La notizia evidenzia quanto, ancora oggi, la figura carismatica dell’ex Presidente Usa Donald Trump faccia presa sul Grand Old Party: i repubblicani della Camera, infatti, hanno estromesso la deputata Liz Cheney, critica e avversaria di The Donald, dalla sua posizione di leadership, voto che simboleggia la vendetta di Trump contro la deputata del Wyoming che ha votato a favore del procedimento del secondo impeachment ai danni dell’ex Presidente a seguito dell’assalto di Capitol Hill dello scorso 6 gennaio. Primogenita di Dick Cheney, vicepresidente sotto George W. Bush e famoso per aver appoggiato calorosamente l’intervento in Iraq contro Saddam Hussein, affermando che il dittatore iracheno fosse in possesso di armi di distruzione di massa, oramai ex terza carica nel partito, è stata rimossa dal suo incarico dopo aver espresso critiche molto dure nei confronti del magnate, accusandolo di essere un “bugiardo”.

L’anima neocon e interventista del Gop

Esaltata dalla stampa progressista per essersi schierata contro il tycoon, in realtà, come suo padre, rappresenta l’anima più schiettamente neoconservatirce e interventista/militarista del partito repubblicano, quella che si oppone a un certo “isolazionismo” che anima ideologicamente e per cultura politica, da sempre, almeno una parte del Gop. Un falco della politica estera americana. “Continuerò a combattere le pericolosissime bugie dell’ex presidente Donald Trump” ha affermato dopo aver appreso la notizia del provvedimento. “Penso che questo voto sia un’indicazione di dove ora si trovi il partito repubblicano: dobbiamo riportarlo indietro, farlo tornare a essere un partito che può lottare per principi conservatori, che può lottare per la sostanza. Non possiamo essere trascinati dalle bugie molto pericolose di un ex Presidente “, ha detto la repubblicana del Wyoming.

Come riporta l’Huffpost, la ormai ex numero tre del partito alla Camera, ha paragonato l’assalto di Capitol Hill a ciò che accade nei regimi autoritari: “Quelli che rifiutano di accettare la sentenza dei nostri tribunali sono in guerra con la Costituzione. Il nostro dovere è chiaro, chiunque abbia prestato giuramento deve agire per prevenire il disfacimento della nostra democrazia. Non si tratta di politica o di partigianeria ma del nostro dovere di americani”.

100 repubblicani pronti alla scissione?

Durissimo l’affondo The Donald dal suo nuovo sito: “Liz Cheney è un essere umano orribile. L’ho guardata ieri e mi sono reso conto di quanto sia cattiva per il Partito repubblicano. Non ha personalità o niente di buono che abbia a che fare con la politica o con il nostro Paese”. È una guerrafondaia, afferma Trump, “la cui famiglia ci ha stupidamente spinti nell’infinito disastro del Medio Oriente, prosciugando le nostre ricchezze e impoverendo il nostro Grande esercito, la peggiore decisione nella storia del nostro Paese. Non vedo l’ora di vederla presto come collaboratore a pagamento su CNN o MSDNC!”. Dopo il voto, il deputato Jim Jordan dell’Ohio, convinto supporter dell’Ex Presidente, ha plaudito alla decisione del Gop. 

Nonostante la fortissima presa di Donald Trump sul partito, c’è anche chi minaccia la scissione. Come riporta il New York Times, circa un centinaio di repubblicani anti-Trump ora minacciano di uscire dal partito per dar vita a qualcosa di nuovo e alternativo. Accadrebbe l’esatto contrario, cioè, di quello che si era paventato alcune settimane fa, quando si ipotizzava che fosse The Donald a lanciare un suo movimento sovranista e patriottico. Invece, potrebbe succedere che siano gli avversari dell’ex Presidente ad andarsene, vista la sua grande influenza sul partito e sulla base del Gop. “Quando nella nostra repubblica democratica sorgono forze di cospirazione, divisione e dispotismo, è dovere patriottico dei cittadini agire collettivamente in difesa della libertà e della giustizia” riporta il manifesto dei repubblicani anti-Trump.

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