Niente Europa per Albania e Macedonia del Nord. È questo il verdetto del vertice sull’allargamento dell’Unione europea nei Balcani, che ha visto il pesante veto di Emmanuel Macron nei confronti di Tirana e Skopje. Un veto importante, che è riuscito a dimostrare molto sia del presidente francese che dell’Unione europea che ancora una volta si dimostra debole, formalmente unita ma sostanzialmente divisa e senza capacità di imporre una sua linea anche a costo di superare le evidenti strategie dei singoli Stati membri.

Perché per l’Europa, lo smacco è importantissimo. Mai come questa volta si era trovata un’unita di intenti, con tutti i governi e la Commissione (uscente) compatte nel volere l’allargamento dell’Unione europea verso Est. Una mossa importante, che avrebbe dimostrato ancora una pur debole capacità di Bruxelles di investire sul suo futuro, di provare ad attrarre altri governi dopo che la Brexit dovrebbe – a patto che si completi – ridurre il numero dei membri a 27. E invece l’Europa si ferma. Albania e Macedonia del Nord dovranno aspettare almeno maggio 2020 per provare di nuovo a entrare nella grande famiglia dell’Europa unita. E mentre Tirana e Skopje si leccano le ferite, la strategia di Parigi si dipana in maniera perfetta, con un colpo che a molti può sembrare di poco conto, ma che in realtà non solo spacca l’Ue e impone una revisione dei piani a tutto in continente, ma fa capire che Macron, colui che dovrebbe essere il paladino dell’Europa, in realtà segue una strategia precisa, capace anche di colpire duramente i sogni di Bruxelles.

La pugnalata l’Europa se l’aspettava, anche se i leader europei hanno fatto di tutto per evitarla. Macron è da tempo che affermava di non volere questo allargamento che, a suo dire, non ha senso. E non ha senso perché questo allargamento europeo non è quello che vuole l’Eliseo. “Non è l’Europa che voglio. L’Europa non funziona a 27. Come spiegare che funzionerebbe meglio a 28, 29 o 32?” si è domandato il presidente francese durante una conferenza stampa a margine del vertice dell’Unione europea. E in questa frase si racchiude tutta la visione strategica della Francia, ben più profonda di quello che pensano gli europeisti e i sostenitori del capo dello Stato francese.

Perché questo smacco di Macron all’Ue vuole dire tanto. E ha significati molto più profondi di quanto si possa credere. Innanzitutto, con questa mossa la Francia (e Macron in particolare) ha fatto capire che è in grado di imporre la sua linea a tutta l’Europa anche a costo di rimanere isolata. Macron non ha mai avuto dubbi su quali fossero gli interessi francesi per quanto riguarda Albania e Macedonia del Nord e non ha fatto niente per nasconderlo. Sono mesi che afferma la necessità di un ripensamento della politica di espansione dell’Unione. E imponendo al suo veto ha manifestato a tutti non solo la sua contrarietà, ma anche l’idea che Parigi abbia la forza per assumere la leadership di un’Europa ormai sempre più chiaramente in balia degli accordi dell’asse franco-tedesco e in cui Parigi vuole essere sempre più rilevante, evitando di spartire troppo la torta con Angela Merkel e i suoi sodali.

La linea tedesca sui Balcani deve passare sotto il controllo e l’ok delle rive della Senna. E l’agenda francese ora non deve entrare in conflitto con quella delle altre superpotenze mondiali, a partire dalla Russia di Vladimir Putin con cui il capo dell’Eliseo ha voluto rafforzare i legami bilaterali. Il presidente francese ha aperto a Mosca per avere Putin al suo fianco nei dossier più bollenti del momento: l’Europa, appunto, ma anche l’Iran e la Siria e i rapporti con gli Stati Uniti. E visto che il Cremlino non è affatto d’accordo con l’espansione a Est dell’Ue e della Nato, da Parigi è arrivato l’ordine di bloccare mosse che potessero destabilizzare i rapporti franco-russi.

Ma quella di Macron non è solo strategia internazionale ed europea, è anche mera politica interna. Perché quella di Macron appare come una vera e propria vendetta nei confronti di un’Europa che ha bocciato l’agenda macroniana. Il presidente francese ha dato l’ok a Ursula von der Leyen sperando in un’Eurocamera affine ai suoi interessi. E invece, il Parlamento europeo ha bocciato la sua Sylvie Goulard come commissaria all’Industria e ha dato diversi colpi al piano francese per l’Unione europea. Più volte in queste settimane da Bruxelles e Strasburgo sono arrivate indicazioni di ostacoli ai desideri di Macron. E ora arriva la vendetta. Dal vertice, Macron ha voluto ribadire che quello della Goulard è stato “un regolamento di conti tra partiti”, segno che da Parigi non hanno affatto digerito la decisione di cancellare con un voto quel commissario prescelto da En Marche. E nel regolamento di conti, ora è il turno francese che ha assestato un colpo che se non è del ko, sicuramente ha voluto dare un segnale d’avvertimento: attenzione a sfidare l’Eliseo.

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