Viene da tempo soprannominata la “Corea del Nord d’Africa” e questo per via della presenza di un duro regime militare, lì dove il periodo di leva per ogni cittadino maschio può arrivare anche fino a 15 anni, e di una parziale chiusura commerciale con il resto del mondo. In realtà l’Eritrea, guidata dall’anno della sua indipendenza dall’Etiopia avvenuta nel 1993 da Isaias Afewerki, oggi appare pienamente inserita nel suo contesto regionale e ha rapporti con diversi attori. Ma hanno ugualmente fatto scalpore le notizie legate a un parziale ridimensionamento delle sanzioni da parte degli Stati Uniti. Washington infatti, il 18 ottobre scorso, ha ufficializzato l’uscita dalla lista dei soggetti sanzionati di alcuni enti fortemente legati al Paese africano. Per la verità, a livello tecnico, si è trattato del mancato rinnovo di una serie di sanzioni e peraltro non tutte. Ma a livello politico il fatto appare importante: segna infatti i primi tentativi di avvicinamento tra Washington e Asmara.
Le sanzioni non rinnovate
Per via della linea politica portata avanti da Afewerki e per via delle accuse di violazione dei diritti umani mosse al governo di Asmara, i rapporti tra Stati Uniti ed Eritrea sono spesso stati ai minimi termini. Per la verità, subito dopo l’indipendenza del 1993 la situazione appariva diversa: Washington è stata tra le prime capitali a riconoscere le istituzioni eritree e negli anni successivi sono stati diversi i contatti tra le due parti. La situazione è realmente cambiata quando Eritrea ed Etiopia sono arrivate ai ferri corti nel 1998, avviando una guerra destinata a durare per quasi venti anni. A quel punto, gli Usa hanno visto in Addis Abeba il proprio alleato regionale mentre Asmara è stata accusata, soprattutto dall’amministrazione di Bush junior, di alimentare l’instabilità nel Corno d’Africa e non solo. La guerra nel Tigray del 2020, interna all’Etiopia, ha avuto effetti anche sui già fragili rapporti tra Usa ed Eritrea: la Casa Bianca ha accusato Afewerki di aiutare i ribelli tigrini e di essere complice di numerose violazioni dei diritti umani. L’allora presidenteJoe Biden, nel settembre 2021, ha così firmato l’ordine esecutivo 14046 con cui sono state imposte sanzioni a diversi enti eritrei.
Il documento scadeva lo scorso 17 settembre e l’amministrazione Trump ha deciso di non rinnovarlo. Il giorno dopo così, il Tesoro Usa ha rimosso dall’elenco dei soggetti sanzionati tutti coloro che erano inclusi nell’ordine 14046. E non si tratta di soggetti di second’ordine: tra i sanzionati c’era l’esercito eritreo, così come il partito di Afewerki e la Red Sea Trading Corporation, ossia la più importante società commerciale del Paese africano, legata a doppio e triplo filo all’apparato di potere ruotante attorno il presidente. Se con le sanzioni del 2021 l’amministrazione Biden ha tolto completamente ogni filo con i più importanti soggetti del potere eritreo, oggi il mancato rinnovo del documento prima citato potrebbe garantire una vera e propria boccata d’ossigeno per l’intera dirigenza eritrea.
Washington guarda con attenzione al Mar Rosso
Curioso come la rimozione delle sanzioni, a cui corrisponde un implicito riconoscimento della fine dei timori legati a un aiuto dell’Eritrea ai tigrini, sia avvenuta proprio mentre la guerra nel Tigray ha iniziato nuovamente a infuriare. Con il premier etiope Abiy Ahmed che, tra le altre cose, ha accusato ancora una volta Asmara di essere dietro i movimenti armati presenti nella regione. Ed è in questo contesto che appare possibile cogliere l’elemento politico più significativo: anche se si è trattato di un mancato rinnovo delle misure contro il Paese africano, ad ogni modo la mossa della Casa Bianca indica la volontà degli Usa di riaprire i cordoni del dialogo con l’Eritrea. Il tutto, nonostante per l’appunto la guerra che Afewerki è accusato di fomentare è tornata a imperversare.
Il punto, così come sottolineato da funzionari Usa alla Reuters, riguarda la posizione strategica dell’Eritrea nel Corno d’Africa. Il Paese si affaccia sul Mar Rosso ed è quasi dirimpettaio allo Yemen, lì dove gli Houthi minacciano la chiusura dello Stretto di Bab El Mandeb. Anche Al Jazeera, riportando le valutazioni di alcuni dirigenti del Dipartimento di Stato Usa, ha ipotizzato come dietro il mancato rinnovo delle sanzioni ci sia la volontà pragmatica di Washington di stringere rapporti con i Paesi affacciati sul Mar Rosso. In cambio di un maggior respiro economico, indispensabile per la stabilità del regime di Afewerki, gli Usa potrebbero ottenere collaborazione da Asmara per la difesa di equilibri e interessi nella regione. Una circostanza quest’ultima che rappresenterebbe unasvolta nella politica di Washington sul Mar Rosso, oltre che la conferma del ritrovato interesse dalla Casa Bianca per le sorti di quest’area a cavallo tra Africa e Asia.
Fonti:
https://ofac.treasury.gov/recent-actions/20260918
https://thefederalregister.org/documents/2026-19415/notice-of-ofac-sanctions-action