La Russia consegnerà il proprio sistema missilistico da difesa aerea S-400 alla Turchia a partire dal 2019. La notizia è stata data dall’agenzia Interfax che ha riportato una dichiarazione della Rosoboronexport, la società di Stato russa che ha il monopolio nel campo dell’esportazione di armamenti.

L’intenzione di Ankara di acquistare gli S-400 era nota già da tempo e lo stesso ministro della Difesa turco, Nurettin Canikli, aveva già indicato il 2019 come anno in cui la Turchia avrebbe ricevuto le prime consegne del nuovo sistema di difesa aerea made in Russia, ma le stesse fonti russe che oggi confermano l’avvenuto termine della trattativa sono sempre state caute in merito. 

Nella giornata di martedì, invece, la stessa Rosoboronexport ha confermato – anticipando anche le cancellerie – la futura consegna degli S-400.

Che cos’è il sistema S-400?

L’S-400 è un sistema missilistico da difesa aerea mobile che discende dalla lunga tradizione che la Russia ha in questo campo. Diretto discendente dei missili Sam (Surface-to-air Missile) S-75 Dvinà (Sa-2 Guideline in codice Nato) è l’evoluzione – sebbene non l’ultima rappresentata dal sistema S-500 attualmente in fase di sviluppo – del ben noto sistema S-300 (Sa-10 Grumble in codice Nato) diventato operativo in quella che era l’Unione Sovietica nel 1978.

Il sistema S-400 Triumf (Sa-21 Growler) ha cominciato ad entrare in servizio in Russia a partire dal 2007 e affonda le radici del suo progetto verso la fine degli anni ’90. 
Come già accennato deriva direttamente dal sistema S-300PMU-2 Favorit, tanto che inizialmente fu designato come S-300PMU-3, sino a quando ne fu cambiata la designazione essendo un sistema missilistico diverso dal precedente. 

I radar

 Il sistema S-400 integra un radar per l’acquisizione dei bersagli 91N6E Big Bird montato su veicolo ruotato 8×8 che può individuare e tracciare tutta una serie di bersagli che vanno dai velivoli ad ala fissa e rotante sino ai veicoli di rientro dei missili balistici ad una distanza massima di 600 chilometri, con un radar per il controllo del fuoco ed il tracciamento finale dei bersagli modello 92N6E Gravestone  anch’esso montato su veicolo 8×8. Quando una singola batteria di S-400 viene schierata in modo autonomo a questi si aggiunge il radar di sorveglianza in 3D 96L6 Cheese Board.               

Il Big Bird può tracciare, alla massima distanza, sino a 300 bersagli mentre il sistema, complessivamente, può ingaggiare ogni tipo di minaccia aerea nel raggio di 400 chilometri sino ad una quota massima di 30 intercettando un massimo di 36 bersagli. 

I missili 

Il sistema S-400 utilizza quattro nuovi missili in aggiunta a quelli utilizzabili dal S-300PMU. In particolare è stato introdotto il missile 48N6DM, versione migliorata del 48N6M montante un propulsore più potente ed in grado di colpire bersagli sino a 250 chilometri.

Il missile che dà all’S-400 la sua caratteristica principale, però, è il 40N6 che ha un raggio d’azione di 400 chilometri e quindi è in grado di essere molto efficace in funzione di interdizione d’area, o, per meglio dire, per instaurare quelle “bolle difensive” A2/AD (Anti Access/Area Denial) che risultano particolarmente efficaci per contrastare l’attività aerea nemica. 

Questo vettore risulterebbe particolarmente efficace contro velivoli Awacs ed altri da ricognizione strategica/spionaggio elettronico come gli RC-135.

Il sistema S-400 può lanciare anche i missili 9M96E e 9M96E2 a medio raggio specificamente studiati per colpire bersagli veloci come cacciabombardieri con un impatto diretto. Il raggio d’azione massimo di questi missili è di 120 chilometri.

Secondo le fonti russe il sistema S-400 è due volte più efficace rispetto all’S300 e può essere dispiegato in soli 5 minuti grazie all’alta mobilità dei mezzi e alla migliorata capacità di integrazione nella rete di difesa. Si stima che entro il 2020 la Russia disporrà di 56 battaglioni dotati di S-400. 

Perché la Turchia vuole il sistema S-400?

Le motivazioni della scelta di Ankara sono da ricercarsi più nell’ambito politico che in quello strettamente militare. La Turchia, infatti, ha usato la carta dell’S-400 come strumento di pressione sia verso gli Stati Uniti sia verso l’Europa per diverse motivazioni.

Con Washington i rapporti si sono deteriorati, ormai palesemente in modo irreparabile, a cominciare dal recente tentativo di golpe che Ankara sospetta, a buon diritto, come eterodiretto dalla Casa Bianca. Ad aggiungere benzina sul fuoco ci ha pensato lo stesso Senato Usa con le continue richieste di non fornire il cacciabombardiere stealth di quinta generazione F-35 Lightning II alla Turchia, Paese che comunque fa parte del consorzio che lo ha finanziato insieme ad altri della Nato come l’Italia e la Gran Bretagna. 

La commessa turca per l’F-35, del resto, è rilevante: 100 velivoli. È ragionevole supporre, pertanto, che la Casa Bianca faccia orecchio da mercante alle rimostranze del Senato in virtù della ricerca del ritorno economico e che possa decidere di tagliare la consegna dei caccia stealth ad Ankara solo se in futuro arriveranno commesse per altrettanti velivoli da altri Paesi; come Israele che ha già dimostrato di voler aumentare la propria quota rispetto ai 50 attualmente ordinati, o come Seul, che procede nello stesso solco di Tel Aviv.

Il gioco diplomatico con Washington sembra quindi aver preso una china decisamente più orientata verso lo scontro viste le rimostranze ed i timori del Pentagono che la possibile integrazione dell’S-400 nel sistema difensivo turco possa causare dei seri problemi di sicurezza alla Nato e soprattutto all’F-35. 

 Si ritiene, a buon diritto, che i dati raccolti dal sistema S-400 sul cacciabombardiere F-35, utilizzato in una rete di difesa integrata come sarebbe quella turca, ne minaccerebbero la sicurezza in quanto verrebbero a conoscenza di Mosca che sarebbe così in grado di modulare i propri radar per scoprire i punti deboli del Lightning II. Questo nonostante l’incompatibilità – presunta – dell’S-400 con gli altri sistemi della Nato. 

Nel tiro alla fune sugli S-400 c’è in gioco anche l’Europa ed in particolare la Germania. Berlino infatti viene accusata da Ankara di avere ritirato i propri sistemi di difesa aerea schierati in Turchia per difendere il “fronte sud” da possibili intrusioni, ma in realtà la questione è, ancora una volta, di carattere politico. La Turchia, infatti, ha intenzione di acquistare – e produrre – il sistema Samp/T per il proprio programma di difesa a lungo raggio Loramids (Long Range Air ad Missile Defense System). Il sistema Samp/T è prodotto dalla Eurosam, un consorzio italo-francese che vede partecipare Mbda Italia, Mbda Francia e Thales, e utilizza il missile Aster 30

Quindi il ritiro delle truppe tedesche è solo un pretesto per rinfacciare a Berlino, e quindi all’Europa, le perplessità ed i veti per l’ingresso della Turchia nell’Ue, che ad Ankara servirebbe soprattutto per mettersi al riparo da speculazioni finanziarie come quella che sta attraversando ora riguardante la lira turca. 

La cessione di tecnologia è, inoltre, uno degli scogli sui quali sembra si stiano arenando altri contratti per i sistemi di difesa aerea (e non solo) ed è un requisito fondamentale che pone Ankara per ciascun contratto di vendita. Scoglio superato agilmente da Mosca, che in un primo tempo sembrava opporsi alla richiesta turca di cedere il know how, probabilmente grazie alla modifica del sistema S-400 per renderlo atto all’esportazione, come nella migliore tradizione russa. 

La Turchia non è nuova a questo modus operandi. Sempre recentemente ha dato adito a voci che la volevano interessata al caccia russo di quinta generazione Sukhoi Su-57 qualora Washington dovesse bloccare la vendita dell’F-35, ma verosimilmente, stante queste premesse, è più facile che Ankara proceda speditamente nella costruzione di un velivolo autoctono in collaborazione con il Regno Unito in quel caso. 

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