Lo scorso 30 ottobre, il ministro dell’Interno Matteo Salvini è volato in Qatar. Una visita importante, annunciata e, come sempre, spiegata per filo e per segno sui social. Il ministro, in una diretta Facebook, ha così descritto l’emirato: “Il Qatar si sta distinguendo per un certo equilibrio rispetto agli estremismi mostrati in questi giorni da Paesi, per esempio l’Arabia Saudita. Vi dico che ho trovato un Paese stabile e sicuro dove l’estremismo islamico non ha futuro. In più da qua passano milioni di posti di lavoro per gli italiani”. Senza dubbio, l’emirato è un importante investitore economico, basti pensare al quartiere Porta Nuova di Milano, in mano ai fondi di investimento del Qatar. Ma per quanto riguarda il suo essere un Paese tollerante, le incognite, per usare un eufemismo, sono ancora molte.

Vi ricordate il pilota giordano Moaz al-Kasasbeh, bruciato vivo dai miliziani dello Stato islamico? Quel brutale omicidio è stato reso possibile – con una folle giustificazione teologica – proprio dai religiosi qatarioti. Come ricorda Il Fatto, “Islam web, un sito internet di proprietà del ministero degli Awqaf e degli affari islamici del Qatar, fino a qualche giorno fa (febbraio 2015, NdR) presentava tra i suoi link una fatwa, la numero 71480, pubblicata il 7 febbraio 2006, dal titolo titolo Il rogo di Ias bin Abdul Yalil, da Abu Bakr“.

Questa fatwa giustificava, per la prima volta nella storia dell’islam, “il rogo di esseri umani come una forma di punizione ammissibile dalla legge islamica”. Ma non solo. Forse, Al Baghdadi potrebbe essersi ispirato proprio agli insegnamenti propagandati dagli imam di Doha, tanto che “le due versioni, ovvero quella pubblicata quasi dieci anni fa da Islam web e quella diffusa dallo Stato islamico nel giorno della condanna a morte di Moaz al-Kasasbeh sono identiche”.Ma non è tutto. Giustamente, in questi anni Salvini ha sottolineato il pericolo dei finanziamenti mediorientali per costruire moschee in Europa. Il 21 giugno del 2017, il leader della Lega twittava: “Chi finanzia moschea di Sesto San Giovanni? Se c’è dietro un Paese come Qatar, non si apre neanche mezzo metro quadro di sottoscala”.strip_articolo_occhiGiusto, giustissimo. Così giusto che nel disegno di legge proposto dalla Lega e intitolato Disposizioni concernenti il finanziamento e la realizzazione di edifici destinatii all’esercizio dei culti ammessi si mette in guardia dai quattrini che provengono dall’estero, in particolare dal Medio Oriente, per costruire moschee in Italia. Ammonterebbero infatti “a diciotto milioni di euro all’anno i finanziamenti per la costruzione in Italia di moschee e luoghi di preghiera e culto, autorizzati o meno, provenienti dall’estero, in particolare dal Qatar, dall’Arabia Saudita e dalla Turchia”.L’organizzazione più attiva, secondo le informazioni raccolte da Guidesi, sarebbe la Qatar charity foundation, che destina “in media al nostro Paese circa sei milioni di euro”, mentre “dalle associazioni turche ne arriverebbero quattro milioni e dall’Arabia Saudita otto milioni”. Guido Guidesi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio che ha redatto il disegno di legge, sottolinea che l’organizzazione più attiva sarebbe la sarebbe la Qatar charity foundation, che destina “in media al nostro Paese circa sei milioni di euro”, mentre “dalle associazioni turche ne arriverebbero quattro milioni e dall’Arabia Saudita otto milioni”. Un’organizzazione per nulla trasparente, tanto che il Kosovo ha sospeso ogni attività con questa ong perché accusata di finanziare il terrorismo. Ora, è giusto che il vicepremier si preoccupi di difendere gli interessi italiani, soprattutto quelli economici e politici (vedi la questione Libia, dove Doha ha promesso di collaborare). Ma attenzione a cadere nel tranello del Qatar. Che non fa mai niente per niente.