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Politica

La Svizzera sceglie la via dell’europeismo e boccia la Swexit

La destra sovranista svizzera ha subito una pesante sconfitta. Un referendum che intendeva porre fine alla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’Unione europea è stato sonoramente bocciato dagli elettori con il 61,7% dei voti ed un’affluenza alle...
La svizzera al voto per il rinnovo del Parlamento (LaPresse)

La destra sovranista svizzera ha subito una pesante sconfitta. Un referendum che intendeva porre fine alla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’Unione europea è stato sonoramente bocciato dagli elettori con il 61,7% dei voti ed un’affluenza alle urne che ha sfiorato il 60% degli aventi diritto. Il quesito era stato promosso dall’Unione democratica di centro (Svp), schierata su posizioni conservatrici ed anti immigrazione e che è giunta prima alle elezioni del 2019 ottenendo 53 seggi sui 200 del Parlamento elvetico. L’iniziativa referendaria aveva visto l’opposizione dell’esecutivo federale, del Parlamento, delle unioni sindacali, delle organizzazioni dei datori di lavoro e di tutti i partiti politici del Paese. Secondo costoro l’abrogazione del trattato che consente la libertà di movimento tra Svizzera ed Unione europea avrebbe privato Berna di molti lavoratori qualificati e danneggiato irrimediabilmente le relazioni con Bruxelles. Per il ministro della Giustizia Karin Keller-Sutter il passaggio del referendum avrebbe potuto provocare un esito simile a quello della Brexit. Marco Chiesa, presidente dell’Unione democratica di centro, ha espresso sconforto per il risultato affermando che il movimento continuerà ad impegnarsi affinché la Svizzera possa perseguire politiche migratorie autonome.

La minaccia della “ghigliottina”

Nel 2014 i cittadini  avevano votato in favore di un referendum che intendeva limitare la capacità dei cittadini comunitari di vivere e lavorare in Svizzera. L’esecutivo di Berna, che ormai da decenni vede rappresentati al suo interno i principali movimenti politici del Paese in una sorta di coalizione permanente, non aveva però implementato quanto approvato dagli elettori e ciò ha spinto l’Unione democratica di centro a ripresentare la medesima proposta quest’anno. La fine della libertà di movimento, stando a quanto riferito da alcuni esperti, avrebbe potuto generare conseguenze nefaste. Pascal Sciarini, professore presso l’Università di Ginevra, ha chiarito come una serie di accordi stipulati con l’Unione europea e che regolano settori come quello agricolo e commerciale sarebbero decaduti in caso di rimozione della libertà di movimento a causa della cosiddetta “clausola della ghigliottina“. L’Unione europea è il principale partner commerciale della Svizzera e sembra inoltre probabile che anche la pandemia abbia influito sull’esito della consultazione. L’emergenza sanitaria ha dimostrato come la cooperazione sia necessaria per tenere sotto controllo la crisi e come l’economia venga danneggiata dall’interruzione degli scambi.

La soddisfazione di Bruxelles

L’iniziativa, denominata “Per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)”, è stato respinta da buona parte dei cantoni (oltre 17), in particolare modo dalle aree urbane Svizzera tedesca e francese. A Zurigo il 65 % degli aventi diritto si è espresso per il no, a Ginevra questa percentuale ha raggiunto il 68% mentre a Basilea città il 74%. Solamente tre cantoni ed un semicantone (Appenzello Interno) si sono espressi in favore: il Canton Ticino e quello di Schwyz, dove è stata appoggiato dal 53% dei votanti mentre nel Canton Glarus i voti in favore hanno raggiunto un risicato 50,4%. Un esito che sembra destinato a non spaccare il Paese e che ha provocato una certa soddisfazione dalle parti di Bruxelles. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha dichiarato su Twitter che “oggi è un grande giorno per le relazioni tra Svizzera ed Unione europea” e che “gli svizzeri hanno espresso la propria opinione e mandato un messaggio chiaro: ci aspetta un grande futuro insieme”. Il risultato è destinato a rafforzare, indirettamente, anche le istituzioni europee, che sono impegnate in una laboriosa trattativa con il Regno Unito per raggiungere un possibile accordo di libero scambio con Londra. I tiepidi rapporti tra Unione europea e Svizzera non sembrano comunque destinati a mutare in futuro. Berna è parte dell’Accordo di Schengen ma non ha alcuna intenzione di entrare a far parte dell’organizzazione continentale. La cooperazione tra le parti è ritenuta evidentemente soddisfacente e la (quasi) totale stabilità politica del Paese alpino previene forti scossoni o riesce in ogni caso a porvi rimedio.





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