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A darne notizia è stato il Ministro degli esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu qualche giorno fa. La Turchia è in contatto con l’Iran per condurre un’operazione militare contro il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) sulle montagne del Qandil, nel Kurdistan iracheno, al confine con la Repubblica Islamica. Le montagne del Qandil sono uno dei quartieri generali del Pkk, il partito fondato dal rivoluzionario curdo Abdullah Öcalan che per Ankara – e molti Paesi europei – è anche e soprattutto un’organizzazione terroristica: qui circa cinquemila guerriglieri e altre fazioni armate controllano un’area di circa 50 chilometri quadrati. “Siamo in contatto con l’Iran”, ha confermato il Ministro Çavuşoğlu all’emittente privata Habertürk. “Anche il Pkk è una minaccia per Teheran. Qandil è molto vicino al confine iraniano. Miglioreremo la cooperazione con l’Iran”.

La Turchia in Iraq per eliminare il Pkk

Come riporta il giornale turco Hurriyet Daily News, e come confermato dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, Ankara ha lanciato di recente operazioni militari per eliminare il Pkk nel nord dell’Iraq, prendendo di mira il quartier sulle montagne di Qandil e nella provincia del Sinjar. “Sono quattordici gli obiettivi colpiti da 20 nostri aerei da guerra” ha spiegato Erdoğan in occasione di un recente appuntamento elettorale svoltosi nella provinciale di Niğde. “I nostri aerei da guerra sono tornati alle loro basi dopo aver colpito il Pkk. Ma non è finita. Qandil non sarà più una minaccia e una fonte di terrore” ha aggiunto il presidente turco.

I preparativi di Ankara per lanciare un’operazione su larga scala contro la presenza del Pkk nell’Iraq settentrionale sono iniziati all’inizio di marzo, con il coinvolgimento delle forze speciali. Attualmente, riporta Hurriyet Daily News, “la Turchia ha 11 basi nel nord dell’Iraq nel tentativo di combattere in modo efficace e sostenibile contro il Pkk”.

Obiettivo messa in sicurezza dei confini

“L’operazione contro i nidi del terrore del Pkk in Nord Iraq rientrano nella nuova dottrina della sicurezza della Turchia, che prevede un approccio più offensivo che difensivo e marca un forte cambiamento nel posizionamento strategico” spiega Valeria Giannotta, docente di relazioni internazionali presso l’università dell’associazione dell’aeronautica turca ad Ankara. “Oggi Ankara non è più consumatore di sicurezza, ma si erge a procuratore di sicurezza anche a livello regionale. Le operazioni in Nord Iraq, così come le campagne anti-terrorismo in Siria, si prefiggono di debellare il fuorilegge Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) e la sua propaggine siriana, Unità di protezione popolare (Pyg), la cui base operativa sarebbero proprio le montagne di Qandil”.

Nel nord dell’Iraq, prosegue l’esperta, “il Pkk avrebbe riparo come base operativa e controllerebbe da tempo parte dei territori a causa del vuoto politico e militare che si era creato nella regione sin dai primi anni ’90. Secondo le fonti ufficiali Ankara ha recentemente stabilito 11 basi regionali nella zona e lanciato una massiccia campagna aerea contro gli obiettivi del Pkk mentre le forze di terra stanno continuando il loro dispiegamento”.

L’obiettivo comune con l’Iran, sottolinea Valeria Giannotta, “è la messa in sicurezza dei propri confini ed evitare un effetto di spill-over interno. Per Ankara non è poi da sottovalutare la tempistica: l’avvio delle operazioni avviene in piena campagna elettorale a pochi giorni dalla fatidica data del 24 giugno che segnerà le sorti politiche del Paese. In un momento storico in cui l’elemento nazionalista funge da collante dei consensi, come è avvenuto di recente con “l’effetto Afrin”, la campagna militare potrebbe essere determinante per il posizionamento del voto dei settori nazional-conservatori”.

“Contatti con Washington, Iraq e curdi iracheni”

Sempre secondo quanto dichiarato dal Ministro degli esteri Çavuşoğlu la Turchia è in contatto sia con gli Stati Uniti , sia con Baghdad e con il governo regionale del Kurdistan (Krg) per rinsaldare un coordinamento atto a mettere fine alla presenza del Pkk nel nord dell’Iraq. “Sul fronte politico – osserva Valeria Giannotta – Turchia e Iran hanno posizioni comuni riguardo il Pkk da cui discende l’accordo strategico. Il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoğlu ha poi annunciato che un coordinamento a quattro vie tra Turchia, Stati Uniti e i governi centrali e regionali iracheni sono già stati raggiunti, consenso di stati sovrani che basterebbe per condurre un’operazione su larga scala”.

Incerto il futuro sulla Siria: “La situazione in Siria ha portato alla luce tutte le frizioni tra Ankara e Washington relative soprattutto al supporto accordato dagli Stati Uniti al Pyg” afferma Giannotta. “Dopo le negoziazioni intavolate con l’ex segretario di Stato Tillerson riguardo una road map su Manbij dove stazionano truppe americane a sostegno delle milizie curde, di recente si è finalizzato l’accordo che si concentrerebbe sul ritiro dello Ypg a est del fiume Eufrate e su alter misure per garantire la stabilità nella regione. Rimane da vedere se le misure avranno successo”.