Carisma, lungimiranza e sogni di grandezza per la Francia e l’Unione Europea, questi sono i tre elementi che hanno permesso a Emmanuel Macron di diventare rapidamente uno dei protagonisti del panorama politico del Vecchio Continente, un punto di riferimento per gli europeisti ed un rivale per gli euroscettici. Nonostante i grandi propositi, l’unico progetto di spessore che il presidente francese è riuscito a realizzare è stato il consolidamento dell’asse con la Germania, sfociato nel patto di Aquisgrana.

Recentemente Macron ha anche riesumato un vecchio spettro, quello dell’esercito europeo, incontrando un interesse parziale da parte tedesca, e ha palesato la crescente insofferenza dell’Eliseo verso la Nato in un’intervista nella quale l’ha definita in stato di “morte cerebrale”, denunciando l’unilateralismo statunitense e la scarsezza di unità fra i paesi membri dell’Ue.

Sullo sfondo di questi eventi, Macron ha iniziato un percorso di riavvicinamento con la Russia e intensificato i legami economici con la Cina, pur non aderendo alla nuova via della seta, ma sulla strada verso l’emancipazione pesano incognite, pressioni statunitensi, e forti limitatezze e contraddizioni.

La Russia secondo Macron

Macron non ha mai nascosto che la Russia è uno dei motivi per cui l’Ue dovrebbe procedere verso l’unione militare, smettendo di vivere sulla rendita di posizione garantita fino ad oggi dalla Nato che, essendo uno strumento di controllo attraverso il quale gli Stati Uniti perpetuano la posizione egemonica sul Vecchio Continente conquistata nel secondo dopoguerra, potrebbe rivelarsi inaffidabile nel momento della necessità se gli interessi di Washington e Bruxelles dovessero divergere.

La visione del mondo di Macron è frutto della combinazione di universalismo napoleonico e gollismo, due ideologie che, essendo solo parzialmente complementari, se mescolate nella stessa agenda estera non possono che dar luogo ad inevitabili contraddizioni. I rapporti con la Russia sono complicati perché la velleità napoleonica, di matrice illuminista, di esportare nel mondo gli ideali liberali della rivoluzione francese, ritenuti intrinsecamente superiori, si scontra con l’immagine gollista di una “Europa da Lisbona a Vladivostok” interessata a riassumere lo storico ruolo di interposizione fra Ovest ed Est.

Nella stessa intervista in cui si è parlato della morte cerebrale della Nato, il presidente francese ha spiegato che la Russia non ha altra opzione che il riavvicinamento all’Ue, perché le alternative sarebbero la ricerca impossibile dello status di superpotenza o il divenire satellite di un’orbita di potere a guida cinese.

Nelle parole di Macron si intravede quella contraddizione costante fra ricerca di partenariato e antagonismo: la Russia è al tempo stesso una minaccia, per via della sua natura autoritaria, ed un’opportunità, perciò l’Ue non dovrebbe lasciarsi imporre l’agenda estera da “parti terze” e seguire una politica di vicinato modellata secondo le proprie esigenze.

Il riavvicinamento (im)possibile

La contraddizione ideologica di fondo è esacerbata dallo scontro sotterraneo fra gli Stati Uniti di Donald Trump e l’Ue, all’interno del quale si contestualizzano le ricorrenti minacce lanciate dal presidente americano di lanciare una guerra commerciale od ostacolare l’accesso dei beni comunitari al mercato statunitense maggiorando i dazi attualmente in vigore.

Trump ha proseguito ed esteso il confronto con la Russia aperto dalla precedente amministrazione Obama, ottenendo l’effetto perverso, ma prevedibile, di convincerla a consolidare il partenariato multidimensionale con la Cina. L’Ue sta pagando un prezzo economico elevatissimo per l’adesione al regime sanzionatorio, Macron ha compreso che gli svantaggi superano i vantaggi e sta tentando di presentarsi come il pioniere del disgelo.

Nell’agosto di quest’anno, il presidente francese, durante un faccia a faccia con l’omologo russo, si era detto favorevole ad una graduale normalizzazione dei rapporti bilaterali, parafrasando la massima di Charles de Gaulle sull’Europa da Lisbona a Vladivostok. Solo due mesi prima la Francia aveva fatto pressioni sugli alleati nel Consiglio d’Europa affinché alla Russia fosse ridato il diritto di voto.

La volontà di raggiungere il disgelo è palpabile, ma i piani di Macron sono ostacolati dal timore di severe ripercussioni da parte statunitense. Quel timore è il principale freno ad ogni sogno di emancipazione, e ha portato la Francia a seguire pedissequamente i dettami di Washington su ogni fronte internazionale, anche andando contro il proprio interesse nazionale, come in Iran ad esempio.

L’unico modo di ridurre il potenziale distruttivo di una guerra fredda con gli Stati Uniti è rendere l’Ue autonoma in ogni settore strategico: economia, esercito, energia, alta tecnologia. In questo contesto si inquadrano gli sforzi di Macron di convincere il resto della comunità europea a sposare l’idea dell’unione militare e di elaborare una strategia per la supremazia tecnologica.

Il presidente francese, nonostante limiti e contraddizioni, ha compreso una verità importante: l’autonomia geopolitica dell’Ue passa inevitabilmente dall’unione militare; solo attraverso essa sarà possibile eliminare il potente astro esercitato dagli Stati Uniti sul continente e procedere ad un ripensamento complessivo del progetto europeo, incluse le relazioni con la Russia.

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