La geopolitica della corsa allo spazio
LEGGI IL MAGAZINE IN INGLESE

Per la destra gollista potrebbe essere il momento di tendere la mano a Emmanuel Macron e alla sua Ensemble! percossa e attonita. Del resto, europeisti lo sono, proprio come il presidente, che negli ultimi anni ha pescato proprio dal bacino gollista nomi come Edouard Philippe, Bruno Le Maire e Gérald Darmanin. Oppure, potrebbero volare gli stracci e il gruppo di coloro i quali non sono mai stati nelle grazie di Macron, tantomeno cooptati, potrebbe gustarsi la vendetta e la disfatta.

L’incontro Jacob-Macron

“A Macron ho detto che noi Republicains non siamo in una logica di coalizione”: così si è espresso il presidente del partito gollista, Christian Jacob, sul colloquio che ha avuto questa mattina all’Eliseo con il presidente francese, nell’ambito degli incontri con i leader dei partiti voluti dallo stesso Macron, nel tentativo di dare una maggioranza parlamentare al Paese. Jacob, si legge su Le Figaro, avrebbe inoltre chiesto a Macron “maggiore rispetto per i parlamentari” avvertendolo che i Republicains non avranno un approccio di “blocco” all’Assemblea Nazionale, ma non tradiranno i loro elettori. Jacob avverte, inoltre, il presidente su eventuali tentativi di scouting: se accadrà, la cosa sarà interpretata come una ulteriore provocazione che genererebbe un irrigidimento del gruppo all’Assemblea Nazionale. Il colloquio, ha infine spiegato Jacob, “è stato cordiale ma diretto” ma “mantengo delle riserve” su “cosa potrà cavare” da questo incontro il capo dell’Eliseo.

Sembrerebbe questa la scelta definitiva, ribadita ai microfoni di Radio France Inter: “Abbiamo una linea molto chiara. Siamo all’opposizione. Abbiamo fatto campagna elettorale su questo perché Macron in cinque anni non è riuscito a portare a casa nessuna riforma. Non possiamo dire il contrario ora, sarebbe senza senso”. I loro 61 seggi farebbero gola e comodo ad Ensemble! per avvicinarsi alla maggioranza assoluta utile a governare: una strategia per alzare la posta? Forse. “Che Macron metta delle proposte sul tavolo”, ha tuonato Jacob, poco prima delle consultazioni con il presidente all’Eliseo. Ha poi ricordato la posizione di LR: “Siamo nell’opposizione e “ci restiamo”. “Non abbiamo intenzione di diventare la stampella o la ruota di scorta” della maggioranza. “La risposta – ha puntualizzato – non sarà negli intrallazzi o negli inciuci”. Una condotta da duro e puro già smussata all’incontro tra Macron e i capigruppo, al quale Jacob è stato il primo ad accettare l’invito. Del resto, il 2027 non è poi così lontano e, visto che ormai tutto può davvero accadere, il partito potrebbe provare a segnare i prossimi cinque anni per far emergere una personalità che sappia come portarlo alle prossime elezioni presidenziali, invece che rischiare di estinguersi.

I duri e puri e le linee divergenti

Il no al compromesso sembra essere una posizione condivisa da quasi tutti i dirigenti riuniti lunedì in consulenza strategica. LR non intende fare concessioni sul proprio ruolo nei prossimi cinque anni: tutti i deputati di LR eletti domenica sera sono stati scelti su una linea impermeabile al macronismo, in particolare Éric Ciotti nelle Alpi Marittime. “Non siamo fatti per essere la ruota di scorta di un potere che ha fallito, che ha frammentato il nostro Paese, che lo ha indebolito”, ha detto. Una posizione condivisa ma più sfumata quella di Xavier Bertrand, presidente di Hauts-de-France: “Non siamo qui per bloccare ma non siamo in vendita. Ma una cosa è certa all’Assemblea nazionale: niente con Mélenchon e niente sarà fatto con Marine Le Pen”.

A spiegare il peso dei Repubblicani sulla bilancia politica del Paese ci pensa Antoine Vermorel, nuovo deputato di LR della Loira: “Abbiamo più influenza nel 2022 che nel 2017 perché questa volta siamo altrettanto scrittori di testi poiché siamo scrittori di mozioni di censura”. Consapevoli del loro nuovo peso politico, i funzionari eletti tuttavia differiscono su come usarlo. Ne sono un esempio le due linee divergenti di Christelle Morançais, Presidente della Regione Pays de la Loire, e Bruno Retailleau, che prima di lei ha ricoperto questo incarico e che ora è il presidente del gruppo LR al Senato. Già prima del risultato noto, il senatore della Vandea aveva dichiarato sul Journal du Dimanche di non voler essere la voiture-balai del macronismo: si tratterrebbe infatti di un doppio tradimento degli elettori. Perché su sicurezza, immigrazione, spesa pubblica o scuola, le idee dei repubblicani non sono quelle di Macron. Per il senatore, gli elettori hanno dato loro un mandato chiaro, ovvero sedere all’opposizione senza compromettersi. L’unica apertura potrebbe essere fatta, a suo dire, sui testi: se incontreranno il favore del partito verranno votati. Nè più né meno.

Dal canto suo, Christelle Morançais si assesta su un’altra linea, quella di un contratto di governo, idea difesa anche domenica sera da Jean-François Copé, sindaco di Meaux ed ex presidente dell’UMP. Morançais tira fuori temi come coraggio, ragione, responsabilità, difendendo la scelta più difficile-la collaborazione-preferibile a quella dello scontro frontale. L’idea di base sarebbe quella di costruire un contratto di governo con Macron, negoziato dalla A alla Z, e che deve riguardare priorità essenziali: scuola, economia, conti pubblici, pensioni, sicurezza, industria ed “ecologia della crescita”.

Le dimissioni di Jacob

Jacob, che aveva già annunciato l’intenzione di lasciare l’incarico dopo le elezioni legislative, si dimetterà tra pochi giorni dalla testa del partito. Su France Inter, aveva confermato che questo addio sarebbe avvenuto a inizio luglio. Le elezioni per sostituirlo dovrebbero svolgersi alla fine di ottobre-inizio novembre. Il termine potrebbe arrivare anche a fine novembre, per questioni tecniche come la presentazione delle domande e la campagna elettorali. Lo statuto del partito prevede che “in caso di vacanza della presidenza” il capo di LR è sostituito dal vicepresidente, carica attualmente occupata da Annie Genevard. Chi gli succederà? Si fa strada l’ipotesi del delfino Laurent Wauquiez, avendo all’attivo esperienza nella gestione di grandi comunità, esperienza ministeriale, oltre ad aver già guidato il partito dal 2017 al 2019. Ma a spingere ci sono anche i “giovanissimi” come il trentaseienne Aurélien Pradié, che non ci sta a fare il soprammobile nel partito.

Il cambio della guardia resta sempre un momento delicato nella transizione di un partito, durante il quale si rischia di bruciare risorse e far saltare le istanze di rinnovamento. Questo aspetto, indubbiamente, influirà nella trattativa eventuale con Macron. Quanto vale, infatti, la linea politica di un leader dimissionario di fronte a un parlamento in subbuglio?

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.