A partire dal 2010, con l’elezione del partito conservatore Fidesz, l’Ungheria ha inaugurato una nuova politica estera. Da quel momento in poi, pur facendo parte dell’Unione europea dal 2004, Budapest ha iniziato a tessere intense relazioni economico-commerciali con vari Paesi extra Ue. La Russia di Vladimir Putin, la Turchia di Recep Tayyp Erdogan e la Cina di Xi Jinping. A guidare l’Ungheria in questo dedalo di rapporti, da ormai oltre dieci anni, è Viktor Orban. Il primo ministro ungherese, considerato dai sovranisti dell’Europa una sorta di idolo del sovranismo, non ha lesinato attacchi diretti a Bruxelles, misti a un notevole scetticismo nei confronti delle istituzioni europee. Allo stesso tempo, Budapest ha continuato a intercettare fondi e contributi europei come se niente fosse; ma, soprattutto, ha approfondito i legami con Mosca, Ankara e Pechino.

In particolare, la Cina è diventata un partner fondamentale nella geopolitica di Orban, in quella che potrebbe essere definita la più classica delle “relazioni win-win”. Il Dragone aveva bisogno di un punto d’appoggio grazie al quale risalire i Balcani e raggiungere il resto del continente; l’Ungheria, invece, aveva fame urgente di investimenti. Le parti si sono subito trovate d’amore e d’accordo, tanto è vero che quello di Budapest, nel 2015, è stato il primo governo europeo ad aderire alla Belt and Road Initiative. Stiamo parlando della Nuova Via della Seta, ovvero del mastodontico progetto economico avanzato da Xi per rilanciare la connettività infrastrutturale e commerciale dell’Eurasia ed edificare una nuova architettura economico-commerciale capace di accogliere quanti più Paesi possibili.

Budapest-Pechino: 11 anni di affari

Volessimo trovare una data per collocare le radici delle attuali relazioni economiche tra Ungheria e Cina, possiamo indicare il giugno 2011. In quei giorni, l’allora premier cinese Wen Jiabao visitò Budapest lasciando in dote la firma di una serie di accordi. Un anno più tardi, il vice premier Li Keqiang presenziò alla firma di sette accordi bilaterali, comprendenti, tra l’altro l’apertura di una linea di credito da un miliardi di euro tra il Ministero dell’Economia ungherese e la China Development Bank, un’intesa sulla cooperazione tra le rispettive PMI e una su un collegamento ferroviario che avrebbe dovuto collegare il centro di Budapest e l’aeroporto. Non tutti gli accordi sono poi andati in porto ma, con il passare del tempo, le relazioni reciproche sono diventate sempre più forti.

Secondo quanto riportava il governo ungherese, alla fine del 2015 gli investimenti cinesi in Ungheria avrebbero toccato quota 3,5 miliardi di dollari (anche se per la Banca nazionale ungherese, lo stock di investimenti provenienti da Pechino non avrebbe superato il tetto di circa 200 milioni di dollari). Nel 2018, Rhodium Group, uno dei più importanti centri di ricerca sulla Cina, parlava invece di 2 miliardi di euro di transazioni effettuate dal 2000. In ogni caso, al netto delle incertezze, la somma è considerevole.

Nel maggio 2017, i due governi hanno elevato le relazioni bilaterali al livello di una vera e propria partnership strategica globale. In mezzo, troviamo l’accordo trilaterale tra Cina, Ungheria e Serbia sulla modernizzazione della linea ferroviaria tra Budapest e Belgrado. Il progetto è stato rallentato sia dall’Ue – per un presunto mancato rispetto delle norme comunitarie in materia di appalti pubblici – che dalla conseguente pandemia di Covid-19. Nell’aprile 2020 la situazione si è comunque sbloccata grazie all’intervento di Exim Bank of China, che coprirà l’85% dei costi di costruzione dell’infrastruttura, affidata per lo più ad aziende cinesi. Grazie al prestito dal valore di 1,7 miliardi di euro, l’Ungheria spera adesso di terminare i lavori entro il 2025.

La mossa di Orban

Come abbiamo visto, Orban è riuscito a creare un canale diretto con il governo cinese e, allo stesso tempo, a restare nell’alveo dell’Unione europea. Dalla sua salita al potere in poi – quindi nell’arco di un decennio – l’Ungheria ha adottato una politica estera soprannominata “Opening to the East”, diventando a tutti gli effetti una delle destinazioni primarie degli investimenti cinesi in Europa. Il punto è che Orban, fino a prova contraria un sovranista, non considera la Cina un nemico, quanto piuttosto un partner con cui fare affari.

Chiamiamola pure realpolitik, o più semplicemente necessità di trovare un’alternativa a Bruxelles. Il risultato è che Budapest e Pechino sono sempre più vicine. Le ultime dimostrazioni di un rapporto ormai ben oliato, sono recentissime. L’Ungheria è stato il primo Paese dell’Ue ad accordarsi con la Cina per ottenere il vaccino cinese – in barba al sistema delle quote di Bruxelles e ai vari Pfizer e Moderna -, nonché il primo a inaugurare in Europa l’apertura della sede di un’università cinese. La Fudan University, 34esima nel QS World University Rankings 2021, classifica che tiene conto delle migliori università mondiali. Appare ormai evidente come la Cina, per il sovranista Orban, rappresenti sempre di più un partner con cui fare affari. E questo, nonostante Pechino sia vista come fumo negli occhi dai suoi alleati europei.