Espandere l’economia a livello globale ancor più di quanto fatto finora. Affidarsi ad accordi di libero scambio così da consolidare la propria presenza in mercati ben più appetitosi rispetto al ristagnante Occidente. Recitare un nuovo ruolo nello scacchiere internazionale, un ruolo che sia più consono alle ambizioni di un attore da sempre abituato a esercitare influenza sugli altri e non a subirla. Infine limitare l’espansione della Cina, per giunta sfidando Pechino sul suo stesso terreno di battaglia preferito: l’ambito commerciale. Il Regno Unito dell’epoca post Brexit è pronto a ritagliarsi un posto in prima fila in un’epoca che si preannuncia ricca di cambiamenti.

Il più importante: lo spostamento del baricentro economico-geopolitico dall’asse Stati Uniti-Europa all’Asia. Senza più le catene di Bruxelles a limitarne i piani, l’Uk è pronta per diventare davvero globale. È questa, del resto, l’essenza di quella Global Britain sbandierata da diversi esponenti del Partito Conservatore. Un’idea che, nelle intenzioni di Boris Johnson e soci, dovrebbe plasmare le relazioni internazionali britanniche in modo tale da far tornare il Regno Unito ai vecchi fasti della grande potenza che fu. Utopia o possibilità concreta? In attesa di rispondere alla domanda, ci sono già segnali evidenti di come il progetto si stia lentamente concretizzando.

Le tre direttive di Johnson

Per creare una spaccatura con il passato, Boris Johnson si è mosso lungo tre direttive piuttosto evidenti. La prima: consolidare l’alleanza con gli Stati Uniti di Joe Biden. Un rapporto complesso, quello tra Uk e Usa, quasi di amore e odio tra due Paesi alleati ma, a tratti, in competizione tra loro. Per un secolo abbondante lo scettro di prima e unica potenza globale – l’unica in grado davvero di determinare le sorti del pianeta muovendo un solo dito – è stato saldamente nelle mani di Washington. Poi, in seguito alla grande crisi economica dei primi anni Duemila, il lento declino americano ha creato inaspettate praterie da conquistare.

Archiviata l’uscita dall’Unione europea, il Regno Unito di Johsnon ha fatto capire di voler occupare quegli spazi vuoti. La strada è tuttavia in salita, e lo si è visto in Afghanistan. A Kabul, la prova della nuova Global Britain è stata piuttosto opaca, considerando che la proposta del premier britannico di mantenere la presenza militare Usa in loco fin oltre il 31 agosto è stata rifiutata da Biden senza troppi cerimoniali. Meglio è andata quando lo stesso Biden ha annunciato nottetempo la creazione di un’alleanza militare costituita da Stati Uniti, Regno Unito e Australia, e cioè il famigerato Aukus. Stiamo parlando di un partenariato di “sicurezza trilaterale rafforzato” che prevede la condivisione di informazioni e tecnologie tra i tre soci costituenti per quanto concerne lo scenario dell’Indo-Pacifico. Chiara l’intenzione di arginare la Cina, ancor più evidente nella terza direttiva imboccata da Johnson.

La strategia economica dell’Uk

Arriviamo al piano economico dell’UK. In realtà la strategia di Londra mira a salvaguardare il sogno futuro della Global Britain. Che poi gli accordi stipulati dal governo Johnson con vari attori internazionali vadano a danneggiare la Cina, e quindi avvantaggiare gli Stati Uniti, è solo un effetto secondario. Meglio così per Washington, felice di contrastare Pechino insieme al Regno Unito.

Gli ultimi due accordi commerciali di libero scambio firmati sono stati quelli con Australia e Nuova Zelanda. Le due intese, come ha sottolineato anche Repubblica, non devono essere lette come semplici concordati economici tra Paese e Paese. Le intenzioni britanniche sono molto più ambiziose e coincidono con il tentativo di entrare a gamba tesa nel mercato asiatico e trans-pacifico. Londra potrebbe infatti entrare presto nel cosiddetto Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (Cptpp), della quale fanno già parte Australia, Canada, Giappone, Nuova Zelanda, Singapore e Vietnam, solo per citare qualche Paese.

Ricordiamo che il Cptpp fu creato da Barack Obama per bilanciare l’allora crescente peso economico cinese con la nascita di un blocco di economie coordinate, del quale gli Stati Uniti erano perno. Nel 2017, Donald Trump ha deciso di ritirare Washington dall’intesa. Ebbene, la posizione ideale rimasta vacante potrebbe presto essere occupata dal Regno Unito. Che, a quel punto, diventerebbe uno dei principali competitor economici della Cina.

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