Scarsa organizzazione, risposte scoordinate di fronte a emergenze comuni, egoismi nazionali, debolezza culturale e visioni economiche troppo differenti. La recente tempesta perfetta che si è abbattuta sull’Europa ha semplicemente portato in primo piano i nodi di un continente sempre più alla deriva. Nel corso degli anni nessuno a Bruxelles ha dato l’impressione di voler risolvere questi problemi di fondo. Che adesso, ingigantiti da tre fattori di crisi (due esogeni e uno endogeno), hanno messo in ginocchio l’intero continente.
Perfino la Germania, che in epoca pre Covid veniva definita “locomotiva d’Europa”, ha dovuto farei conti con il contraccolpo causato di una burrasca violentissima. Sia chiaro: la tempesta non è arrivata all’improvviso. L’aria di bufera soffiava da tempo. Ma l’Unione europea, anziché prendere accorgimenti, ha sempre pensato che fosse sufficiente nascondere sotto al tappeto le incongruenze tra le differenti visioni politiche dei Paesi membri. Un errore fatale, questo, che adesso pone l’Europa, nuda e senza una strada comune, alla mercé di una crisi epocale.
I tre fattori di crisi
Abbiamo parlato di tre fattori di crisi. Due di questi nodi spinosi hanno radici lontane ma ormai fanno parte della quotidianità dei cittadini europei, mentre il terzo è nato in seguito a ripetuti errori commessi da Bruxelles. Stiamo parlando rispettivamente della pandemia di Covid-19, del terrorismo islamico e della recessione economica.
Se il Sars-CoV-2 si è diffuso nel Vecchio Continente dopo essersi manifestato per la prima volta in Cina, il fanatismo islamico, alimentato dall’immigrazione incontrollata, si è insinuato nel vuoto mostrato dai sistemi politico-sociali, sempre più privi di valori di riferimento ogni anno che passava. E lì ha saputo prosperare. La modernità ha di fatto cancellato credenze, usanze, tradizioni, comportamenti. Al loro posto hanno preso piede estremismi e fanatismi religiosi. Il risultato più evidente di una simile mutazione genetica è sotto gli occhi di tutti: basta dare un’occhiata ai ripetuti attentati avvenuti in Francia nelle ultime settimane.
Per quanto riguarda il coronavirus, la misteriosa polmonite che ha cambiato le nostre vite è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Gli egoismi nazionali che covavano sotto le ceneri hanno preso vita soprattutto durante la prima ondata, quando i singoli governi hanno offerto ricette politiche ed economiche inadeguate per affrontare una sfida sanitaria epocale condivisa. Ognuno ha pensato bene di tirare l’acqua al proprio mulino, accaparrandosi quanti più dispositivi di protezione individuale possibile, chiudendo (o lasciando aperti) i confini agli altri su basi che poco avevano a che fare con l’epidemia e litigando sugli aiuti economici da assegnare ai Paesi membri.
Il colpo di grazia
Il Covid-19 è insomma stato il colpo di grazia che ha mandato al tappeto un’Europa sempre più debole e incapace di affrontare sfide globali. L’emergenza sanitaria, inoltre, ha aggravato la crisi economica che già stava vessando moltissimi Paesi membri, tra cui l’Italia. Per arginare la diffusione del virus, data l’assenza di vaccini e farmaci in grado di sconfiggere il Sars-CoV-2, i governi sono stati costretti ad attuare lockdown più o meno rigidi. Questo ha inevitabilmente congelato il motore economico del continente, con il risultato di aggravare situazioni critiche e peggiorare situazioni sostanzialmente stabili.
I bonus a pioggia distribuiti alle attività commerciali colpite dalla pandemia, i denari promessi da Bruxelles per sostenere gli Stati dell’Ue, la sospensione delle tasse: tutto questo (e molto altro), in qualche modo dovrà essere restituito. Forse pure con gli interessi. In altre parole, una volta terminata la pandemia, i governi non pensino di guardare al futuro come se niente fosse accaduto. Già, perché alla fine qualcuno resterà con il cerino in mano. Detto altrimenti: la recessione che minacciava l’Europa potrebbe diventare ancora più acuta. Crisi sanitaria, crisi economica, crisi di sicurezza: no, le previsioni per il futuro non si preannunciano affatto rosee.
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