La trappola dei sondaggi e il ritorno del Gop: tutti i rischi per dem (e Biden) alle midterm

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Le elezioni di metà mandato più incerte di sempre sono alle porte. L’8 novembre gli elettori americani rinnoveranno gran parte del Congresso: tutta la Camera e un terzo del Senato. Sulla carta il Partito Repubblicano resta il candidato numero uno a ottenere la maggioranza. Per quasi tutto il ‘900 è stato rarissimo che il partito del presidente in carica vincesse le midterm, che di solito sono un bagno di sangue per chi controlla la Casa Bianca. Ne sanno qualcosa Barack Obama e Donald Trump che alle loro prime midterm persero decine di seggi. Eppure quest’anno pesa una forte indecisione.

Le tre fasi della campagna elettorale

Questa pesante incertezza deriva soprattutto da una stagione politica effervescente con continui cambi di fronte. Il mix di fattori che può determinare l’esito delle urne è talmente complesso che tutti gli analisti Usa sono convinti sia difficile fare previsioni precise. Lo stesso Nate Silver, guru dei sondaggi e fondatore del sito di analisti FiveThirtyEight ritiene che almeno il Senato sia Toss-Up, cioè in bilico.

Il punto è che in questo 2022 la campagna elettorale ha avuto almeno tre fasi distinte, spesso in contraddizione tra loro e che hanno rimescolato le carte di continuo. La prima è stata quella più semplice, tradizionale, in linea con il passato. Il partito democratico fiaccato da due anni di presidenza e di controllo del Congresso appariva lontano, e infatti quasi tutta la stampa americana parlava chiaramente di “onda rossa”, un grosso successo del Gop che avrebbe azzoppato l’amministrazione Biden e forse paralizzato l’attività del governo.

Comizio di Trump a Minden, Nevada, l’8 ottobre scorso 2022. (Foto EPA/PETER DASILVA)

Poi però tra la seconda metà di giugno e la fine di settembre c’è stato un “ritorno” dei democratici. L’innesco principale di questo ritorno è arrivato dalla sentenza della Corte Suprema che ha smantellato la storica sentenza Roe Vs Wade che aveva di fatto concesso l’aborto a livello federale. Parallelamente diversi Stati repubblicani hanno varato leggi restrittive nei confronti dell’interruzione di gravidanza innescando un contro-movimento della sinistra e ridandole fiato nei sondaggi.

In più verso la fine dell’estate l’amministrazione Biden ha dato un colpo di reni incassando una serie di provvedimenti bandiera, come il pacchetto anti inflazione (che però interveniva soprattutto sul costo dei farmaci), una legge con più fondi per i veterani, un altro provvedimento sugli approvvigionamenti tecnologici che prometteva la costruzione di impianti e nuovi posti di lavoro, e infine un pacchetto con misure climatiche.

In tutto questo, almeno in estate, inflazione e prezzo della benzina avevano dato una tregua a Biden aiutandolo a tenere sotto controllo la pressione degli elettori. Poi è arrivato l’autunno, il momentum dei dem si è chiuso e si è aperta la terza (e forse ultima) fase della campagna elettorale. Quella che combina il ritorno del Gop e una pesante incertezza sul voto.

Cosa dicono i sondaggi in vista delle midterm

Negli ultimi mesi la macchina dei sondaggi ha viaggiato a pieno regime, fotografando ogni singola fluttuazione. Uno degli ultimi, molto utile per avere la fotografia del momento, è quello che il New York Times ha commissionato al Siena College. Secondo la rilevazione il Partito Repubblicano è entrato nel rush finale con un discreto slancio. Il 48% degli elettori ha detto di essere pronto a votarlo il prossimo 8 novembre contro il 45% che appoggerebbe invece i democratici. Un balzo non da poco se si considera che a settembre i dem erano avanti di un punto nella rilevazione.

Le previsioni del modello di FiveThirtyEight

Anche il già citato FiveThirtyEight ha iniziato a rilevare questa forbice: il suo modello, che accorpa e pesa i vari sondaggi, vede i repubblicani avanti con il 45,8% contro i dem fermi al 45,1%. Un’inversione nelle preferenze dopo che la forchetta tra i due aveva toccato quasi i due punti alla fine di settembre. Oggi secondo il modello di Nate Silver le speranze per i dem si assottigliano sempre di più. Al momento il partito dell’asinello ha 52 possibilità su 100 di mantenere il controllo del Senato e solo 19 su cento di prendere la Camera.

Inflazione e benzina: cosa guida il riallineamento

La risacca in cui è finito il partito di Biden dopo l’ottimismo estivo è dovuta a due fattori chiave che hanno a che fare con aborto ed economia. Per mesi la sentenza della Corte ha fatto vedere i suoi effetti nei sondaggi e in alcune elezioni supplettive che hanno sorriso ai dem, in particolare in Alaska e nello stato di New York. Nel frattempo il Gop, uscito dalla stagione delle primarie con dei candidati a forte trazione trumpiana, ha preso un po’ le misure sul tema.

Molti aspiranti deputati e senatori hanno dismesso i panni dei radicali MAGA per sembrare conservatori governisti. Alcuni hanno tolto riferimenti alla stretta sull’aborto dai siti e in generale usato toni meno intransigenti. Non è un caso se anche la Casa Bianca abbia notato che l’effetto sia svanito e abbia costretto Biden a promettere una nuova legge di tutela in caso di vittoria dem alle midterm.

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