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La Corea del Nord non intratterrà mai più colloqui di denuclearizzazione con potenze straniere e “non rinuncerà mai” alle armi nucleari. Il presidente nordcoreano Kim Jong-un ha espresso pubblicamente la sua determinazione a non scendere a patti con nessuno, Stati Uniti in primis, accusati tra l’altro di voler controllare il suo Paese e non soltanto di denuclearizzarlo.

“Non ci sarà mai alcuna dichiarazione di rinunciare alle nostre armi nucleari o di accettare la denuclearizzazione, né ci sarà mai alcun tipo di negoziato o contrattazione per soddisfare le condizioni di altri”, ha tuonato Kim in un discorso tenuto in occasione di una riunione dell’Assemblea popolare suprema a Pyongyang. Il leader ha quindi sfidato Washington sulle sanzioni, invitando le autorità statunitensi a mantenerle per i prossimi mille anni.

“Finché ci saranno armi nucleari sulla Terra e l’imperialismo rimarrà… la nostra strada verso il rafforzamento dell’energia nucleare non si fermerà”, ha proseguito il Grande Leader, secondo quanto riportato dal quotidiano nordcoreano Rodong Sinmun. L’uscita di Kim, come vedremo, non è affatto dettata dal caso.



Corea del Nord potenza atomica

L’Assemblea popolare suprema – la Camera legislativa nordcoreana – ha infatti concordato di approvare una nuova legge che amplia lo status autodichiarato della Corea del Nord di stato dotato di armi nucleari, sostituendo una precedente codificazione risalente al 2013. “Attraverso la stipulazione della nostra politica sull’energia nucleare in una legge, lo status del nostro paese come stato dotato di armi nucleari è ora diventato irreversibile”, ha spiegato Kim.

Ma accanto alle etichette e definizioni varie, è importante analizzare un altro aspetto della suddetta legge, che chiarisce anche le condizioni di utilizzo delle armi nucleari. Ebbene, secondo la nuova legge, un attacco nucleare da parte di Pyongyang può adesso essere eseguito automaticamente e immediatamente per distruggere l’origine di una provocazione esterna, qualora il sistema di comando e di controllo delle forze nucleari nordcoreane dovesse essere in pericolo a causa di un attacco di forze ostili.

La legge conferisce anche al leader Kim “il comando monolitico” e “tutti i poteri decisivi in materia di armi nucleari”. Lo stesso Kim ha quindi sottolineato che la legalizzazione della politica sulle armi nucleari ha “un grande significato nel tracciare una linea irrecuperabile” in modo tale che non possa più contrattare sul tema.

Il messaggio di Kim

Kim ha lasciato aperto un piccolissimo spiraglio, aggiungendo che le “condizioni politiche e militari della penisola coreana”, così come l’ambiente politico globale, devono cambiare affinché ci sia un adeguamento della politica nucleare del Nord.

Secondo quanto riportato da NkNews, l’articolo 6 della nuova legge elenca cinque condizioni che consentirebbero a Pyongyang di utilizzare armi nucleari. Ad esempio quando la Corea del Nord dovesse giudicare che un attacco nucleare, o con altre armi di distruzione di massa, contro Pyongyang sia “già stato condotto o è imminente”. Afferma persino condizioni come l’attacco “nucleare o non nucleare”, imminente o compiuto, da parte di “forze ostili” contro la leadership della Corea del Nord o il sistema di comando nucleare, così come l'”attacco militare letale contro i principali obiettivi strategici del Paese”.

Ebbene, tutto questo lascia intendere che il Nord includa adesso segni di “attacco imminente” come condizioni per l’uso di armi nucleari, segnando una rottura significativa rispetto alla precedente e richiamata legge del 2013 che elencava invece solo situazioni di secondo attacco, e non attacchi preventivi. La Corea del Nord, prosegue infine la richiamata legge, può anche utilizzare armi nucleari quando è “inevitabile” per ragioni “tattiche” in tempo di guerra, nonché per “situazioni” non specificate che minacciano la sopravvivenza del regime e del suo popolo.

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