La Tanzania scopre l’alta velocità e la Turchia si allarga in Africa

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L’Africa corre sempre più veloce, almeno sui binari. Negli ultimi dieci anni sono stati costruiti centinaia di chilometri di ferrovia, capaci di stravolgere la concezione stessa delle distanze in varie parti del continente. Viaggia con l’alta velocità il Marocco, grazie a copiosi investimenti francesi. Così come l’Etiopia, la cui capitale Addis Abeba dal 2017 è collegata con una moderna infrastruttura al porto di Gibuti. E ora i progetti stanno avanzando anche a Sud dell’Equatore. Nel 2017 è toccato al Kenya dotarsi di una nuova ferrovia capace di collegare velocemente Nairobi con Mombasa. Da qualche mese, i treni veloci ed elettrificati hanno iniziato a percorrere invece il territorio della Tanzania. Circostanza quest’ultima che potrebbe rivoluzionare le rotte commerciali tra l’Oceano Indiano e l’Africa australe.

La ferrovia tra Dar Es Salaam e Dodoma

Come molti altri Paesi africani che hanno scelto di spostare gli uffici del Governo in aree più centrali e interne, anche la Tanzania si è ritrovata nella situazione di avere due capitali: una de facto e una de jure. Dar Es Salaam, metropoli da cinque milioni di abitanti affacciata sull’Oceano Indiano, è la capitale de facto e il cuore economico del Paese mentre, 500 km più a Ovest, le sedi governative si trovano a Dodoma. Le due città non hanno mai realmente “convissuto”: per coprire la distanza tra i due centri, fino allo scorso luglio erano necessarie otto ore di auto e sette di treno. Dunque, è sempre mancata quella “contiguità” in grado di mettere in comunicazione la capitale economica con quella politica. Un fatto non trascurabile sia a livello economico ma anche politico e di sviluppo dell’identità nazionale.

L’avvento dell’alta velocità ha cambiato tutto. Adesso è possibile passare dalle sponde dell’Oceano Indiano al centro di Dodoma nel giro di tre ore e dieci minuti. La Tanzania si è così riscoperta molto più unita. Il servizio di collegamento tra le due città più importanti del Paese è identificato con l’acronimo di Sgr, Standard Gauge Railway. Partito a luglio, come scritto in precedenza, oggi rappresenta una delle realtà ferroviarie più importanti del continente. I convogli iniziano la corsa dalla nuova grande stazione di Dar Es Salaam, effettuano una fermata intermedia a Morogoro, altra città importante del Paese, per poi arrivare nella capitale. Il tutto con una velocità media di 160 km/h, dato più basso rispetto all’alta velocità europea ma in grado comunque di abbattere per sempre i tempi di percorrenza.

Le mani di Ankara sull’infrastruttura

La linea Dar Es Salaam – Dodoma rappresenta solo il primo maxi lotto dell’opera. A Nord della capitale si sta ancora lavorando: l’obiettivo è aprire, nel giro di pochi anni, il tratto diretto a Tabora. Non solo, ma i cantieri sono in corso anche per altri lotti: il Governo punta entro il 2028 a far arrivare il treno a Mwanza, seconda città del Paese situata sul Lago Vittoria. Congiungere il porto di Dar Es Salaam con la regione dei laghi vuol dire mettere in diretta comunicazione l’Oceano Indiano con il cuore dell’Africa. Migliaia di persone e tonnellate di merci, si muoverebbero velocemente abbattendo barriere fisiche e (forse) anche politiche. Un vantaggio per la Tanzania, in grado così di diventare punto di riferimento, assieme al Kenya, per l’Africa sud orientale. Ma ovviamente è anche un vantaggio per chi costruisce queste infrastrutture.

Contrariamente a quanto si possa pensare, vedendo le più recenti esperienze legate ai maxi cantieri africani, questa volta la mano di Pechino è molto meno marcata. Quando la Tanzania ha messo sul piatto oltre due miliardi di dollari per costruire la nuova ferrovia, in effetti i cinesi sembravano sul punto di piantare un nuovo tassello nella mappa della “Nuova Via della Seta”. Invece la vera vincitrice è stata la Turchia. La Yapi Merkezi, tra le più importanti società turche, si è aggiudicata l’appalto per il primo maxi lotto aperto a luglio e anche per buona parte degli altri lotti su cui si sta lavorando. L’azienda non è da sola, ma sta operando in consorzio con la portoghese Mota Engil. Il dato politico più importante, riguarda comunque l’influenza di Ankara in Africa: sempre più presente nel Corno d’Africa a livello politico, adesso il Paese anatolico riesce a piazzare alcune delle sue principali aziende nella costruzione di grandi opere. Con la Cina che, suo malgrado, deve annotare una nuova e inaspettata concorrente nel continente.