La trappola di Macron ha funzionato

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Dalle istituzioni europee arrivano pessimi segnali per Ursula von der Leyen. Prima di tutto all’interno del Parlamento europeo si è spaccata la cosiddetta “maggioranza Ursula”, cioè quel blocco compatto che sosteneva a spada tratta la nuova Commissione europea guidata dalla tedesca. I Socialisti e democratici hanno infatti accusato Popolari e Liberali di essersi avvicinati troppo alla destra sovranista dei Conservatori. Per capire cosa è accaduto basta dare uno sguardo alle ultime audizioni dei tre nuovi commissari nominati da Romania, Ungheria e Francia – nuovi, ricordiamolo, perché i primi tre profili proposti da questi Paesi erano stati bocciati da Strasburgo. Mentre l’ungherese Oliver Varhelyi e la romena Adina Valean hanno passato l’esame senza macchia, il francese Thierry Breton ha provocato una specie di cortocircuito. L’uomo di Macron, secondo alcuni scelto proprio per piazzare una mina all’interno della Commissione così da far saltare in aria von der Leyen, ha incassato 12 sì a fronte di 11 no. E così, mentre Ppe, Conservatori e Liberali hanno votato per Breton, Pse, Verdi e sinistra del Gue chiedevano ulteriori indagini per far luce sul candidato francese, nel mirino per un presunto conflitto d’interesse fra il portafoglio che dovrebbe ricoprire in Commissione e alcuni ruoli avuti in passato all’interno di varie aziende.

Maggioranza spaccata

La maggioranza si è così sciolta come neve al sole, perché i socialisti hanno denunciato la promozione di Breton solo grazie alla collusione tra alcuni alleati del “blocco Ursula” e i sovranisti. Ma la rabbia del centrosinistra ha radici ancora più profonde, che risalgono addirittura alla scelta della stessa von der Leyen a capo della Commissione europea, una decisione presa dai leader ignorando i candidati delle varie famiglie politiche Ue. Aggiungiamoci anche la promessa non mantenuta di garantire una parità di genere in seno alla Commissione (gli uomini sono 14, le donne 13) e la prevalenza popolare a danno dei socialisti, e il carico da novanta inizia a farsi consistente. In mezzo a tutto questo bisogna anche considerare la situazione del Regno Unito: il premier britannico, Boris Johnson, preso dalla Brexit e dalla campagna elettorale, non ha ancora indicato un suo candidato rappresentante. Poco importa se Londra lascerà, come probabile, l’Ue: von der Leyen aspetta un nome.

Il piano di Macron ha funzionato

A questo punto il percorso a tappe per l’insediamento ufficiale di von der Leyen è ancora più a rischio, anche se nessuno vuole prendersi la responsabilità di far saltare il tavolo nonostante i motivi di tensione citati. Senza considerare che il prossimo 27 novembre l’aula di Strasburgo dovrà concedere la sua fiducia. E dato che lo scorso luglio la tedesca è passata solo con 9 voti di scarto, non sono da escludere eventuali sorprese. La trappola di Macron sembra aver avuto gli effetti desiderati: Breton ha spaccato la maggioranza a supporto di von der Leyen. Il presidente francese non ha ancora digerito la bocciatura di Sylvie Goulard, uno dei tre commissari bocciati, ed ecco che il capo dell’Eliseo ha cercato e trovato un pretesto per gettare Ursula sulla graticola. Per colpa del nuovo candidato francese la maggioranza si è spaccata. E la commissaria danese Margrethe Vestager, che nei giorni scorsi aveva anticipato l’eventuale apertura dell’Ue a forze sovraniste, è pronta a sostituire la tedesca. Soltanto allora, la vendetta di Macron potrà dirsi completa.