La Russia sta adottando una vecchia dottrina della Guerra fredda per riportare la sua influenza in Africa. Il Pentagono – che monitora la situazione attraverso l’Africa Command – è in allarme per i flussi di armi e personale paramilitare russo che riguardano almeno dieci Stati africani, che in cambio di questo genere di “aiuti” potrebbero garantire a Mosca l’accesso alle loro risorse economiche e vantaggi geopolitici e riporterebbero la sfida con l’Occidente ai tempi della decolonizzazione. Quando l’Unione Sovietica offriva supporto militare agli stati in via di sviluppo per ottenere in cambio un accesso economico e politico al Continente.

Secondo quanto riportato dal New York Times e ripreso daLa Stampa , il Cremlino avrebbe aperto un nuovo fronte nella sfida mai terminata con l’Occidente. Dopo gli aiuti militari e logistici offerti al generale Haftar in Libia, che hanno spostato l’equilibrio interno e preoccupato sensibilmente anche il governo italiano, adesso la strategia si è ampliata all’Africa Sub-sahariana. Repubblica Centrafricana, ma anche paesi come Sudan, Mali, Niger, Chad, Burkina Faso, Mauritania, Mozambico, Angola. È qui che Mosca vuole portare le sue armi e i suoi uomini per ottenere in cambio tutti i vantaggi che i governi africani possono offrirle.

L’allarme, lanciato dal generale Thomas Waldhauser a capo dell’Africa Command, verrà messo all’attenzione dell’Alleanza Atlantica durante il vertice Nato che si terrà a Washington questa settimana. Il generale americano sostiene la tesi secondo cui la Russia “rappresenta una sfida crescente e ha scelto un approccio più militaristico all’ Africa”, mente il consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton ha dichiarato: “Il Cremlino continua a vendere armi ed energia in cambio di voti all’Onu, che tengono in piedi i dittatori e minano la pace, la sicurezza e gli interessi degli africani”.

La Casa Bianca, già in contrasto con Mosca per l’appoggio dato al presidente Maduro nella crisi venezuelana e per l’invio di personale militare a Caracas, teme che Putin possa davvero riportate nel cuore dell’Africa le tensioni della Guerra Fredda.

A differenza del sud-est asiatico, l’Africa fu un teatro di scontri e guerre per procura che vide il blocco occidentale prevalere sempre sull’Unione Sovietica, che batté in ritirata perché non aveva abbastanza mezzi e risorse per arrivare al conseguimento di obiettivi geopolitici in cui nel frattempo aveva perso interesse, e nei quali le ex-potenze coloniali europee, ben radicate nel tessuto locale dei loro “dominion”, riuscirono sempre ad avere la meglio. Adesso Putin, a capo di una potenza di nuovo in ascesa, ambisce a riportare l’ingerenza russa in Africa utilizzando le vecchie strategie che potrebbero valergli concessioni per lo sfruttamento delle risorse minerarie o energetiche, influenza politica e avamposti strategici.

Questa strategia è iniziata in Libia, con il sostegno offerto ad Haftar, e secondo gli Stati Uniti sta proseguendo nella Repubblica Centrafricana, dove gli emissari di Mosca addestrano le truppe locali e forniscono supporto nella gestione della sicurezza del governo di Bangui. In Angola, Mozambico, Guinea, Burundi, Madagascar, dove Mosca ha già firmato accordi di cooperazione militare. Nei paesi francofoni a ridosso del Sahel, dove si annidano i terroristi di l’Isis e Al-Qaeda e dove i governi chiedono supporto per combatterli – qui il Cremlino starebbe inviando le sue truppe mercenarie, note come “Gruppo Wagner”. In stati come l’Algeria, Egitto e la Tunisia i rapporti con Mosca sono già prolifici per via dell’esportazione di armi. In Sudan l’appoggio al presidente Omar al Bashir ha portato all’accesso strategico ai porti che affacciano sul Mar Rosso. Il ministro degli EsteriSergej Lavrov ha visitato paesi estremamente strategici, per la loro posizione e per risorse che il sottosuolo custodisce come l’Angola, la Namibia, il Mozambico, l’Etiopia e lo Zimbabwe.

Come la Cina, che attraverso la sua strategia sta portando infrastrutture e investimenti, ma che anche un’ulteriore presenza militare sul continente, e l’Occidente da secoli, anche la Russia è pronta a ottenere ciò che vuole dall’Africa in cambio di armi e consigli sul come usarle.

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