“Il giorno della mia investitura vorrei che quello che potrebbe essere ritenuto un percorso, quello che ci portò alla Basilica di Saint Denis, necropoli dei re di Francia, agli invalidi e poi alla vicenda del generale De Gaulle, possa essere ritenuto in continuità con la storia francese”. La frase è di Marine Le Pen ed è stata pronunciata in una delle ultime trasmissioni televisive – una che è andata in onda su TF1 – che precedono il primo turno delle presidenziali di domenica 10 aprile.

La normalizzazione del leader del Rassemblement National passa pure dalla figura di Charles De Gaulle. Non era scontato e non è detto che la svolta politologica attecchisca: il gollismo francese ha una radice antitetica a quello che è stato il frontismo francese e che oggi è divenuto lepenismo. Sembrano tempi antichi quelli in cui, per un elettore d’Oltralpe, votare per Jean Marie Le Pen significava anche criticare scelte e collocazione geopolitica del generale della resistenza transalpina contro il nazifascismo. La stessa parabola politica di Jean Marie Le Pen – come viene raccontato in questo approfondimento – sorge in opposizione ed in competizione con il gollismo.

Certo, gli elogi al generale di De Gaulle di Marine non sono notizia oggi e non è un caso che la figura del padre e fondatore del Fn sia stata di fatto sottoposta ad una damnatio memoriae. Ma la Le Pen che stiamo ascoltando durante questa campagna elettorale è di sicuro la versione più moderata e gollista che i francesi abbiano mai conosciuto. La rivendicazione dell’eredità politica del generale può essere fissata in un momento preciso: Bayeux, novembre del 2021. Il leader del Rassemblement National, di cui già veniva data per scontata la ricandidatura per l’Eliseo, dichiara di sentirsi in “continuità” con il portato storico di De Gaulle. La critica non le crede e non condivide ma lei tira dritto.

C’è almeno un fattore strategico che suggerisce alla donna sondata come seconda per il primo turno delle presidenziali di continuare su questa strada: il presidente  Emmanuel Macron sembra essere riuscito ad attrarre una parte del voto attribuito di solito dai francesi ai Repubblicani. Un po’ com’è successo cinque anni fa al Partito socialista guidato da Benoit Hamon, la candidatura gollista di Valerie Pecresse sembra, nonostante gli auspici delle primarie, in forte difficoltà. E non si può escludere che una fetta minoritaria di elettorato repubblicano possa esprimersi in favore di Marine Le Pen. A destra del Rassemblement National, del resto, c’è la destra vetero-conservatrice di Eric Zemmour e della Reconquete!. Per i centristi, Zemmour fumo negli occhi.

Non che la Le Pen sia considerata accettabile per i moderati ma, a differenza di Zemmour, il fenomeno lepenista è conosciuto ed acclarato. E questo potrebbe spingere i francesi di centrodestra, almeno tra quelli non disponibili a ragionare, in seconda battuta, sul votare per la Republique En Marche!, a dare una chance al lepenismo. Siamo nel campo delle ipotesi ma è chiaro che la strada già stretta per un’affermazione lepenista al secondo turno non possa che passare dal gollismo e da una virata parzialmente centrista.

Quando il primo turno sarà concluso, Valerie Pecrezze, che le rilevazioni statistiche danno soltanto attorno al 13%, potrebbe optare per un sostegno diretto ad Emmanuel Macron. I Repubblicani non hanno, per il momento, smentito questa eventualità. A quel punto, Marine Le Pen potrebbe appellarsi, come già ha provato a fare in passato, all’intero elettorato di centrodestra transalpino, chiedendo di essere votate come unico ostacolo alla vittoria di un candidato e delle forze di centrosinistra. Cinque anni fa non ha funzionato

La campagna elettorale, i toni, le istanze, le battaglie e gli accenti della Le Pen del 2021, però, sono molto diversi da quelli delle presidenziali scorse. E non è di certo un caso.

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