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Un atto di cortesia istituzionale ha portato il Copasir a sospendere le previste audizioni di Matteo Renzi, del premier Giuseppe Conte e dei suoi collaboratori più stretti, tra cui spiccava quella del portavoce Rocco Casalino.

L’ex concorrente del Grande Fratello divenuto spin doctor, infatti, era stato convocato dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica per chiarire due questioni di primaria importanza: la discussa querelle sul presunto invio della geolocalizzazione da parte di Casalino ad alcuni giornalisti durante il blitz libico di Conte e Luigi Di Maio seguito alla liberazione dei pescatori tenuti in ostaggio dalle bande di Khalifa Haftar e l’intricata vicenda del presunto “hackeraggio” agli account social del premier legato alla pubblicazione di storie contenenti duri attacchi a Matteo Renzi dopo l’apertura della crisi di governo.

Nel primo caso Il Foglio aveva pubblicato (e poi rimosso per sicurezza) uno screenshot con la geolocalizzazione di Casalino, nel secondo invece Facebook ha smentito il team della comunicazione di Conte che ha parlato di un hackeraggio senza però sporgere denuncia alcuna.

Lo stop, nell’ottica del comitato di Palazzo San Macuto, è da intendersi chiaramente come temporaneo. Un atto di cortesia istituzionale verso il presidente del Consiglio e il suo staff nella fase critica delle consultazioni politiche e delle trattative per il nuovo esecutivo dopo le dimissioni del governo Conte II. E mentre Casalino è dato sempre più in bilico nella posizione di addetto stampa di Palazzo Chigi in caso di permanenza al potere di “Giuseppi”, ci si interroga sempre di più su quanto spesso il confine tra spin comunicativo e azione politica possa essere labile e il suo superamento una questione problematica per l’interesse nazionale di un Paese. In entrambi i casi Casalino ha camminato sul terreno minato della sicurezza nazionale, nel primo caso svelando anzitempo una missione che completava un attento lavoro di intelligence aggiungendovi lo “spot” della visita delle autorità politiche, nel secondo mettendo esplicitamente a repentaglio la credibilità degli apparati di sicurezza informatica di Palazzo Chigi.

Nell’occhio del ciclone, in particolare, l’affare libico. “Vogliamo capire come si è svolta la dinamica dell’operazione”, aveva spiegato il presidente del Copasir, il leghista Raffaele Volpi a Repubblica: “essendoci più attori presenti anche durante il viaggio sentiamo tutti quelli che risultano aver partecipato per approfondire quali sono state le modalità che hanno portato alla liberazione dei pescatori”. Casalino è nell’occhio del ciclone, ma è l’intera architettura politico-istituzionale del Conte II che il Copasir vuole mettere sotto torchio e analizzare. Per capire in che misura la bulimia comunicativa abbia trovato modo di saldarsi con il protagonismo politico del premier condizionando il comportamento del governo su dossier chiave.

Non a caso nel giro di audizioni è coinvolto anche  Gennaro Vecchione, direttore generale del Dipartimento delle informazione per la sicurezza, che dovrà rispondere in merito al coinvolgimento di un’intelligence sempre più presidiata da Conte negli ultimi mesi nel processo politico-mediatico per la costruzione dell’operazione-responsabili alla Camera e al Senato. Una manovra volta a riposizionare ulteriormente, grazie anche alla regia mediatica di Casalino, il premier agli occhi dell’opinione pubblica e del Paese e a salvarne l’impressione di centralità dando tonalità centriste, moderate, liberali e europeiste alla sua figura.

Volpi e il suo comitato vogliono insomma capire se per conto del premier si siano verificati i presunti contatti tra esponenti dell’intelligence e alcuni parlamentari in vista del voto di fiducia al governo giallorosso, come Massimo Giannini, direttore della Stampa, aveva prospettato in un editoriale che parlava della mobilitazione di una presunta “fabbrica del consenso” di Conte formata da ufficiali fedeli a Vecchione nell’intelligence e nella Guardia di Finanza, legali vicini al premier, alti esponenti del mondo forense legati allo Studio Alpa e perfino prelati e vescovi vicini al presidente della Cei Gualtiero Bassetti e alla Comunità di Sant’Egidio.

Un “miscellanea” che pare fin troppo complesso e al cui interno, saggiamente, il Copasir ha scelto di sentire la componente istituzionale che gli compete per capire quanto ci sia di vero in queste comunicazioni a mezzo stampa. Nella consapevolezza che il cuore pulsante del “contismo” è la macchina mediatica che Casalino mette in moto per valorizzare la figura del premier in ogni momento, enfatizzando la comunicazione istituzionale e quella politica in occasione della promozione di atti importanti, di momenti chiave per la legislatura e perfino delle dimissioni, orchestrate in anticipo rispetto alle presentazioni ufficiali al presidente della Repubblica.

La madre di tutte le audizioni sarà dunque quella dell’uomo-ombra del premier, il comunicatore in capo risultato cruciale per costruire la figura politica di Conte, lo spin doctor per eccellenza. Per capire se lo strano intrico tra sicurezza nazionale, decisioni politico-istituzionali e comunicazione mediatica sia stato intessuto per scelta consapevole, per leggerezza o dietro preciso calcolo politico. Dalla risposta, che Conte resti al governo o meno, passa una parte importante del giudizio sulla sua figura e il suo esecutivo. Nell’era in cui la politica è per sua natura anche immagine, appiattire troppo la prima sulla seconda alla lunga risulta nocivo. Tutto rimandato, per ora, ma in futuro ci saranno molti motivi per seguire l’attività del Copasir.