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Volodymyr Zelensky come Vladimir Putin? Sulla gestione della corruzione endemica nel Paese, il percorso del presidente ucraino sembra emulare quello dell’arcinemico russo, che tre anni e mezzo fa ha ordinato l’invasione del suo Paese. La notizia che oggi la Rada, il Parlamento ucraino, ha votato a maggioranza schiacciante, su proposta di Servo del Popolo, il partito di Zelensky, la subordinazione dell’Ufficio nazionale anticorruzione indipendente dell’Ucraina e l’l’Ufficio del procuratore speciale anticorruzione alle dipendenze del Procuratore generale, scelto personalmente dal capo dello Stato e ad esso rispondente.

La torsione autoritaria di Zelensky e i timori del Kyiv Independent

Non è una proposta molto diverso da quelle che sono state contestate alla Russia putiniana o, su scala minore, a Paesi come la Polonia e l’Ungheria in Unione Europa. Si tratta dell’allarmante manifestazione di una torsione autoritaria del potere ucraino che rischia di far assomigliare sempre più Kiev e Mosca. E non si tratta certamente di una questione campata per aria.

Di questo rischio avvertiva pochi giorni fa il Kyiv Independent, tra le più informate e autorevoli testate ucraine, secondo cui “una serie di recenti eventi indica che la leadership ucraina sta sempre più aggirando le istituzioni democratiche e sabotando lo stato di diritto” in un contesto in cui “tra questi eventi, il più importante è l’indagine penale a carico del più noto attivista anticorruzione ucraino, Vitaliy Shabunin”.

Il leader dell’Anti-Corruption Action Center è ufficialmente sotto inchiesta per evasione della leva. Sono lontani i giorni del 2019 in cui Volodymyr Zelensky, candidato alla presidenza da tribuno populista, denunciava la corruzione sistemica negli apparati ucraini citando proprio i lavori di Shabunin, con cui si è anche incontrato un paio di volte.

La sensazione è che Zelensky, che negli anni è passato dal patronage dell’oligarca di Dnipro Igor Kolomoisky all’alleanza con il magnate di Donetsk Rinat Akhmetov dopo l’inizio della guerra, voglia dichiarare chiusa la stagione della lotta alla corruzione e iniziare a pensare al futuro, alla strutturazione di un sistema di potere che va consolidandosi all’interno del cerchio magico del presidente con la presa del comando da parte dell’Ufficio dell’Amministrazione della Bankova guidato da Andriy Yermak e all’esterno dalla ricerca di compromessi di sistema.

La pax zelenskyana con cui l’attuale sistema di potere vuole sopravvivere al trapasso della guerra e al suo sviluppo mira a costruire un’idea di sistema-Paese per il dopo. E in questo sistema Zelensky prova a immaginarsi centrale ed è disposto a sacrificare diversi totem, a partire dalla bandiera della lotta alla corruzione. Tutto si tiene: il voto odierno, l’inchiesta contro Shabunin e, ricordava il Kyiv Independent, il fatto che “il governo abbia scandalosamente respinto la nomina di un direttore indipendente dell’agenzia che indaga sui reati dei colletti bianchi, ritardando il tanto necessario rilancio della controversa agenzia per trovare un candidato più gradito e, senza dubbio, più facile da controllare”, sono tutte facce della stessa medaglia. Un brutto campanello d’allarme per chi ha fatto – comprensibilmente – della difesa dell’Ucraina un totem per la lotta in nome dei valori di libertà e democrazia.

La deriva che allontana Kiev dall’Ue

Se il fine ultimo dell’Ucraina è uscire dalla guerra con uno Stato pienamente conscio di sé e della sua identità e forte nelle sue istituzioni, sicuramente ad oggi i risultati sul primo fronte sono più apprezzabili che sul secondo. E sempre di più questa torsione autoritaria, dettata non dall’esigenza della guerra ma dalla volontà di blindare un sistema di potere in perenne stato d’assedio, rischia di porre in conflitto la traiettoria dell’Ucraina e quella delle istituzioni occidentali, a partire dall’Unione Europea.

A maggio 2023 notavamo quanto distante fosse il diritto interno, dal lavoro alla giustizia, dalle prescrizioni necessarie per aderire all’Ue. Registriamo ad oggi che lo scenario interno è peggiorato.

Del resto, di ciò ha preso atto anche la stessa Commissione Europea: “L’Ue fornisce un significativo supporto finanziario all’Ucraina, a condizione che si realizzino progressi in termini di trasparenza, riforma giudiziaria e governance democratica”, ha dichiarato interpellato da Politico.eu il portavoce della presidente Ursula von der Leyen, Guillaume Mercier, che mostrando preoccupazione per le novità provenienti da Kiev ha dichiarato che “l’adesione dell’Ucraina richiederà una forte capacità di combattere la corruzione e di garantire la resilienza istituzionale”. Proprio ciò su cui ad oggi si stanno facendo preoccupanti passi indietro. E che rischiano di macchiare l’alterità tra Ucraina e Russia di cui a lungo Kiev ha fatto, comprensibilmente, un fattore d’orgoglio.

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