La potenziale tregua nella guerra commerciale sino-americana e la determinazione da parte di Donald Trump e Xi Jinping in Corea del Sud di alcuni capisaldi per raffreddare la violenta contrapposizione tra l’economia di Pechino e quella di Washington, ha prodotto esternalità positive anche per l’Unione Europea.
Dalla Cina un sollievo all’Europa
Va registrato, infatti, che nelle giornate successive al summit dell’Asia-Pacific Economic Community (Apec) si è aperta qualche opportunità per l’Europa per non ritrovarsi vaso di coccio tra i vasi di ferro nelle politiche commerciali globali.
Bruxelles ha incassato positivamente, innanzitutto, il fatto che la Cina abbia deciso di concedere unilateralmente la sospensione dei controlli alle esportazioni di terre rare come dimostrazione di buona volontà nell’approccio mercantile della Repubblica Popolare. Il rappresentante commerciale dell’Unione Europea Maros Sefcovic ha annunciato la sua volontà di dialogare, di persona o telefonicamente, con il ministro del Commercio cinese Wang Wentao “molto, molto presto”.
Inoltre, ricorda il South China Morning Post, “sabato mattina, Pechino ha annunciato che avrebbe preso in considerazione la rimozione dei controlli sulle esportazioni del produttore di semiconduttori olandese Nexperia, contro la quale i controlli sono stati imposti dopo che il governo olandese ha di fatto preso il controllo dell’azienda di proprietà cinese il 30 settembre”.
Nel quadro di una convivenza possibile tra Cina e Usa, è bene inserire anche la prospettiva dell’Unione Europea, che ha come “arma” da portare al tavolo delle trattative la presenza di un mercato che resta tuttora indispensabile per qualsiasi potenza votata all’export o per qualsiasi industria desiderosa di ottenere quote di mercato all’estero.
Scenari di confronto tra Ue e Usa
La distensione offerta dalla Cina apre alla prospettiva di uno scenario dialogante dopo mesi di cupezza nel rapporto bilaterale, culminati nel fallimentare viaggio estivo a Pechino di Ursula von der Leyen, ove si è registrata la profonda distanza tra Bruxelles e la Repubblica Popolare sul fronte commerciale. Dalle auto elettriche all’acciaio, con la sovracapacità cinese che resta un problema, passando per forniture di metalli critici e il nodo della rivalità crescente sino-tedesca sul piano industriale, sono molti i dossier da affrontare. La finestra d’opportunità aperta può aprire la strada alla buona volontà bilaterale.
E non finisce qui. Per fine novembre, secondo quanto riferisce Politico.eu, la Commissione Europea avrebbe invitato a Bruxelles Howard Lutnick, segretario al Commercio degli Usa e architetto delle politiche tariffarie del Trump 2.0, per un pranzo di lavoro seguito da incontri formali per il 24 novembre, così da accelerare la messa a terra delle condizioni concordate da Trump e Von der Leyen a luglio nel loro summit bilaterale in Scozia.
“Bruxelles continua a fare pressioni su Washington affinché vengano concesse esenzioni tariffarie su settori sensibili come quello degli alcolici e dei prodotti chimici, e ha espresso preoccupazione per l’ampliamento da parte degli Stati Uniti dell’elenco dei prodotti derivati dall’acciaio soggetti a una tariffa del 50%”, nota Politico.eu.
La distensione e la strategia
Del resto, in un clima di relativa distensione l’obiettivo dell’Europa è capire se il dialogo sino-americano sarà fatto con l’Ue come parte interessata o come componente del “menù” tra Pechino e Washington. Sul piano commerciale, la dimensione del blocco fornisce una garanzia per aver voce in capitolo.
In quest’ottica, un summit con Lutnick potrebbe essere chiave per capire come concordare eventuali politiche sulle forniture strategiche e gli asset critici e sfruttare la fase di distensione per rendere più soft e governabile un disaccoppiamento dalla Cina nei settori decisivi per l’economia internazionale, obiettivo su cui Washington e Bruxelles sembrano concordare a prescindere dal clima politico di riferimento. Ed è proprio la fase di tregua l’occasione da sfruttare per poter ragionare a mente fredda sulle priorità, dopo mesi in cui tra dazi e rappresaglie Usa e Ue sembravano più rivali che alleate.
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