Il presidente americano Barack Obama ha fatto l’impossibile per sostenere  Hillary Clinton, anche schierarsi contro l’Fbi. E non poteva essere altrimenti. Un po’ per questioni di retorica: dopo il primo presidente di colore della storia degli Stati Uniti, ecco che potrebbe arrivare la prima donna alla Casa Bianca. E un po’ perché il candidato repubblicano, Donald Trump, viene visto dall’establishment Usa come “impresentabile”. Senza ovviamente contare che Clinton e Obama appartengono allo stesso partito.La guerra in LibiaMa, nel corso di questi anni, Hillary ha creato non pochi problemi ad Obama. Con la guerra in Libia, per esempio. Secondo Wikileaks, “Hillary percepiva la destituzione di Gheddafi e il rovesciamento del suo governo come un elemento da usare per le elezioni da presidente. Alla fine del 2011 è stato prodotto un documento per la Clinton chiamato ‘Libya Tick Tock’, una descrizione dettagliata che poneva la ex first lady come figura centrale della distruzione dello Stato libico. Lo schema però, oltre ad essere fallito a livello personale, continua a perseguire il Paese africano, che rimane in uno stato di guerra civile, e anche l’Europa ne paga le conseguenze”. Una decisione, quella della guerra in Libia, che non è mai andata giù al presidente americano: “Non ha funzionato” e “nonostante tutto quello che si è fatto, la Libia ora è nel caos”. Ma non solo. Come notava Fulvio Scaglione,  Hillary ha iniziato davvero la sua campagna elettorale per la presidenza con i bombardamenti su Sirte dello scorso agosto. Proseguiva là dove aveva cominciato, insomma.La guerra in SiriaLa Clinton ha anche pesantemente criticato Obama per il suo scarso interventismo durante la guerra in Siria. In un’intervista a The Atlantic , l’ex segretario di Stato ha detto: “Non aver sostenuto una forza combattente credibile, formata dalla popolazione che diede avvio alla protesta contro Assad, ossia islamisti, laici e le posizioni intermedie ha lasciato un grande vuoto in cui ora si sono inseriti i jihadisti”. E ha proseguito dicendo che, se l’America avesse sostenuto con maggior decisione l’Esercito siriano libero, sarebbe riuscita anche a “mettere in piedi una  opposizione politica credibile”. Hillary si è però dimenticata che il caos in Siria è nato proprio grazie alle armi che dalla Libia passavano ai “ribelli moderati” siriani, anche sotto gli occhi complici dei funzionari americani.Ma ieri notte, Clinton e Obama hanno dimenticato le antiche divergenze e hanno parlato davanti a una folla di circa quarantamila persone riunite alla Independence Hall, a Philadelphia. Il finale con il botto prima del voto.Obama ha definito la Clinton una “lottatrice” e una “patriota”. “Scommetto che gli uomini di tutto il Paese non avranno alcun problema a votare per il candidato migliore che sembra essere una donna”, ha aggiunto il capo di Stato uscente. Perché tutto, in queste pazze presidenziali, sembra essere ridotto al sesso del futuro presidente. In più di un’occasione, Hillary ha sottolineato che “ci sono anche la dignità e il rispetto per le donne e per le ragazze in gioco in queste elezioni”. Come se l’elezioni di Trump potesse mandare a monte le pari opportunità o i diritti delle donne.Con Hillary le possibilità di nuove guerre rischiano di diventare sempre più concrete. Come ha spiegato il generale Fabio Mini, gli “ultimi sprazzi d’ interventismo militare di Obama e il nuovo irrigidimento nei rapporti con Russia e Iran coincidono con quello che i repubblicani hanno promesso ai propri sostenitori e con quello che la Clinton ha in mente di fare se fosse eletta: una nuova guerra fredda tra oriente e occidente, una guerra aperta in Medio Oriente, la rioccupazione della Siria, dell’ Iraq, della Libia e dell’ Afghanistan e nuove sanzioni all’ Iran che destabilizzino l’intera regione, ma che salvaguardino gl’interessi israeliani e delle petromonarchie sunnite”.

Nel campo comunista di Goli Otok
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