Nel 2010 il Movimento 5 Stelle era la new entry del sistema politico italiano. Da movimento cittadino di protesta a partito di rottura, in quel periodo la creatura di Beppe Grillo aveva deciso di gareggiare per le sue prime elezioni amministrative della storia. La peculiarità di quello strano partito, che attirava elettori di ogni tipo, era la narrazione usata per distinguersi dagli altri schieramenti.

Era (ed è tutt’ora) la retorica della “gente comune”. Di chi sfida il potere partendo dal basso, di chi punta sull’onestà, di chi si affida alla magia del web per scovare i complotti e di chi sogna una democrazia elettronica capace di salvare l’Italia. Molti furono attratti dai messaggi – all’epoca rivoluzionari – di un partito che non voleva essere definito tale e che non aveva alcun vertice. L’unica figura riconoscibile? Beppe Grillo, prima che il comico facesse un passo di lato.

Evidentemente tra rivoluzionari ci si intende, visto che dieci anni fa, quel partito tanto immacolato, lontano dalle logiche di potere e desideroso di “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno”, avrebbe accettato un lauto finanziamento proveniente dal Venezuela. Già, il Venezuela: uno dei Paesi potenzialmente più ricchi del pianeta ma oggi destinato, per incapacità manifesta della propria classe dirigente, più che per le sanzioni americane, a non poter assicurare pranzo e cena a una popolazione ormai allo stremo.

La valigetta misteriosa

I soldi, 3,5 milioni di euro, avrebbero viaggiato all’interno di una valigetta, proprio come nei migliori film di azione. L’ok al finanziamento sarebbe arrivato da Nicolas Maduro, attuale presidente venezuelano che, nel 2010, presiedeva il ministero degli Esteri. All’epoca, a guidare il Venezuela, c’era infatti ancora il “Comandante eterno della Rivoluzione Bolivariana” Hugo Chavez.

Secondo il documento dei servizi segreti venezuelani pubblicato dal quotidiano spagnolo Abc, datato 5 luglio 2010, Caracas avrebbe inviato i denari “in modo sicuro” affidandosi a una valigia diplomatica dell’intelligence militare guidata da tale Hugo Carvajal. Lo stesso Carvajal attualmente indagato dalla giustizia statunitense per crimini legati alla vendita di armi alle Farc colombiane e al narcotraffico.

Ma per quale motivo il Venezuela avrebbe dovuto finanziare un partito come il Movimento 5 Stelle? La risposta è scritta nello stesso documento: dare ossigeno a un “movimento di sinistra rivoluzionaria e anaticapitalista nella Repubblica italiana”. Peccato che l’M5s, di lì a pochi anni, avrebbe tradito le speranze dei presunti “amici” venezuelani, alleandosi con partiti diametralmente opposti (Lega e Pd) pur di restare incollati alla poltrona.

Il Consolato e l’intermediario

Tornando al racconto principale, i quasi 9mila chilometri che separano Venezuela e Italia non hanno rappresentato un problema per il governo venezuelano. La valigetta sarebbe arrivata a destinazione in un battito di ciglia. Il destinatario finale dei contanti di Caracas? Sempre secondo Abc, niente meno che Gianroberto Casaleggio, l’altro fondatore del MoVimento assieme a Grillo.

L’intermediario? Gian Carlo di Martino, console della sede diplomatica del Venezuela a Milano. I soldi sarebbero stati prelevati “dai fondi riservati amministrati dall’allora ministro degli Interni venezuelano Tareckel Aissami”, attualmente ministro del Petrolio e, sostiene il Dipartimento del tesoro americano, invischiato, anche lui come Carvajal, in un brutto giro di droga. Una volta superata la frontiera italiana il malloppo sarebbe finito all’interno del Consolato venezuelano lombardo, fino a quando un funzionario non avrebbe trovato la valigetta.

È a quel punto che l’incredulo addetto avrebbe avvisato Carvajal. Quest’ultimo avrebbe chiesto informazioni al proprio governo. Dietro la valigia diplomatica c’è tuttavia una storia ben precisa, ha ricostruito ABC.es sulla base del documento cui ha avuto accesso. In altre parole, nel consolato di Milano si era verificato un incidente interno: “Un funzionario dell’ufficio dell’addetto militare aveva trovato la valigetta e lo aveva comunicato a Hugo Carvajal, che aveva indagato sulle origini e il motivo dell’invio, dando a posteriori l’ok. Visto che era stato autorizzato da Maduro e El Aissami”. Questo emerge dal documento, che conclude: “Girate istruzioni verbali al nostro funzionario in Italia perché non continui ad informare sulla vicenda, che potrebbe diventare un problema diplomatico” (tra Italia e Venezuela).”

Il ruolo di Maduro

L’articolo pubblicato da Abc, intitolato “Il chavismo finanziò il Movimento 5 Stelle che oggi governa in Italia”, usa termini ancora più espliciti: “Nicolas Maduro diede nel 2010 la sua autorizzazione all’invio di una valigia che conteneva 3,5 milioni di Euro al Consolato venezuelano a Milano per finanziare in nero il M5S. Questo quanto emerge in documenti secretati della Direzione Generale dell’Intelligence Militare di Caracas cui ha avuto accesso ABC.es“.

“Il governo venezuelano – si legge ancora – ha scelto di non rispondere al questionario fatto pervenire da ABC e destinato a Maduro e El Aissami. Possibilità di replica è stata offerta anche all’attuale leader del Movimento 5 Stelle Vito Crimi, al precedente leader politico Luigi di Maio, al console venezuelano a Milano, Gian Carlo di Martino e allo stesso Grillo. Nessuno di loro ha risposto alle domande di questo quotidiano”, si legge ancora nell’articolo.

I personaggi coinvolti

A questo punto vale la pena analizzare da chi arriverebbero i denari che sarebbero transitati nelle tasche del M5s. Nel febbraio 2017, sottolinea ancora l’agenzia Adnkronos, il Dipartimento del Tesoro americano ha sanzionato El Aissami per delitti riconducibili a narcotraffico.

Alcuni mesi più tardi, lo stesso ufficio di Washington ha emesso sanzioni economiche all’indirizzo di Nicolas Maduro, definendolo “un dittatore che ignora la volontà del popolo venezuelano”. A sua volta, il Servizio di Immigrazione e controllo delle dogane statunitense ha designato El Aissami nell’agosto del 2019 come una delle persone più ricercate con la stessa accusa e per riciclaggio di fondi.

Un anno prima lo aveva sanzionato anche l’Unione Europea, tra l’altro per essere stato supervisore del Servicio Bolivariano de Inteligencia Nacional (Sebin), organismo ritenuto responsabile di “gravi violazioni dei diritti umani”, quali “detenzioni arbitrarie, inchieste motivate politicamente, trattamenti disumani e degradanti e torture”.

Gian Carlo di Martino, intervistato da Repubblica, ha definito “falso” il racconto fornito da ABC e punta il dito su una possibile alleanza tra l’ultradestra venezuelana e quella italiana per attaccare Caracas e grillini. “Non è mai successo, è tutto falso quello che è stato scritto. Io – ha spiegato il console – sono arrivato qui nel 2010. Ero appena arrivato in Italia, non conoscevo nessuno. Cos’era all’epoca il Movimento 5 stelle?”. “Come sarebbe possibile – ha aggiunto – che tutti quei soldi siano arrivati in Italia, in contanti, senza che la vostra sicurezza si sia accorta di nulla? Senza controlli, senza verifiche della Digos? Se fosse, sarebbe davvero un problema per la vostra sicurezza”.

Per quanto riguarda le relazioni tra Venezuela e Movimento 5 Stelle, di Marino è emblematico: “Non abbiamo nessun rapporto con loro. Noi siamo un movimento rivoluzionario, loro sono una struttura revisionista. Sono bravi, hanno organizzato un movimento italiano che ha avuto successo. E sono arrivati al potere. Ma noi siamo rivoluzionari, loro no. Non farebbero mai una costituente come abbiamo fatto noi, loro fanno parte del sistema”.

Terremoto in arrivo?

La bomba lanciata da ABC non è certo passata inosservata. La Commissione Europea – puntualizza Adnkronos – risponderà all’interrogazione depositata al Parlamento Europeo dal vicepresidente di Forza Italia e presidente della commissione Afco Antonio Tajani, a proposito dei presunti finanziamenti che il Movimento Cinque Stelle avrebbe ricevuto dal governo venezuelano nel 2010.

“Risponderemo all’interrogazione, non possiamo rispondere alle interrogazioni in sala stampa”, ha detto il portavoce capo dell’esecutivo Ue Eric Mamer, durante il video briefing con la stampa a Bruxelles.

Difesa e smentite

Intanto è arrivata anche la presa di posizione di Davide Casaleggio. “Il Movimento 5 Stelle non ha mai ricevuto finanziamenti occulti. Il governo attuale venezuelano ha smentito la fake news. Mio padre non è mai andato in Venezuela”, ha scritto Casaleggio in un post pubblicato sul Blog delle stelle. “Il Movimento 5 Stelle – ha aggiunto – non ha mai ricevuto finanziamenti pubblici. Il Movimento riesce a sostenersi in modo così snello perché ha una nuova impostazione completamente digitale. Chiunque sia interessato ai dettagli dei costi li può trovare in una presentazione di 60 slide illustrata pubblicamente in un evento aperto a tutti con 3mila partecipanti la settimana scorsa”.

“Si tratta di un documento falso, ci sono tanti punti incongruenti in una nota che è falsa e contraffatta”, ha invece dichiarato all’Adnkronos una fonte diplomatica dell’ambasciata venezuelana a Roma. “Il ministero degli Esteri agirà per vie legali contro il giornale”, ha inoltre annunciato la fonte, ricordando che lo stesso quotidiano, nel 2016, scrisse le stesse cose a proposito del movimento spagnolo Podemos, sostenendo che avesse ricevuto un finanziamento di 7 milioni di euro.

“Quella dei presunti finanziamenti del Venezuela al Movimento 5 Stelle è una fake news semplicemente ridicola e fantasiosa. Sulla questione non c’è altro dire, se non che del lontano 2010 ricordo quando ero candidato presidente alle regionali in Lombardia. Anche allora, così come negli anni a seguire, quella che realizzammo fu una campagna elettorale fatta con pochissime risorse e mezzi, frutto di micro donazioni dei cittadini italiani. Per il resto, valuteremo se adire alle vie legali”, ha invece affermato in una nota il capo politico del Movimento 5 Stelle Vito Crimi.

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