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Soldi per rianimare le economie nazionali vessate dalla pandemia di Sars-CoV-2, un ventaglio di prospettive commerciali allettanti e una buona scorta di vaccini anti Covid. Sono questi i tre pilastri utilizzati dalla Cina per consolidare la propria presenza (e influenza) nel sud-est asiatico. La strada cinese per conquistare sempre più spazio di manovra in una regione altamente strategica – nonché fulcro del braccio di ferro tra Pechino e Washington – punta dritta sull’Asean, l’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico.

L’ultima mossa della Cina è emblematica. Il Dragone fornirà 1,5 miliardi di dollari nei prossimi tre anni all’Asean, al fine di rafforzare la prevenzione contro il Covid-19 e favorire la crescita post-pandemica della regione. L’annuncio è arrivato direttamente dal presidente cinese, Xi Jinping, nel corso del vertice telematico Cina-Asean, convocato con lo scopo di celebrare il 30mo anno di dialogo tra le parti.

Attenzione però, perché oltre alla suddetta donazione, la Cina intende contribuire al fondo anti-pandemico Asean con cinque milioni di dollari, ed estendere la copertura vaccinale della regione fornendo alle economie 150 milioni di dosi. 

La priorità di Pechino

Quanto appena detto rientra nel proposito di Xi Jinping di rinsaldare la cooperazione con i dieci Stati membri dell’Associazione, i quali diverranno “una priorità nella diplomazia di Pechino”. La piattaforma è stata infatti selezionata da Xi come candidata ideale per instaurare un “partenariato strategico globale“, una delle relazioni più importanti che la Cina è in grado di offrire a livello internazionale.

Costruire una relazione di tale livello con Pechino implica tuttavia una serie di condizioni, tra cui un rafforzamento della cooperazione tecnologica e securitaria. A tal fine, hanno sottolineato i media, Xi ha reso noto che la Cina intende favorire il trasferimento di tecnologia avanzata nella regione, ampliando la piattaforma di libero scambio istituita nel 2011. Il leader cinese ha ovviamente spiegato che il Dragone non ha alcuna intenzione di cercare il dominio sul sud-est asiatico.

Ricordiamo, infatti, che la pretesa di Pechino sull’intero Mar Cinese Meridionale si sovrappone alle pretese dei membri dell’Asean Malesia, Vietnam, Brunei e Filippine. Come se non bastasse, le osservazioni di Xi sono arrivate pochi giorni dopo che le navi della guardia costiera cinesi hanno bloccato e spruzzato un potente flusso d’acqua contro due barche filippine che trasportavano rifornimenti nel conteso Mar Cinese Meridionale.

Il ruolo della Cambogia

Nonostante le rassicurazioni fornite da Xi, c’è chi sostiene che la Cina possa utilizzare la leva economica e vaccinale per imporsi sul sud-est asiatico ed eclissare, al tempo stesso, l’azione degli Stati Uniti nella regione. Anche perché Washington ha tutto l’interesse di cercare alleati con i quali arginare l’avanzata di Pechino, in Asia e nel mondo.

In ogni caso, i riflettori sono adesso puntati sulla Cambogia, che assumerà il controllo della leadership a rotazione del blocco regionale. Secondo quanto riportato da Asia Times, è diffusa l’idea che Phnom Penh possa agire per favorire gli interessi di Pechino. In altre parole, gli stretti legami cambogiani con Pechino potrebbero influire sulla gestione di molteplici temi sensibili, tra cui la questione taiwanese, la sovranità sul Mar cinese meridionale e la risoluzione di antiche controversie storiche.

L’amministrazione Usa guidata da Joe Biden sta lavorando per coinvolgere il più possibile la Cambogia, ma gli scambi e gli investimenti tra gli Stati Uniti e il governo cambogiano sono limitati, per non parlare delle gelide relazioni diplomatiche e delle relazioni di sicurezza sempre più tese. Detto altrimenti: Washington ha troppo poca influenza su Phnom Penh, e Pechino è pronto ad approfittarne. Insomma, nel medio-lungo periodo le sfide geopolitiche che la regione deve affrontare passano per la Cambogia, stretta alleata cinese. E questa prospettiva non è certo allettante per gli Stati Uniti.