Leonardo, tra i principali campioni nazionali dell’industria a partecipazione pubblica e pilastro del comparto della Difesa, sta nelle ultime settimane riorganizzandosi per definire i suoi assetti istituzionali e le sue politiche strategiche di lungo periodo. Il gruppo diretto da Alessandro Profumo, che fattura oltre 12 miliardi di euro, rappresenta il più importante esponente del “partito atlantico” all’interno del sistema della Difesa italiana. Leonardo, infatti, attraverso politiche mirate e cambi di management sta gradualmente orientando il core business dei suoi affari in direzione di una maggiore sinergia con Stati Uniti, Canada e Regno Unito nel contesto dell’Alleanza Atlantica, compiendo scelte che condizioneranno in maniera importante le direttrici del governo italiano, impegnato a mediare tra la necessità di giocare un ruolo di punta nella nascente Difesa europea e quella di coltivare i rapporti con gli alleati Nato nella sede dell’organizzazione multilaterale.

Leonardo a stelle e strisce

Importante, in tal senso, è stato l’asse costituitosi tra il Presidente di Leonardo Gianni De Gennaro, ex direttore generale di pubblica sicurezza e capo del Dis (dipartimento informazioni e sicurezza, e nuove figure inserite nei quadri aziendali nell’ultimo anno. Tra questi si segnalano il fondatore di Formiche e direttore del Centro Studi Americani Paolo Messa, da fine 2018 alla guida degli affari istituzionali, e Enrico Savio, attuale numero due, vice vicario, del Dis che nei prossimi mesi si occuperà di tracciare le strategie di marketing e intelligence. Questo rinnovamento del sistema di governance, che ha il suo apice nell’ad  Alessandro Profumo, ha avuto l’obiettivo di trasformare Leonardo in una compagnia più performante sotto il profilo finanziario, capace di maggiori capacità di innovazione tecnologica e operativa nei settori a più alto tasso di sviluppo (come l’aerospaziale) e, soprattutto, orientata politicamente verso una più forte sinergia con Washington e Londra, in controtendenza con le idee di numerosi consiglieri nominati tra il 2013 e il 2014 dal Partito Democratico, favorevoli a un asse prioritario con la Francia.

Secondo quanto riportato da StartMag, il sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti e l’ambasciatore Usa in Italia Lewis Eisenberg avrebbero apertamente benedetto la svolta di Leonardo approvandola politicamente in un incontro bilaterale dello scorso maggio: la Lega, in tal senso, si conferma anche nel settore della Difesa come la forza governativa più aperta a un rafforzamento dell’asse atlantico.

Tutti i progetti oltre Atlantico

Leonardo è pronta a costituire la sua consociata canadese e, al tempo stesso, mira a giocare un ruolo di primo piano nella progettazione satellitare. Tale strategia è destinata a svilupparsi attraverso l’acquisto della filiale canadese di Maxar e, soprattutto, l’ampliamento della partecipazione al programma NorthStar Earth & Space, la piattaforma di servizi di informazione globale e che monitorerà la Terra e lo spazio. Il progetto, lanciato circa un anno fa, con sede a Montreal, e che ha immediatamente attratto partnership strategiche, tra le quali l’Alleanza Spaziale Europea, che include Leonardo.

Al contempo, Leonardo mira a un’azione a lungo raggio oltre Atlantico per rafforzare i suoi galloni di affidabile fornitore estero della Difesa Usa: l’affare completato a settembre 2018 che ha portato a un appalto da 2,4 miliardi di dollari per 84 elicotteri da trasporto Aw-139 ha garantito all’erede di Finmeccanica un ruolo da prime contractor negli States.

Infine, sotto il profilo politico l’amicizia tra Leonardo e gli Stati Uniti consentirebbe al gruppo di Piazza Montegrappa un’estensione dei suoi rapporti con la Cina che non sarebbe vista di cattivo occhio qualora si limitasse alle già consistenti forniture civili che Leonardo ha in programma di compiere verso l’Impero di Mezzo.

Profumo sceglie Tempest

Ma l’affare e il progetto strategico che più segna il solco del rinnovato atlantismo di Leonardo è legato a un progetto ideato dal Regno Unito. Londra ha infatti varato il programma Tempest per lo studio, la progettazione e la realizzazione di un caccia di sesta generazione destinato a sostituire l’Eurofighter Thypoon, e in Europa compete con una cordata franco-tedesca espressione del concetto eurocentrico di comparto della Difesa.

Nella “guerra dei caccia” Leonardo, coerentemente con le sue ultime mosse, punta su Londra e sulla sua scelta apertamente atlantista. Tra i membri del consorzio di Tempest vi è infatti anche Leonardo Uk, azienda britannica della società guidata da Alessandro Profumo. “Avionica, elettronica e integrazione dei sistemi sono i terreni operativi in cui, sulla scia dell’eccellente lavoro svolto per il Typhoon, l’erede di Finmeccanica potrebbe giocare il ruolo decisivo”, sottolineavamo su questa testata. L’ad Profumo ha invitato il governo Conte ad aderire al consorzio Tempest a cui, formalmente, per ora Londra ha invitato solo l’India. Puntare sul Tempest significherebbe impegnare operativamente il futuro dell’Aeronautica militare al legame stretto con gli Usa e il Regno Unito perchè il nuovo sistema operativo stealth “è infatti pensato per una perfetta integrazione con gli F-35 come velivolo multiruolo, e questo ha implicazioni rilevanti anche sotto il profilo politico”.

Al governo sarà deputato un ruolo di sintesi di diversi interessi nel comparto della Difesa. Se da un lato colossi come Fincantieri hanno scommesso sull’integrazione della Difesa europea, come testimonia il recente accordo con Naval Group, Leonardo e i principali protagonisti del settore aeronautico continuano a preferire l’asse con Stati Uniti e Regno Unito. All’Italia manca un campione nazionale della difesa capace di saper gestire entrambi i fronti con un capitale politico e negoziale non necessariamente dipendente dalle mutevolezze del management. Ma, in questo contesto, la scommessa di Leonardo è ambiziosa e strategicamente fondata: rafforzare i legami militar-industriali con i Paesi che il governo ritiene, più di tutti, alleati in ambito Nato. La sostenibilità di una politica trainata dalle industrie senza un decisivo apporto governativo, tuttavia, è completamente da verificare sul lungo periodo.

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