarto capo di Stato straniero a pronunciare un discorso alle Camere riunite dopo Papa Giovanni Paolo II e i Re di Spagna Juan Carlos e Filippo VI, ha mandato un messaggio chiaro, ribadendo la sinergia profonda tra Roma e Londra. Ha richiamato le radici romane della Gran Bretagna, tema peraltro caro in passato anche all’ex primo ministro Boris Johnson, e i grandi commerci tra Italia del Nord e Inghilterra nel Medioevo che favorirono la nascita del mercantilismo di Londra, ma anche il ruolo decisivo svolto dal Regno Unito nell’Unità d’Italia e il contributo britannico alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo nella Seconda guerra mondiale.

Insomma, tra richiami al conte Camillo Benso di Cavour e Giuseppe Garibaldi Carlo III ha dato impulso a un progetto politico chiaro e coltivato dal primo ministro laburista Keir Starmer in sinergia con il predecessore conservatore Rishi Sunak: fare della relazione con l’Italia un ponte per permettere al Regno Unito di tenere un piede in Europa e per rafforzare le prospettive atlantiche del Vecchio Continente, armonizzando le strategie a livello paneuropeo piuttosto che di singola Unione Europea.
Tale sinergia è particolarmente valida nel settore della Difesa ed esplicitata dal progetto Gcap per il caccia di sesta generazione che vede Roma e Londra agire in asse col Giappone. Il progetto è profondamente sostenuto dal Governo di Giorgia Meloni, che ha amplificato la tendenza del predecessore Mario Draghi a approfondire le relazioni con Londra, rendendo quello di centrodestra uscito dalle elezioni 2022 l’esecutivo probabilmente più in sintonia con la Gran Bretagna della storia repubblicana. Meloni, in asse con Sunak prima e Starmer poi, ha aperto anche a un crescente dialogo per mobilitare investimenti in campi come l’innovazione e la sostenibilità tra i due Paesi.
Commercio e diplomazia, Italia e Regno Unito a tutto campo
Nel 2023, ha sottolineato Serena Corti, Console generale per le relazioni industriali e commerciali dell’Italia a Londra parlando con London One Radio, lo stock di investimenti britannici in Italia era pari a quasi 22 miliardi di euro, quelli sul fronte opposto oltre 18,5, con casi come gli investimenti di Leonardo e Marcegaglia esaltati anche dallo stesso Starmer. In Italia i fondi britannici detengono importanti partecipazioni in attori strategici come Mediobanca e Unicredit.
Le ultime settimane hanno garantito un’accelerazione alla sinergia italo-britannica, soprattutto in politica estera. Oltre al Gcap, l’attuale esecutivo italiano ha condiviso con il predecessore e i governi britannici l’impegno a sostenere attivamente l’Ucraina, evitare fratture tra Europa e Stati Uniti, trovare una strategia europea per consolidare la componente vetercontinentale del sistema di Difesa atlantico. Particolarmente attento al rapporto con Carlo III è stato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la cui dottrina di politica estera notoriamente mira a soppesare la vocazione atlantica e quella europea dell’Italia senza rendere l’una escludente l’altra.

In tempi di dazi, nuove guerre commerciali e tensioni globali la sponda italo-britannica emerge come un’alternativa per Roma a un’Ue eccessivamente accentrata sull’asse franco-tedesco e come un’opportunità per Londra di consolidare la sua influenza in un blocco da cui spesso, in passato, soprattutto Parigi mirava a contenerne la presenza dopo la Brexit.
Il summit di Londra sull’Ucraina di inizio marzo ha dimostrato la volontà di Meloni di legittimare questa interlocuzione. Il viaggio di Carlo III ne ha rafforzato le prospettive in termini di soft power, a testimonianza di una fase critica in cui, per convenienza e convergenza, la relazione italo-britannica si trova ad essere, per la prima volta nella storia dei rapporti tra Roma e Londra, particolarmente speciale e necessaria per le parti in causa.

