Nel corso dell’incontro a Washington tra Donald Trump e Imran Khan, il presidente degli Stati Uniti ha offerto al primo ministro del Pakistan il ruolo di mediatore nel processo di pace dell’Afghanistan. In cambio Trump si è impegnato a far riprendere lo stanziamento degli aiuti da 1,3 miliardi di dollari annui, sospesi lo scorso anno dallo stesso presidente dopo che aveva accusato il governo di Islamabad di far troppo poco nella lotta al terrorismo. Non solo, però perché stando alle dichiarazioni rese dal presidente statunitense al termine del bilaterale avrebbe dato la sua disponibilità a fare da mediatore tra Pakistan e India sull’annosa questione del Kashmir.

Nessuna soluzione militare

Se questa rimane una prospettiva ancora lontana, la questione della pacificazione dell’Afghanistan è un tema all’ordine del giorno da mesi. L’obiettivo di Trump è di giungere a una soluzione con i talebani, così da terminare un conflitto che va avanti da 18 anni e che ha portato a un impiego non indifferente di uomini e di risorse economiche da parte degli Stati Uniti e dei Paesi che fanno parte della Coalizione. Il presidente Trump, nella conferenza stampa successiva al bilaterale, ha ammesso di poter “vincere la guerra in una settimana”, ma per farlo ha sottolineato che “provocherebbe la morte di 10 milioni di persone, spazzando via l’Afghanistan dalla faccia della terra”. È certo che una soluzione militare al conflitto non esiste. Il ruolo di Imran Khan e del Pakistan potrà essere cruciale nel sollecitare i talebani a trattare con il governo di Kabul per trovare una soluzione politica alla guerra, che escluda anche la possibilità di fare dell’Afghanistan una base per i gruppi dello Stato Islamico e del terrorismo islamico.

Il “timore” di Trump

L’accelerazione di Trump sul processo di pace tra i talebani e il governo afghano ha una serie di motivazioni politiche. La prima di queste è legata a contenere ogni potenziale inserimento della Cina nelle trattative, anche perché se la palla passasse a Pechino significherebbe perdere potenzialmente ogni influenza sull’area che entrerebbe di fatto nella sfera di influenza economica cinese. Inoltre, come spiegato su Foreign Policy un’altra ragione del tentativo di inserire il Pakistan nelle trattative di pace potrebbe avere carattere preventivo e sarebbe sempre legata all’Afghanistan. Questo perché fare di Khan il mediatore con i talebani reinserirebbe di fatto il governo di Islamabad nella cerchia dei Paesi graditi alla Casa Bianca, portando alla riapertura del canale degli aiuti economici così da scongiurare potenziali contromisure pakistane. Il timore di Trump sarebbe quello di trovarsi di fronte alla situazione del 2011, quando Islamabad -a seguito dell’uccisione di 24 soldati nel corso di un raid aereo statunitense alla frontiera- decise di sospendere le rotte di approvvigionamento utilizzate dagli Stati Uniti e dalla Nato per trasportare materiale in Afghanistan. L’obiettivo è di evitare di passare per le costose e tortuose rotte dell’Asia centrale che sono nel “giardino di casa” della Russia, potenzialmente interessata a rallentare il transito del materiale per via dell’aumentata tensione con gli Stati Uniti.

Strategia per pacificare l’Asia centrale?

Se il processo di pace con i talebani dovesse concludersi positivamente e la missione militare in Afghanistan terminerebbe, con il conseguente ritiro delle truppe dei Paesi Nato, per Trump sarebbe una vittoria politica incredibile e che spianerebbe la strada anche a un’altra trattativa, quella con l’Iran. È qui che il ruolo di Imrar Khan potrebbe essere sfruttato al massimo, anche perché tra Pakistan e Iran le relazioni sono buone e Islamabad è molto interessato al fatto che via sia pace e stabilità nel Golfo Persico. Trump, quindi, potrebbe proporre al premier pakistano di mediare con Teheran per giungere a un accordo per evitare una nuova escalation nell’area. I colloqui che inizieranno con i talebani per pacificare l’Afghanistan, probabilmente, non saranno fini a sé stessi ma faranno parte di una più ampia strategia di pacificazione dell’Asia centrale.