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A metà aprile la Repubblica Moldava di Priednestrovie, meglio nota in Occidente come “Transnistria“, Stato indipendente e governato da un’amministrazione autonoma con capitale a Tiraspol, ma non riconosciuto dai Paesi membri dell’Onu in quanto considerato parte della Moldavia, rendeva noti i primi dati sull’epidemia da Covid-19 nel Paese.

In data 23 aprile fonti di Tiraspol confermavano 337 casi da Coronavirus,16 decessi (in prevalenza anziani con malattie croniche, ma anche una ragazza di 27 anni) e 23 guariti. Inoltre, in data 20 aprile i pazienti sottoposti a trattamento risultavano essere 188. Ovviamente anche la Transnistria, come tutti i Paesi, si è trovata a dover fronteggiare le medesime problematiche tra cui la carenza di mascherine e ventilatori, la pressione sulle strutture sanitarie e le difficoltà nell’effettuare i test che vengono inviati a Chisinau, capitale della Moldavia, dove però riescono a effettuare al massimo una quarantina di test giornalieri per i transnistri, essendo gli ospedali già oberati di lavoro.

In aggiunta, essendo la Transnistria uno Stato non riconosciuto a livello internazionale, non ha potuto beneficiare di quelle relazioni e reti internazionali che possono aiutare a fronteggiare la crisi da Covid-19, in particolare nel reperimento di materiale essenziale e nel supporto sanitario (seppur non sia una regola generale). Bisogna però riconoscere che nonostante tutto ciò, il governo di Tiraspol è riuscito a gestire piuttosto bene l’emergenza.

Tutte le misure della presidenza Krasloselsky

Inanzitutto il 31 gennaio il presidente, Vadim Krasnoselsky, aveva fatto emanare un decreto che vietava l’ingresso nel Paese ai cittadini cinesi e a quelli provenienti da Paesi con un elevato tasso di infezioni. In aggiunta, tutti i cittadini transnistri provenienti da Paesi “infetti” avevano l’obbligo di quarantena per 14 giorni e di esami medici approfonditi, mentre nel contempo veniva effettuata la sanificazione degli spazi pubblici. Era inoltre instaurato il Quartier Generale Governativo per la prevenzione e la diffusione del virus.

Il 12 marzo la presidenza annunciava una serie di misure volte alla prevenzione e al contenimento del Virus, tra cui il divieto di assembramento e la compilazione di moduli con informazioni dettagliate per quei cittadini provenienti dall’estero, in particolare in relazione agli spostamenti effettuati. Krasnoselsky ha inoltre chiesto a fabbriche locali di produrre mascherine, vista la carenza. Il 17 marzo anche la Transnistria ha poi dichiarato lo stato di emergenza, estendendo il periodo fino a maggio, ma senza escludere eventuali prolungamenti in base ai relativi sviluppi del caso. I cittadini sono ovviamente soggetti alle già note restrizioni che limitano gli spostamenti soltanto per ragioni di primaria necessità (supermercato, farmacia, assistenza anziani e bisognosi), dovendo anche esibire le relative certificazioni in caso di controllo da parte degli agenti.

Per quanto riguarda le scuole, le lezioni sono state sospese e non vi è stata possibilità di attivare le piattaforme per il cosiddetto “online learning” (l’istruzione via web), a causa dei ritardi negli arrivi del materiale tecnologico necessario, in parte per via delle tensioni politiche con la Moldavia e in parte per la chiusura delle frontiere a causa dell’emergenza Covid-19; un problema che ha tra l’altro influito anche nei ritardi degli arrivi di medicinali.

Le autorità di Tiraspol hanno inoltre provveduto con una martellante campagna informativa sulle modalità di trasmissione e i sintomi da Covid-19, nonchè con spiegazioni illustrate su come indossare mascherine, lavarsi le mani nella maniera appropriata, disinfettare il proprio domicilio e con campagne sui social che invitano la popolazione a rimanere a casa, come l’utilizzo dell’hashtag #оставайтесьдома (resta a casa).

Il presidente Krasnoselsky ha poi rilasciato un invito a tutti i cittadini: “Mi appello a voi cari cittadini della Transnistria. Fate attenzione. Seguite le misure da quarantena. Faccio appello alla vostra coscienza, responsabilità e disciplina.Ricordate che la vita delle persone che amate, dei vostri parenti, la vostra vita e la vostra salute dipendono da voi”.

Intanto la polizia sorveglia le strade alla ricerca di eventuali trasgressori, come nella nottata di domenica quando due minori di 15 e 17 anni in stato di ebrezza sono stati arrestati dopo essersi schiantati con l’auto contro la recinzione di un locale a Tiraspol.

La dura via del riconoscimento internazionale

La Repubblica Moldava di Priednestrovie (nota anche come Transnistria) affermava unilateralmente la propria volontà di indipendenza dalla Moldavia e dall’Urss il 2 settembre 1990, in seguito a un referendum vinto dai secessionisti con il 90% circa dei voti a favore. I suoi abitanti, in maggioranza slavi e russi (a differenza della vicina Moldavia, in prevalenza romena), si sentivano infatti minacciati dalla nuova linea politica ultra-nazionalista di Chisinau.

Il 25 agosto 1991, un giorno dopo la dichiarazione d’indipendenza della Repubblica di Moldavia (come conseguenza del crollo dell’Urss), anche la Transnistria dichiarava la propria indipendenza ma, nonostante ciò, la Moldavia continuava a considerarla come parte del proprio territorio, nonostante la scarsa influenza esercitata su di essa negli anni. La Transnistria, zona fortemente industrializzata rispetto all’agricola regione moldava, rappresentava infatti il 40% del Pil della Moldavia e ne produceva circa il 90% dell’energia elettrica. A Tiraspol era inoltre presente uno dei più grandi arsenali dell’ex Urss e non a caso la 14a armata dell’esercito russo rimase nel Paese anche dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Nel marzo del 1992 scoppiava così una breve ma drammatica guerra tra Moldavia e Transnistria, con il sostegno da una parte della Romania e dall’altra di volontari russi e ucraini appoggiati anche dalla 14a armata russa. Alla fine fu però la Transnistria ad avere la meglio. Nel luglio del 1992, con la fine delle ostilità, veniva istituita una zona di sicurezza tra i due Paesi, controllata da una Forza di Pace congiunta composta da russi, ucraini, moldavi e transnistri.

Nel febbraio del 1993 l’Osce avviava una missione nell’area, ma intanto Unione Europea e Stati Uniti prendevano di mira la neo-nata Repubblica e nel 2003 imponevano sanzioni contro la leadership della Transnistria, come eredità della vecchia lotta tra blocco Nato e quello sovietico, oramai dissolto.

Da allora Transnistria e Modavia sono alle prese con una serie di lunghi negoziati per il riconoscimento della prima, a livello internazionale, che hanno coinvolto anche i maggiori attori mondiali come Russia, Usa e Unione Europea.

Tra il 2014 e il 2016 la Transnistria si è trovata a dover fronteggiare una crisi economica causata in  parte anche dall’isolamento e dal mancato riconoscimento internazionale. Negli ultimi anni però, sotto la presidenza Krasnoselsky, il Paese ha fatto passi da gigante sia nella lotta alla corruzione che per quanto riguarda il miglioramento della macchina politica, in particolare la separazione tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario, un aspetto non scontato considerata l’eredità sovietica che ha continuato ad influenzare la Repubblica anche dopo il crollo dell’Urss, come dimostrano i numerosi monumenti e peculiarità architettoniche ancora presenti nel Paese. Elementi che sono comunque parte integrante dell’eredità storica della Transnistria e che meritano rispetto, senza dover necessariamente condividerne l’ideologia, sicuramente datata.

Una delle più grandi sfide allo stato attuale riguarda in particolare il settore turistico e quello commerciale, con l’obiettivo di poter migliorare e rendere stabile l’economia del Paese e la qualità di vita dei propri cittadini; un Paese che ha molto da offrire e che è esempio di convivenza pacifica tra diversi gruppi etnici che si identificano prima di tutto come cittadini della Repubblica Moldava di Priednestrovie, come già illustrato dal presidente Krasnoselsky che ha anche aggiunto: “Il nostro sistema funziona. In ventisette anni non è morto nessun militare della Forza di Pace”.

Nel 2019 inoltre, rappresentanti transnistri hanno partecipato a ben quattro incontri sui diritti umani a Ginevra, presso Il Consiglio Onu per i Diritti Umani, informando l’organo internazionale sulla situazione nel Paese.

Lo scoglio maggiore resta però quello del riconoscimento da parte della vicina Moldavia e di tutte le relative problematiche burocratiche; sono diverse le aree che riscontrano problemi, tra cui l’import-export, la libertà di movimento e la sicurezza dei cittadini transnistri, l’attività bancaria e le telecomunicazioni. Purtroppo dal lato moldavo nel corso del 2019 non sono emersi segnali di effettiva apertura, come affermano da Tiraspol ed è evidente che senza un pieno riconoscimento la Transnistria non ha la possibilità di svilupparsi al meglio, ma intanto si continua a lavorare in quella direzione.

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