“Defund the Police”: si avvicina l’ora della verità per uno dei mantra della sinistra Usa. Il 2 novembre, a Minneapolis, in concomitanza con le elezioni che rinnoveranno il consiglio comunale, si svolgerà un referendum politicamente molto significativo sull’onda delle proteste che si sono susseguite dopo la morte di George Floyd e sul futuro del movimento che chiede di “abolire la polizia” o comunque di limitarne drasticamente i poteri e le funzioni. Come spiega Politico, gli elettori di Minneapolis decideranno se adottare un emendamento allo statuto della città che limiterebbe le dimensioni, la portata e l’influenza del suo dipartimento di polizia, una misura unica nel suo genere. Qualora vincesse il “Sì”, il dipartimento di polizia cittadino verrebbe infatti sostituito con un “dipartimento di pubblica sicurezza”, eliminando così il numero minimo di agenti pro capite richiesto dalla città e sostituendo un buon numero di agenti con assistenti sociali, esperti di salute mentale, eliminando di fatto la polizia locale e riassegnando fondi ad altri servizi cittadini. Un commissario alla sicurezza pubblica guiderebbe il nuovo dipartimento e sarebbe nominato dal sindaco e approvato dal consiglio comunale.

Sinistra radicale (con Soros) a favore

A supportare il movimento Yes 4 Minneapolis e lo smantellamento del dipartimento di polizia della città del Minnesota c’è tutto il mondo della sinistra radicale Usa, fra cui la deputata Ilhan Omar, il procuratore generale Keith Ellison, i sindacati, e svariate organizzazioni ultra-liberal come l’ACLU of Minnesota, l’American Civil Liberties Union, il Black Visions Collective, MoveOn, l’Open Society Policy Center (branchia dell’Open Society Foundations fondata dal magnate liberal George Soros), il Reclaim the Block, il Twin Cities Democratic Socialists of America, e WDN Action. La deputata Omar sostiene che non c’è “niente di radicale” nell’emendamento su cui i cittadini di Minneapolis sono chiamati a pronunciarsi. “Abbiamo un dipartimento di polizia molto incompetente e brutale, da molto tempo. Il resto del mondo ha visto cosa è successo con George Floyd ma non è un fatto isolato. Ricordo di aver assistito alla mia prima sparatoria da parte della polizia da adolescente, nella quale agenti hanno sparato quasi 38 proiettili nel corpo di un uomo malato di mente appena rilasciato da un istituto, che non parlava una parola di inglese” ha dichiarato la deputata dem a DemocracyNow.

Democratici divisi

Come spiega Yes 4 Minneapolis, “il nostro movimento richiede che i nostri leader cittadini si allontanino dalla polizia violenta per creare un dipartimento che si occupi della sicurezza della comunità in modo olistico e con un approccio alla salute pubblica. Il nostro movimento crede che la comunità debba decidere sulla propria sicurezza”. Ciò nonostante, molti democratici sono contrari alla retorica adottata dagli attivisti del “Defund the Police”. Come sottolinea l’Associated Press, molti esponenti dell’establishment democratico credono infatti che questa strategia non sia fruttuosa dal punto di vista elettorale e possa rivelarsi controproducente. “Se parliamo di riformare la polizia, la gente è a favore in modo schiacciante. Quando diciamo ‘defund’, perdiamo”, spiega Colin Strother, uno stratega texano dei dem. “I democratici che continuano a usare ‘Defund the police’ stanno non solo danneggiando se stessi ma anche la causa, francamente”.

Anche il governatore Tim Walz e la senatrice Amy Klobuchar si oppongono entrambi all’emendamento, sostenendo che quest’ultimo è troppo ampio dinanzi all’aumento dei tassi di criminalità in città e troppo vago per avere successo. Anche il sindaco uscente dem Jacob Frey è contrario, così com’è proposto. A suo avviso, particolarmente problematica è la disposizione che porrebbe il potere di riformare – o abolire – la polizia nelle mani del consiglio comunale. Come ha spiegato a Politico, “quando tutti sono al comando, nessuno è al comando. Penso che ridurrebbe drasticamente la responsabilità. Ridurrebbe la chiarezza di comando”. Uno scontro che alza la tensione all’interno della sinistra a stelle e strisce: JaNaé Bates, portavoce della coalizione Yes 4 Minneapolis, si è detta frustrata dalle divisioni tra i democratici. A suo dire, i dem contrari usano una “retorica basata sulla paura”.