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A partire dal fallito colpo di Stato del luglio 2015, la Turchia di Erdogan ha avviato un graduale processo di allontanamento dal suo tradizionale posizionamento in seno al dispositivo di sicurezza Nato in Medio Oriente per criticare sempre di più le politiche degli Stati Uniti e dei loro alleati nella regione

Il riposizionamento di Ankara, funzionale in primo luogo ad evitare che il disastroso coinvolgimento nella guerra civile siriana si trasformasse in una vera e propria disfatta, é passata in primo luogo per una completa ristrutturazione dei rapporti con la Russia. Dopo essere precipitate nel più completo gelo nel novembre 2015 a seguito dell’abbattimento di un Su-24 dell’aviazione russa da parte di caccia turchi, infatti, le relazioni bilaterali tra Mosca e Ankara hanno assistito a un graduale miglioramento.

Il 2017 ha segnato una drastica accelerazione in questo processo, con la Turchia coinvolta a fianco di Russia e Iran nei colloqui che decreteranno, sul lungo termine, l’assetto della Siria dopo la vittoriosa difesa del legittimo governo di Damasco e intenta, al tempo stesso, a sviluppare una strategia “euroasiatica” che ha rimpiazzato le utopistiche ambizioni neo-ottomane degli ultimi anni.

Nel 2017, ha scritto Alberto Negri sul Sole 24 Ore, “sono accadute cose forse impensabili nel 2016 quando Erdogan gridava ai quattro venti che Assad se ne doveva andare […] Non solo la Turchia non è più in linea con la Nato, ma appare oramai fuori dall’Europa”.

Non solo Siria: Russia e Turchia sempre più vicine sul piano economico

La ritrovata sintonia tra Russia e Turchia si é declinata nelle sempre più frequenti consultazioni tra Vladimir Putin e Recep Tayip Erdogan, che si sono incontrati ben otto volte nel corso del 2017, ed è stata cementata dal rilancio di proficue relazioni economiche.

Di primaria importanza é stata, sicuramente, la ripresa delle discussioni sul gasdotto Turkish Stream, che la Russia ha iniziato a realizzare nel mese di maggio, completando i lavori a novembre nell’area marittima di sua competenza esclusiva; Turkish Stream é una sfida diretta alle strategie statunitensi basate sull’esportazione in Europa del surplus di produzione interna sotto forma di GNL.

Assieme all’Egitto, con cui ha recentemente concluso memorandum di intesa, e all’Iran, partner di lungo corso, la Russia ha nella Turchia uno dei primi partner economici in Medio Oriente: come nel caso dell’Egitto, anche in Turchia la Russia si é impegnata a investire consistentemente nello sviluppo del settore nucleare civile. Come riportato da Asia Times, infatti,  la Turchia vedrà lo sviluppo da parte di compagnie russe del reattore e dell’impianto nucleare di Akkuyu, con un investimento stimato pari a 25 miliardi di dollari.

La svolta euroasiatica della Turchia

Complementari alle relazioni tra Ankara e Mosca sono le mosse della Turchia per acquisire una concreta proiezione geostrategica sulla piattaforma continentale euroasiatica e ottenere concreti vantaggi dal piano di integrazione a trazione cinese, la Belt and Road Initiative, e dai progetti collaterali.

Erdogan si è recato a Pechino a maggio per partecipare al forum sulla “Nuova Via della Seta” e sancire l’interesse della Turchia per il progetto. Pepe Escobar ha scritto su Asia Times che l’integrazione turca nell’ordine geopolitico euroasiatico potrebbe essere rafforzato dalla realizzazione dell’imponente linea ferroviaria Baku-Tbilisi-Kars (BTK), definita da Erdogan come un’importante catena della “Nuova Via della Seta”.

Complementare alla linea ferroviaria BTK potrebbe essere un gasdotto parallelo a Turkish Stream, il Trans-Anatolian Gas Pipeline (TANAP), che garantirebbe al gas estratto nel giacimento azero di Shah Deniz-2 di raggiungere i mercati europei.

L’interesse della Turchia per l’Eurasia é corrisposta dalla volontà di Russia e Cina di portare Ankara come membro a pieno titolo della Shangaii Cooperation Organization (SCO) e dal rafforzamento dei legami con le repubbliche ex-sovietiche dell’Asia Centrale, cruciali per il dispiegamento dei grandi progetti geopolitici in cantiere: negli ultimi giorni di ottobre, ad esempio, Ankara ha ricevuto la visita del Presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev, e la dichiarata volontà di portare l’interscambio tra i due  Paesi dagli 1,2 miliardi di dollari raggiunti nel 2015 a oltre 5 miliardi di dollari testimonia come l’Eurasia sarà sempre più centrale nel futuro geopolitico di Ankara.

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