La verità sui rapporti tra Craxi e Mitterand

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Nel 1995 Francois Mitterrand, presidente della repubblica francese e leader dei socialisti d’Oltralpe, era pronto ad accogliere Bettino Craxi, segretario del PSI travolto dallo scandalo Tangentopoli. Lo prova un documento datato 7 giugno 1993, un’annotazione manoscritta di Mitterrand su un promemoria del suo portavoce Jean Musitelli, che InsideOver pubblica in anteprima, contenuto nel libro I Socialisti italiani e francesi (1971-1994) pubblicato da Aracne e curato dal professor Alessandro Giacone, docente dell’Università di Bologna.

La “Dottrina Mitterand”

Il legame tra i due leader e tra i loro rispettivi partiti era solido e di vecchia data, rafforzato nei primi anni ’80, in particolare nel biennio ’83-85 quando detenevano contemporaneamente, in entrambi i paesi, le cariche di presidente della Repubblica e di capo del governo. A quello stesso periodo, però, si legano due fatti destinati a pesare sui rapporti tra Italia e Francia e in particolare sulla considerazione di Mitterand rispetto il nostro Paese: l’abbattimento del DC9 dell’Itavia al largo di Ustica il 27 giugno 1980 e l’arrivo in Francia del primo centinaio di “fuggitivi” legati a vari movimenti terroristici, destinato a passare alla storia come “Dottrina Mitterrand”, con una coda polemica che arriva addirittura ai giorni nostri con ben dieci terroristi (Giorgio Pietrostefani, Roberta Cappelli, Marina Petrella, Sergio Tornaghi, Narciso Manenti, Luigi Bergamin, Raffaele Ventura, Enzo Calvitti, Giovanni Alimonti e Maurizio Di Marzio) di cui l’Eliseo si rifiuta di concedere l’estradizione (l’ultimo no risale al marzo del 2023).

Una narrazione distorta

Proprio la “Dottrina Mitterand” ha finito per pesare su una narrazione storica sbagliata dei rapporti con l’Italia del leader socialista transalpino, sbaglio che si è riverberato anche nel racconto del rapporto con Craxi. Rapporto che in realtà si consolida quando Craxi, che ha lasciato la presidenza del Consiglio nel 1987, nel 1989 viene nominato Rappresentante personale del segretario generale dell’Onu per la questione dell’indebitamento, incontrando più volte Mitterand, rieletto Presidente nel 1988. Quando il leader del PSI viene travolto dallo scandalo di Tangentopoli e fatto oggetto di un brutale lancio di monetine all’uscita dell’hotel Raphael di Roma, il 30 aprile 1993, si capisce che il suo astro politico è definitivamente tramontato.

La richiesta di aiuto

Ed è proprio da questo momento in poi che Craxi teme per la propria incolumità personale. Il 7 maggio seguente, Jean Musitelli, portavoce di Mitterand all’Eliseo, invia una lettera a Mitterrand in cui comunica di aver incontrato Giuseppe Scanni, membro della Direzione Nazionale del PSI, stretto collaboratore e amico personale di Craxi.  Quest’ultimo gli ha riferito che  “si sente fisicamente minacciato” e “teme un attentato contro la sua persona”. Per questi motivi, l’ex segretario socialista “prende in conto molto seriamente la possibilità di venirsi a rifugiare in Francia”.

Ma paradossalmente proprio in questo periodo si rafforza una credenza molto diffusa in Italia secondo la quale Mitterand, il ‘protettore’ dei terroristi, avrebbe rifiutato ospitalità a Craxi. Un falso storico che il documento che InsideOver pubblica in anteprima dimostra inequivocabilmente: l’annotazione manoscritta di Mitterrand su un promemoria del suo portavoce Jean Musitelli del 7 maggio 1993 recita “La France lui est ouverte. S’il vient, je le recevrai”  cioè “ Le porte della Francia gli sono aperte. Se verrà, lo riceverò”. Cosa che in effetti avverrà all’Eliseo il 28 maggio 1993.

Amici fino alla fine

È Craxi, anche per motivi logistici (in Tunisia non c’era l’estradizione), a scegliere di rifugiarsi nella sua casa di Hammamet, dove morirà il 19 gennaio 2000 dopo che, gravemente malato, gli è stata preclusa la possibilità di venirsi a curare in Italia. I rapporti con Mitterrand restarono tuttavia molto cordiali fino alla fine della presidenza, come dimostra la lettera del dicembre 1994: “Dopo di lei, per quanto mi riesce di capire, non vedo che un palese vuoto nello scenario politico della Francia. Lei ha dato alla Francia ed ha offerto al mondo l’immagine della specie più rara dell’autorità: l’autorità dell’intelligenza. È con gratitudine che io mi ricordo dei nostri rapporti e della nostra collaborazione che è stata fraterna fin dal suo inizio. […] Con un sentimento profondo di ammirazione e di amicizia, suo B. Craxi”.