Sono ore molto intense sul fronte libico: nelle prossime ore a Mosca saranno presenti i due principali protagonisti della guerra in corso nel Paese nordafricano, ossia Fayez Al Sarraj e Khalifa Haftar. Non è ancora ben chiaro se ci sarà, sotto la supervisione di Vladimir Putin, un incontro diretto oppure se i colloqui saranno divisi in due momenti diversi della giornata. Ciò che appare certo è che nelle prossime ore si guarderà verso la capitale russa per capire molto del futuro della Libia. Si prevede, in particolare, la firma di uno specifico accordo che potrebbe segnare un “salto di qualità” rispetto al cessate il fuoco entrato in vigore nelle scorse ore. Nel frattempo ci si muove anche in Europa: a Berlino si parla della data della conferenza in Libia, Conte e Di Maio sono invece in missione diplomatica tra Turchia, Tunisia ed Egitto.

L’ottimismo di Mosca

Oltre che a porre termine ai combattimenti, rinforzando in qualche modo il cessate il fuoco in vigore in queste ore, in Russia Al Sarraj ed Haftar dovrebbero mettere nero su bianco su alcuni punti molto delicati. In primis, il congelamento dell’intervento turco: l’operazione lanciata da Ankara verrebbe accantonata. Un’eventualità che starebbe molto bene ad Erdogan, il quale in questa maniera potrebbe rivendicare un primo parziale successo: aver mantenuto Al Sarraj a Tripoli, scongiurando la conquista della capitale da parte di Haftar. Altro punto delicato è la presenza dei militari russi in Libia: saranno loro a sovrintendere alla buona riuscita dell’accordo ed alla sua applicazione. C’è quindi spazio anche alla missione delle Nazioni Unite, eventualità questa tirata in ballo anche dal governo italiano. In particolare, nel paese nordafricano dovrebbero arrivare i caschi blu dell’Onu con una forza non armata in grado di attuare una contrapposizione tra le due parti in lotta.

Infine, c’è un altro punto che potrebbe suscitare non poca curiosità: si fa infatti riferimento all’esercito libico come forza che dovrebbe controllare i pozzi di petrolio. L’esercito in questione dovrebbe essere quello guidato da Khalifa Haftar, il Libyan National Army. Inoltre, tutte le varie milizie dovrebbero essere disarmate sotto la supervisione di Onu e Russia. Dopo la mancata firma di Haftar nel pomeriggio su questo accordo, in tarda serata è arrivato un ulteriore colpo di scena. In particolare, l’inviato russo per la Libia Lev Dengov ha dichiarato che, nella giornata di martedì, verrà fatto un altro tentativo tra le parti ed Haftar probabilmente apporrà la sua firma: “Per il generale – ha dichiarato l’inviato russo – è importante mantenere la Russia come alleato”.

E mentre a Mosca si passerà al vaglio questo accordo, in Europa sembra finalmente poter decollare la conferenza di Berlino su cui il vecchio continente vuole scommettere per rientrare in gioco nel dossier libico. Su questo fronte una novità è arrivata in questo lunedì mattina, con il ministro degli esteri tedesco Steffen Seibert che ha ipotizzato il 19 gennaio come data per far svolgere l’incontro.

Missione di Conte e Di Maio in Medio oriente

Proprio questo lunedì mattina il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, si è recato ad Ankara per incontrare il presidente turco Erdogan. Ovviamente primo punto all’ordine del giorno è il dossier libico. Possibile una discussione incentrata soprattutto sul peso dei due paesi in Tripolitania, territorio in cui sia Roma che Ankara hanno interessi molto importanti. Nella giornata di martedì invece, Conte si recherà ad Il Cairo, dove vedrà il presidente egiziano Al Sisi. L’Italia dunque in questo frangente sta dialogando sia con la parte turca, che sostiene Al Sarraj, che quella egiziana che invece rappresenta uno dei principali sponsor del generale Haftar.

Sempre in questo lunedì invece, il ministro degli esteri Luigi Di Maio si è recato a Tunisi. Anche in questo caso, primo punto in agenda ha riguardato il dossier libico. La Tunisia, sostanzialmente imparziale in Libia anche se ha rapporti diplomatici con il governo di Al Sarraj, svolge comunque un ruolo cruciale all’interno del contesto libico per via del suo posizionamento geografico. Anche in questo caso, l’obiettivo di Roma è condividere alcuni punti politici cruciali in vista dei prossimi appuntamenti diplomatici.

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