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Nuove scintille tra Cina e Svezia. Pochi giorni fa l’ambasciatrice svedese è stata richiamata in patria per aver tenuto “comportamenti scorretti”. Più nello specifico, Anna Lindstedt è accusata di aver tentato di organizzare colloqui segreti tra alcuni imprenditori cinesi e la figlia di uno dei librai di Hong Kong rapito da Pechino nel 2015. Non è la prima frizione tra i due Stati che recentemente hanno visto inasprirsi il loro rapporto diplomatico.

Stoccolma richiama l’ambasciatrice svedese in Cina

L’affare Lindstedt è la classica goccia che rischia di far traboccare il vaso. L’ambasciatrice avrebbe gestito nel peggiore dei modi il caso Gui Minhai, saggista ed editore svedese – ma di origini cinesi – arrestato quattro anni fa dal governo di Pechino per aver ucciso una persona in un incidente d’auto. In ogni caso, l’incontro tra Angela Gui, figlia di Minhai, e alcuni ignoti personaggi cinesi sarebbe avvenuto lo scorso mese a Stoccolma. A darne la notizia, su Medium, è stata la stessa Angela. La donna ha poi aggiunto che gli interlocutori del padre le avrebbero chiesto di andare con loro in Cina. Inoltre se avesse smesso di battersi per la liberazione del padre, il genitore sarebbe stato rilasciato dopo pochi anni di carcere. Chiaro l’obiettivo dei cinesi: silenziare un caso potenzialmente dannoso per Pechino in relazione alla violazione dei diritti umani. Il faccia a faccia è avvenuto in presenza della Lindstedt e senza che il ministro degli Esteri svedese ne fosse a conoscenza. L’ambasciatrice è stata sospesa ed è indagata dal proprio governo.

Una vicenda poco chiara

La Lindstedt avrebbe favorito l’incontro tra le parti per un motivo ben preciso. Qualora l’ambasciatrice si fosse opposta, ci sarebbero state ritorsioni della Cina nei confronti della Svezia. In sostanza, una vera e propria minaccia. Il caso è ancora aperto, e le accuse mosse nei confronti di Pechino risultano piuttosto pesanti. Il governo cinese nega ogni coinvolgimento, ma la vendetta del Dragone non è certo una novità. La Cina ha già dimostrato di farla pagare cara a tutti quei paesi che in qualche modo le hanno messo i bastoni tra le ruote. E in effetti se scorriamo nel recente passato si notano alcune frizioni tra Pechino e Stoccolma.

La furia di Pechino: il precedente

Lo scorso settembre una famiglia cinese in vacanza a Stoccolma ha accusato la polizia svedese di aggressione e tentato omicidio. La ricostruzione della vicenda presenta diverse lacune. In breve, la famiglia Zeng aveva prenotato un ostello a Stoccolma. Secondo i media svedesi, i turisti sarebbero però arrivati in anticipo di ben 15 ore rispetto all’orario della loro prenotazione. La famiglia avrebbe voluto restare nell’atrio dell’albergo ma sarebbe stata allontanata dalla polizia, chiamata nel frattempo dallo stesso hotel. All’arrivo degli agenti, gli Zeng avrebbero dato in escandescenze, mentre secondo la ricostruzione cinese sarebbero stati arrestati, picchiati in malo modo e abbandonati in un cimitero. La polizia svedese nega, mentre l’ambasciata cinese ha intimato la Svezia di fare luce sull’accaduto. La risposta di Stoccolma è stata lapidaria: la polizia non ha commesso alcun crimine. La Cina si è dunque infuriata e avrebbe reagito in modo così spropositato per una ripicca nei confronti del governo svedese. Stoccolma aveva infatti protestato per un suo cittadino detenuto in Cina (proprio Gui Minhai) e recentemente ospitato il Dalai Lama.

Boicottare i marchi svedesi

Sempre in relazione al caso dei turisti maltrattati, la Cina ha accusato la Svezia di “violazione dei diritti umani”. Il caso ha poi avuto un ulteriore sviluppo quando un programma satirico svedese ha gettato benzina sul fuoco. Durante una trasmissione satirica i cinesi sono stati definiti mangiatori di cani e soliti a defecare in pubblico. Parole che non sono per niente piaciute a Pechino, che ha lanciato una nuova accusa alla Svezia. Il programma avrebbe utilizzato un “linguaggio volgare”, ma anche “discriminatorio, ricco di pregiudizi e provocazioni”. Il popolo cinese ha reagito con rabbia, come dimostrato dai tanti messaggi di protesta sui social cinesi. Il messaggio più diffuso era infatti quello di boicottare la Svezia, evitando viaggi a Stoccolma e non comprando prodotti Ikea, H&M e Volvo. Tutti noti marchi svedesi.

Le armi del Dragone per vendicarsi nei confronti dei paesi ribelli

L’arma cinese più pericolosa per danneggiare l’economia dei paesi sui quali scatenare la propria vendetta è il turismo. Nel caso della Svezia, Pechino ha emesso un avvertimento di viaggio per i turisti cinesi che intendessero recarsi nello Stato scandinavo. Questo è stato addirittura rinnovato ed esteso fino al 22 marzo per via della “situazione sicurezza” presente in Svezia. La Cina resta pur sempre il principale partner commerciale del governo di Stoccolma in Asia. Nel 2017 le importazioni dalla Svezia alla Cina hanno toccato quota 7,8 miliardi di dollari. Le esportazioni si sono fermate a 6,3. Cifre di tutto rispetto, che in caso di deterioramento dei rapporti diplomatici rischiano di danneggiare l’economia svedese. E la Cina, vantando il nuovo status di potenza globale, può oggi decidere di vendicarsi come e quando vuole. Almeno nei confronti di Paesi come la Svezia. Ma altri governi, come quello degli Stati Uniti, iniziano a tremare.