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Fermare i lavori del Nord Stream 2 e cancellare l’intero progetto a pochi chilometri dal traguardo: un tabù fino ai tempi recenti, ma l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca ha determinato un cambio delle regole del gioco tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea, destinato a durare anche nel caso di un ritorno al potere del Partito Democratico.

Quel gasdotto che sta per prendere forma nelle acque del mar Baltico, raddoppiando perfettamente il flusso di gas russo in entrata nell’Ue via Berlino, vale molto di più degli 8 miliardi e 500 milioni di euro fino ad oggi investiti dai partecipanti; in palio vi sono la supremazia russa nel mercato del gas europeo, il sogno degli Stati Uniti di diventare una superpotenza energetica e, soprattutto, la scrittura definitiva dell’identità dell’Ue: attore geopolitico autonomo o imperituro alleato minore di Washington.

Il futuro del Nord Stream 2 si deciderà a Washington

Il 20 dicembre 2019 il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, metteva la firma sul National Defense Authorization Act (NDAA) per l’anno fiscale 2020. La Sezione 7503(d) del documento, intitolata Protecting Europe’s Energy Security Act (PEESA), prevedendo l’introduzione di sanzioni contro le aziende coinvolte nella costruzione e nella posa dei tubi del gasdotto Nord Stream 2, aveva spinto la svizzera AllSeas a ritirarsi dal progetto a soli 120 chilometri dalla fine dei lavori, obbligando il Cremlino ad inviare sul posto la nave posatubi Akademik Cherskij.

L’accanimento di Trump contro il prolungamento del Nord Stream è dovuto ad una combinazione di pragmatismo politico ed economico, come si evince da una lettura anche superficiale del Peesa: “Il Nord Stream 2 è uno strumento che la Russia sta usando per supportare la sua aggressione continua contro l’Ucraina. La Russia cerca di impedirle di integrarsi ulteriormente con l’Europa e gli Stati Uniti. Il Nord Stream 2 renderebbe la Russia capace di aggirare l’Ucraina per il trasporto del gas in Europa, [cosa] che priverebbe l’Ucraina di sostanziali introiti [derivanti] dal transito e ne aumenterebbe la vulnerabilità ad aggressioni russe. Il Nord Stream 2 aiuterebbe anche a mantenere la significativa dipendenza dell’Europa dalle importazioni di gas naturale russo, che a sua volta crea delle vulnerabilità politiche ed economiche per i nostri alleati e partner europei”.

L’entrata in vigore del Ndaa 2020 ha raggiunto l’obiettivo prefissato, ovvero il rallentamento significativo dei lavori e l’imposizione di maggiori onerosità su Mosca, mentre i disordini in Bielorussia e l’esplosione del caso Navalny hanno fatto il resto, ossia hanno smosso la quinta colonna della Casa Bianca nell’Ue, l’area Visegrad-Baltici, ad esacerbare il clima dello scontro con il Cremlino e a proporre la caduta dell’ultimo tabù: l’annullamento del Nord Stream 2.

L’amministrazione Trump, che negli ultimi mesi non ha mai smesso realmente di lavorare al proposito della cancellazione del gasdotto, adesso è pronta a fare l’ultimo passo, forte del consenso crescente che l’idea sta riscuotendo all’interno dell’Ue: una legge che possa condurre alla morte definitiva del progetto. La legge, che porta le firme dei senatori Ted Cruz e Jeanne Shaheen, è stata inclusa nella bozza del Ndaa 2021 e ha ricevuto l’approvazione del Senato e sta venendo discussa con fervore nella Camera dei Rappresentanti; la decisione finale è prevista a novembre.

Se tutto andrà come pronosticato dall’influente duo Cruz-Shaheen la quasi totalità delle società coinvolte direttamente e indirettamente nel gasdotto potrà essere passibile di sanzioni, ad esempio le aziende che forniscono strumentazione ed oggettistica portuale e le società attive nel campo delle assicurazioni, ma anche semplici enti di consulenza e fornitori di certificati.

L’obiettivo è, come scritto, la morte del progetto e la legge prevede di realizzare un simile scenario rendendolo completamente anti-economico per chiunque sia interessato a partecipare: dai grandi costruttori, attaccati dallo scorso dicembre, alle piccole e medie imprese, che potrebbero essere colpite a partire dal prossimo novembre.

Neanche i gestori dei porti che saranno toccati dal gasdotto verranno esentati da rappresaglie; la società che gestisce il porto di Mukran, la Fährhafen Sassnitz GmbH, ha ricevuto una lettera firmata dal senatore Cruz il 5 agosto, venendo avvisata di ciò che si sta discutendo nel Congresso degli Stati Uniti.

Inoltre, per rendere il nuovo pacchetto digeribile dagli attori europei che si vedrebbero costretti a fuoriuscire dal gasdotto onde evitare delle sanzioni molto dure, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha anche annunciato l’introduzione di provvedimenti tesi ad ammortizzare le perdite sostenute.

I paragrafi del Ndaa 2021 dedicati alla politica energetica russa nell’Ue sono stati elaborati per un solo scopo: essere letali e inaggirabili. Per questo motivo le sanzioni non sono state pensate solamente per il Nord Stream 2 ma anche per il TurkStream, il gasdotto inaugurato a inizio 2020 che ha sostituito il South Stream. La ragione delle rappresaglie verso i due gasdotti è la stessa: dirottano il flusso del gas russo in entrata nel Vecchio Continente dall’Ucraina ad altri luoghi, privando il governo di Kiev di miliardi di introiti derivanti dai diritti di transito e rendendolo più vulnerabile alle pressioni di Mosca.

La Germania accerchiata

L’esplosione del caso Navalny si è rivelata un boomerang per Angela Merkel, la cui immagine di campionessa del mondo libero sta venendo erosa dalle critiche concernenti l’ipocrisia di continuare a separare l’interesse morale da quello commerciale. L’ascesa di Trump, che ha approfondito il neo-contenimento contro la Russia e inaugurato uno scontro egemonico con la Cina, ha sancito l’inizio di un’era basata sul ritorno al passato in cui Washington non ammette non-allineamenti ed equilibrismi tattici ma soltanto scelte di campo chiare, nette e decise.

La Germania, in questo contesto, pur avendo la necessità di ultimare ed attivare il Nord Stream 2 per ragioni di ritorno economico e sicurezza energetica, è obbligata a considerare e ponderare attentamente le richieste provenienti dagli Stati Uniti nella consapevolezza che un diniego comporterebbe delle ripercussioni, magari sotto forma di guerre commerciali ed altre pressioni capaci di minare l’egemonia germano-centrica nell’Ue.

L’apertura della Merkel ad una discussione a livello europeo circa l’annullamento del Nord Stream 2 – scenario che continua ad essere ritenuto altamente improbabile dalla maggior parte degli analisti russi – è da leggersi più come un tentativo di ostacolare l’agenda di Washington, ottenendo il supporto alla continuazione dei lavori dai propri alleati, che come una manifestazione di accondiscendenza. Infatti, l’obiettivo della cancelliera tedesca continua ad essere soltanto uno: la difesa degli interessi nazionali di Berlino che, in questo preciso momento storico, convergono con quelli del Cremlino in un campo soltanto, ossia quello degli approvvigionamenti di gas all’Ue.

La Merkel dovrà essere in grado di mostrare alla comunità dei 27 l’utilità effettiva del Nord Stream 2 che, raddoppiando il flusso di gas russo in entrata nel continente, sarà funzionale ad aggirare il dimezzamento dell’estrazione a livello europeo pronosticato nei prossimi vent’anni e a mitigare gli effetti della transizione all’energia rinnovabile che l’Ue prevede di conseguire entro metà secolo.

Non è (solo) una questione di gas

La Merkel ha deciso di seguire con totale acquiescenza ogni punto dell’agenda estera di Trump, dal Venezuela all’Iran fino a considerare, più recentemente, anche di prendere parte apertamente allo scontro egemonico contro la Cina, ma ciò non le ha permesso di evitare che, alla fine, la Casa Bianca spostasse la luce dei riflettori sul Nord Stream 2.

Il Ndaa 2020 ha dato il via ad una valanga la cui onda d’urto si è manifestata nei mesi successivi e rischia di travolgere l’intero progetto. Gli Stati Uniti hanno promesso supporto nell’aiutare i maggiori investitori europei ad ammortizzare il costo dell’eventuale ritorno economico mancato, mentre la Polonia ha proposto alla Germania di accedere al gasdotto baltico. Le contro-offerte sono state lanciate e, adesso, sulla Merkel pesa come un macigno la responsabilità di scegliere la direzione da intraprendere al bivio che si trova davanti.

Per capire le ragioni della guerra al Nord Stream 2 occorre recuperare il pensiero di Sir Halford Mackinder, uno dei padri fondatori della geopolitica. Mackinder delineò la propria visione nel 1904 in un libro intitolato “The Geographical Pivot of History”, pensato e sviluppato come una guida per aiutare la corona britannica a mantenere l’egemonia sull’Eurasia. Uno dei punti-chiave dell’opera, estremamente ricca e tremendamente attuale, verteva sulla necessità di impedire la formazione di un’alleanza russo-tedesca, perché il potenziale derivante dall’unione delle due potenze, che per natura sono perfettamente complementari e votate alla grandezza, avrebbe determinato la perdita del controllo sull’Eurasia.

Mackinder era certo che, se la corona avesse seguito i suoi consigli, l’Eurasia avrebbe continuato ad essere dominata dall’anarchia e che non sarebbe emersa nessuna grande potenza, od alleanza, transcontinentale capace di rivaleggiare con Londra. Le linee guida del geopolitico erano sostanzialmente le seguenti: creare degli stati-cuscinetto in Europa e in Asia con cui esercitare pressione lungo i confini delle principali potenze ostili, mantenere una presenza lungo il Rimland, ossia le coste dell’Asia, utilizzare la diplomazia per evitare un eccessivo avvicinamento fra Mosca e Berlino.

All’indomani della seconda guerra mondiale, il pensiero di Mackinder fu recuperato, aggiornato ed approfondito dagli Stati Uniti, emersi come nuova potenza egemone della civiltà occidentale e impegnati nella nascente guerra fredda con l’Unione Sovietica. La Germania fu quindi smembrata a livello territoriale, con la divisione in due, e di identità, con il programma di denazificazione, avviandosi verso l’assunzione della sua forma attuale: un’egemonia imperfetta, una potenza castrata.

Nel post-riunificazione, il cancelliere Gerhard Schröder tentò di porre fine alla maledizione dell’egemonia imperfetta e al complesso del “gigante economico, nano politico”, consolidando l’asse con la Francia e, soprattutto, guidando l’avvicinamento dell’Ue alla Russia. Fu proprio lui a promuovere l’idea di basare la sicurezza energetica europea sul gas russo, disponibile nella quantità desiderata, rapidamente consegnabile, economico, e a gettare le fondamenta del Nord Stream.

Il cancellierato della Merkel è stato molto differente da quello del predecessore, con un focus largamente incentrato sulle questioni economiche ed interne all’Ue e dalle ambizioni di emancipazione dalla sfera d’influenza americana notevolmente ridotte. Ciononostante, la strada verso uno scenario mackinderiano tracciata da Schröder, ha convinto gli Stati Uniti a cambiare linea politica nei confronti della Germania e a non concedere più alcun spazio di manovra.

Finché la Germania continuerà a vivere nel complesso dell’egemone a metà, gli Stati Uniti riusciranno ad imporle e farle accettare passivamente ogni diktat e rappresaglia, impedendole di guidare l’orizzonte dell’Europa verso l’Asia, dove alla paura mackinderiana di un’alleanza con la Russia si è aggiunto anche il timore brzezinskiano della Cina. Combattere contro la realizzazione del Nord Stream 2 equivale ad evitare che l’incubo di Mackinder possa tramutarsi in realtà.

Ad oltre un secolo di distanza, la teoria sul cuore della Terra continua ad essere valida ed il destino delle relazioni internazionali in mano alla Germania, perché: “Chi comanda l’Europa orientale controlla il cuore della Terra, chi controlla il cuore della Terra comanda l’isola-mondo, chi controlla l’isola-mondo comanda il mondo“.

Il Nord Stream 2 in breve

Nord Stream 2 è il nome con cui è stato ribattezzato il prolungamento del Nord Stream, il gasdotto composto da due linee subacquee della lunghezza di 1.220 chilometri che tagliano in due il mar Baltico, collegando San Pietroburgo a Greifswald, trasportando annualmente 55 miliardi di metri cubi di gas naturale.

Il potenziamento della tratta per mezzo di un gasdotto identico per struttura e capacità, e che quindi trasformerebbe i 55 miliardi di metri cubi di gas in 110, rappresenta un ostacolo di primo piano all’agenda energetica degli Stati Uniti per l’Ue, che vorrebbero più propensa ad acquistare i prodotti energetici americani e meno dipendente dal gas russo. In questo contesto si inquadrano le pressioni della Casa Bianca per l’annullamento del South Stream, il supporto al gasdotto baltico, ma anche la diplomazia del corteggiamento portata avanti con paesi extra-UE come Ucraina e Bielorussia.

La Russia, al contrario, vede nel Nord Stream 2 la possibilità di mantenere un ruolo egemonico nel mercato energetico europeo, mentre per la Germania è una questione in cui si mescolano sicurezza nazionale, dovuta ai rifornimenti regolari e costanti, e ragioni geopolitiche, ossia la centralità all’interno dei meccanismi di ridistribuzione di gas nel continente.

L’epopea del Nord Stream 2 è ormai prossima a compiere il decennio. Il primo studio di fattibilità, realizzato dagli azionisti di Nord Stream, è stato concluso con un riscontro positivo nell’ottobre 2012 ma a soli due anni di distanza avviene il primo blocco per via dell’entrata in vigore del regime sanzionatorio. I tavoli negoziali riprendono forma nel corso del 2015 quando, nel mese di giugno, Gazprom, Royal Dutch Shell ed altre tre compagnie raggiungono un accordo per la costruzione. Nel maggio 2018 è infine iniziata la costruzione del terminale tedesco ma una serie di rallentamenti nei lavori ne hanno, fino ad oggi, impedito la definitiva realizzazione.