La strategia di sviluppo economico promossa nel 2016 nel nuovo programma della Repubblica Popolare Cinese assegna all’energia nucleare un ruolo di primo piano. Unitamente alla grande rivoluzione delle rinnovabili, campo in cui attualmente Pechino risulta leader mondiale per produzione e generazione, l’energia atomica risulta un settore primario in cui la Cina, nei prossimi anni, investirà risorse e competenze al fine di migliorare l’efficienza del proprio sistema.

Attualmente, la capacità installata in Cina è pari a 37 GW (la terza al mondo), mentre i progetti di centrali in sviluppo potranno ampliare la generazione interna di energia nucleare di ulteriori 20,5 GW. Nel 2016, come segnalato dalla World Nuclear Association, la produzione complessiva di elettricità da energia nucleare in Cina é risultata pari a 216 terawattora (TWh), con un incremento del 25% sul 2015, e al 3% della generazione complessiva.

La Commissione per lo Sviluppo Nazionale e la Riforma, organo incaricato della progettazione a lungo termine delle strategie economiche strategiche di Pechino, ha individuato nell’energia nucleare un caposaldo per il futuro e indicato per il 2020 l’obiettivo di sfruttarla al fine di erodere la dipendenza dal carbone dell’economia nazionale, in combinato disposto con l’accelerazione sulle rinnovabili, portandola a incidere sul 6% della generazione elettrica complessiva. Per fare un paragone, la produzione di elettricità da energia nucleare é pari al 74% della generazione complessiva in Francia e al 20% negli Stati Uniti.

L’energia nucleare nutre il “Chinese Dream”

La strategia economica ed energetica della Cina di Xi Jinping si trova di fronte alla necessità di conciliare istanze rilevanti e, al tempo stesso, potenzialmente contraddittorie: il governo di Pechino, infatti, punta al tempo stesso a espandere la propria produzione di beni e servizi destinati al consumo interno, a ridurre le disuguaglianze di accessibilità ai servizi e all’approvvigionamento energetico tra le diverse aree del Paese, a rafforzare la produzione industriale di beni ad alto valore aggiunto destinati all’importazione e ad armonizzare tutti questi piani con il conseguimento di elevati standard di sostenibilità ambientale, per migliorare la qualità della vita nelle affollate, inquinate e problematiche megalopoli nazionali.

La generazione atomica, in questo senso, risulta funzionale alla volontà di conciliare la crescente fame energetica della Repubblica Popolare con le necessità di un approvvigionamento efficace e non più dipendente dalle fonti fossili: l’energia nucleare risulta, in particolare, la fonte primaria con cui vengono sviluppati i progetti energetici nelle regioni costiere ad alto tasso di crescita. Hong Kong, ad esempio, dipende per il 70% del suo fabbisogno dall’impianto di Daya Bay, e risulta la metropoli cinese che maggiormente ha ridotto la sua impronta ambientale.

Il Chinese Dream propagandato dal governo di Xi Jinping pone le sue basi sul miglioramento della qualità della vita di una popolazione uscita in larga misura dalla povertà nel corso del mandato di governo dei predecessori dell’attuale leader: per far fronte alle nuove necessità e istanze della crescente classe media, la combinazione tra crescita produttiva e sostenibilità risulterà decisiva.

Una tecnologia in frenetico sviluppo

La tecnologia nucleare cinese é stata importata negli scorsi decenni da Stati Uniti, Francia e Russia, Paesi decisamente all’avanguardia nel settore (come testimoniato dal recente dinamismo russo sul piano internazionale).

Nel corso degli ultimi anni, la Repubblica Popolare é riuscita ad evolvere un proprio sistema nazionale; tra le principali innovazioni si segnala un miglioramento della logistica degli impianti che consentirà, nei prossimi anni, lo sviluppo di centrali nucleari galleggianti. Come riportato da Sputnik Italia, “le centrali nucleari marittime, comprese quelle galleggianti e sottomarine, possono essere inviate verso qualsiasi area in cui sono richieste. In primo luogo, esse saranno utilizzati per fornire potenza alle perforazioni offshore di petrolio e gas”.

Anche nel campo della sicurezza, del rendimento e dell’efficacia degli impianti di produzione di energia nucleare la Cina ha fatto passi da gigante. Pechino ha ottenuto la licenza per sviluppare il reattore AP1000, brevettato inizialmente da Westinghouse, e come segnala il South China Morning Post, ha investito oltre 6 miliardi di dollari per applicarne la tecnologia avveniristica, fondata su un reattore ad acqua pressurizzata decisamente più sicuro di quelli di precedente generazione, in impianti come quello di Sanmen, nello Zhejiang, pronto al debutto operativo.

Nei grandi progetti di Pechino, dunque, l’energia nucleare occupa un ruolo centrale: sul lungo termine, i progressi cinesi in materia potrebbero contribuire a garantire un’efficace crescita a un settore che, complice il disastro di Fukushima del 2011, é negli ultimi tempi arretrato su scala planetaria ma che, con opportune protezioni e garanzie di sicurezza, potrebbe giocare un ruolo decisivo nella transizione energetica e al contrasto dei cambiamenti climatici su scala planetaria.

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