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L’orientamento verso la Russia dopo il fallito golpe del luglio 2016, le operazioni militari effettuate in Siria contro la coalizione filo curda alleata degli Usa, gli accordi presi con Mosca e Teheran sul futuro della stessa Siria: sono soltanto alcuni degli episodi che hanno spinto la Turchia ad essere considerata, di fatto, quasi estranea alla Nato o comunque autonoma dalla politica dell’alleanza atlantica. Ma chi si aspettava “tirate d’orecchie” da parte dei vertici di Bruxelles, deve repentinamente ricredersi: nella giornata di lunedì, il segretario Jens Stoltenberg si è recato ad Ankara tessendo lodi all’operato della Turchia ed al suo contributo in seno alla Nato. “La Turchia fa tanto per la nostra alleanza – ha affermato Stoltenberg in conferenza stampa – E questo nonostante debba affrontare tante minacce per la sicurezza”. Parole al miele, affiancate al riconoscimento del grave tributo di sangue versato dal paese anatolico, in termini di attentati, nella lotta al terrorismo.

L’incontro tra Stoltenberg e Cavusoglu

Il vertice il segretario generale della Nato ed i rappresentanti del governo turco era in programma da tempo: dopo gli ultimi sviluppi soprattutto sul fronte siriano, i rapporti tra l’alleanza atlantica ed Ankara venivano definiti come “deteriorati” e freddi. E’ per questo forse che la sala stampa del ministero degli esteri turco risultava, nella giornata di lunedì, affollata di giornalisti internazionali pronti a cogliere gli elementi principali del presunto scontro Bruxelles – Ankara. A presentarsi dinnanzi ai cronisti sono stati lo stesso Jens Stoltenberg ed il ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu: le parole del segretario della Nato hanno da subito spiazzato i tanti presenti in sala stampa. Le sue frasi infatti sono state unicamente incentrate sui punti di forza dei rapporti tra l’alleanza e la Turchia, sottolineando il contributo di Ankara in Afghanistan, in Kosovo ed in Iraq, dove diversi militari sono impegnati da anni nell’addestramento di forze locali.

Durante l’incontro finale con la stampa si è anche parlato di Siria, ma solo dalla prospettiva più “vicina” in qualche modo alla narrativa turca: “Come paese da anni vi sobbarcate più di tre milioni e mezzo di profughi siriani – ha affermato Stoltenberg rivolgendosi a Cavusoglu – Ma non vi lasceremo soli, la Nato è con voi in solidarietà”. Frasi che ovviamente hanno ricevuto il plauso da parte del massimo rappresentante della diplomazia di Ankara: è stato di fatto affermato tutto ciò che Erdogan ed il suo governo vogliono sentirsi dire e cioè che la Turchia è attivamente e lealmente impegnata nella Nato e che, inoltre, è nella posizione di chiedere i fondi promessi dall’Ue per l’accoglienza dei profughi siriani. Nessun cenno ad Afrin, alle operazioni militari in corso nel nord della Siria e nel nord dell’Iraq; silenzio da entrambe le parti invece circa il fallito golpe del 2016, con Ankara che ha spesso sottolineato in passato il “ritardo” nella condanna al colpo di Stato da parte dei leader occidentali.

La strategia di Erdogan paga

Per il governo turco e per il presidente Erdogan, il vertice di lunedì con il segretario generale della Nato è un successo diplomatico: nonostante le giravolte registrate dal 2016 in poi e le mosse che, almeno sulla carta, avrebbero irritato gli alleati americani e della Nato, Stoltenberg si è limitato a tessere gli elogi dell’operato turco ed a non accennare agli ultimi episodi “scomodi” registrati in seno all’alleanza. È emersa, in parole povere, la volontà di Bruxelles di non irritare ulteriormente Erdogan ed evitare ulteriori strappi. Le ultime politiche turche, oscillanti tra provocazioni e pretese, hanno creato una situazione per la quale adesso a Bruxelles, sia negli uffici Nato che in quelli Ue, si dedichi maggiore attenzione a non alimentare ulteriori tensioni piuttosto che a rimarcare i punti di frizione con Ankara.

Una vittoria momentanea di Erdogan: il leader turco tiene sotto scacco il vecchio continente sul discorso della rotta balcanica, non a caso Stoltenberg ha elogiato il lavoro di Ankara con l’emergenza profughi siriana, e su altri fronti tanto politici quanto commerciali. Nel frattempo la Turchia può procedere, al momento, con le sue mosse e con il suo sguardo sempre più orientato verso oriente e verso Mosca.

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