Dal giorno dello scorso Santo Stefano, la nave Yavuz ha spento i transponder ed ha lasciato il porto turco di Mersin. La direzione, dopo qualche giorno, è divenuta nota: le acque dinnanzi l’isola di Cipro. Ancora una volta, proprio come già capitato in altre occasioni recenti. Solo che adesso il tempo di stazionamento nella zona inizia ad essere molto sospetto: è dal 18 gennaio infatti che la Yavuz si trova non lontano dalle acque cipriote. Basterebbe anche un solo giorno di permanenza da queste parti per parlare di provocazione: la Yavuz, battente bandiera turca, non è una nave qualsiasi visto che si tratta di un mezzo per perforazioni petrolifere. Evidentemente Ankara sta alzando il tiro nel Mediterraneo, senza che nessuno al momento protesti.

La Yavuz esplora aree date in concessione ad Eni e Total

Per comprendere al meglio la situazione, occorre specificare cosa c’è in ballo davanti l’isola di Cipro. Qui alcuni anni fa sono stati scoperti importanti giacimenti di idrocarburi, per i quali è partita la corsa alle esplorazioni ed alle trivellazioni. Una corsa il cui unico arbitro non poteva che essere il governo della Repubblica di Cipro, visto che buona parte dei giacimenti si trovano all’interno delle acque di propria competenza. Qui l’Eni è riuscita ad accaparrarsi diverse concessioni: l’area è stata divisa in blocchi, da sola oppure assieme ad altre società il nostro colosso dell’energia ha recitato la parte da protagonista nell’assegnazione di questi lotti. Anche la francese Total non è stata da meno, assicurandosi diverse concessioni.

Ma da Ankara non hanno accettato questa situazione: secondo il governo turco, anche la Repubblica di Cipro del Nord, grossomodo compresa all’interno dei territori occupati dal paese anatolico nel 1974 e riconosciuta solo dalla Turchia, ha diritto a di partecipare alla partita. Un modo, da parte di Erdogan, di rivendicare un ruolo importante per il suo paese nel Mediterraneo orientale. Se Ankara dovesse rimanere fuori dalla corsa alle fonti energetiche cipriote, allora il rischio è che nel suo insieme la Turchia potrebbe diventare marginale nel contesto regionale. Tutto a vantaggio eventualmente di Egitto ed Israele, il cui gas a breve potrebbe raggiungere l’altra parte del Mediterraneo.

Lo scontro dunque è di quelli delicati, la partita di quelle decisive. E l’invio della Yavuz davanti le acque cipriote, altro non è che una provocazione di Erdogan volta a far capire le sue intenzioni ai suoi interlocutori. Italia e Francia in primis, visto che la nave in questo momento si trova nei lotti dati in concessione all’Eni ed alla Total e, in particolare, nel blocco 8.

Nessuna reazione

Il contesto non è poi così diverso da quello del febbraio 2018, quando la nave italiana Saipem 12000, legittimamente in viaggio verso la acque cipriote dove doveva effettuare alcuni lavori, è stata fermata dalla marina turca e costretta a tornare indietro. L’Italia infatti, che lì ha interessi non solo importanti ma anche legittimi, oggi come allora non riesce a liberarsi dalla morsa delle provocazioni turche. Il nostro paese ha ottenuto legalmente le concessioni, ad essere nell’alveo dell’illegalità è invece la Turchia. Questo perché le decisioni prese da Nicosia sono scelte politiche operate dall’unico governo di Cipro internazionalmente riconosciuto, peraltro appartenente all’Unione Europea. Mentre la rivendicazione di Ankara si basa sul posizionamento di uno Stato, quale quello situato nella parte occupata dell’isola, riconosciuto unicamente dalla stessa Turchia. Eppure, nessuno sembra muoversi: vale per l’Italia, in cui la notizia delle attività della Yavuz è passata sotto traccia, vale anche per la Francia e l’Unione Europea.

Da nessuna cancelleria è arrivata anche una solo nota di protesta contro la presenza della nave turca a largo di Cipro. E dire che a dicembre qualcosa sembrava finalmente muoversi, grazie ad un’esercitazione comune tra la Marina cipriota, italiana e francese. La nostra difesa, in particolare, ha inviato a Larnaca e nelle acque antistanti cipro la fregata missilistica Federico Martinengo, un modo per far capire ad Erdogan che la Turchia non può considerarsi la padrona dell’area. Adesso invece, tutto è ritornato in silenzio: Ankara non si è lasciata intimidire dalle esercitazioni ed anzi, con molta probabilità, l’invio della Yavuz potrebbe essere interpretato come una contro risposta nei confronti di Roma e Parigi. Il rischio molto forte per il nostro paese è quello non solo di perdere importanti concessioni, ma l’intero nostro (residuo) posizionamento nel Mediterraneo.

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