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Egitto, Repubblica del Congo, Uganda, Etiopia, per un totale di 13.000 chilometri in cinque giorni. Il tour africano di Sergej Lavrov comprende quattro tappe all’apparenza irrilevanti e di scarso appeal. In realtà, anche se i nostri media hanno parlato poco o niente del viaggio effettuato in Africa del potente ministro degli Esteri russo, la notizia è di fondamentale importanza. Intanto perché ci permette di capire qual è la strategia di Mosca di fronte all’isolamento occidentale, conseguenza della guerra in Ucraina, poi perché, per l’ennesima volta, è possibile constatare come il continente africano sia diventato un rilevante terreno di affari e commercio.

Per quanto riguarda il primo punto, la Russia ha risposto alle barriere diplomatiche erette da Stati Uniti ed Europa rivolgendo il suo sguardo altrove, verso l’Asia ma anche, a quanto pare, verso l’Africa. Il messaggio lanciato dal Cremlino è chiaro: altro che “isolata dal mondo”, la Federazione Russa può contare su molti più amici – o comunque Paesi interessati a stringere accordi con lei – rispetto a quelli immaginati dall’Occidente. A

llo stesso tempo, l’Occidente è tagliato fuori dal grande gioco africano, un dossier finito nelle mani di Cina, Turchia, in parte Israele e, appunto, Russia. La Francia è l’unica potenza europea che continua a mantenere solide radici in Africa, ma gli scenari sono sempre più complicati. È anche per questo che Emmanuel Macron ha scelto di visitare Camerun, Benin e Guinea-Bissau, mentre gli Stati Uniti, non pervenuti, hanno spedito il loro inviato speciale per il Corno d’Africa, Mike Hammer, in Egitto ed Etiopia. Potrebbe però essere ormai troppo tardi.



Il tour africano di Lavrov

Lavrov ha visitato l’Egitto, la Repubblica del Congo, si è diretto in Uganda e poi ha terminato il suo tour in Etiopia. Qui, sottolinea Reuters, tra lo sgomento dell’Occidente pare che i diplomatici dell’Unione africana abbiano invitato gli ambasciatori di non meglio specificati Stati africani per tenere un incontro privato con il ministro russo, al fine di “approfondire la cooperazione tra la Russia e gli Stati africani”.

“Spetta a noi decidere se vogliamo un mondo in cui un Occidente, totalmente sottomesso agli Stati Uniti, creda di avere il diritto di decidere quando e come promuovere i propri interessi senza rispettare le norme internazionali”, ha tuonato Lavrov dall’ambasciata russa in Etiopia.

Chiaro l’intento di Mosca: rafforzare i legami con un continente che ha rifiutato di unirsi alla condanna e alle sanzioni occidentali per la guerra in Ucraina. Dal canto loro, la maggior parte dei governi africani ha evitato di schierarsi nel conflitto. Anche perché molti di loro importano grano ed energia da Mosca ma, allo stesso tempo, acquistano grano ucraino e beneficiano dei flussi di aiuti occidentali.

La diplomazia di Mosca

“Gli esportatori di grano russi rispetteranno tutti gli obblighi”, ha subito rassicurato Lavrov appena giunto al Cairo. In Egitto, tra l’altro, la società russa di energia nucleare Rosatom è stata incaricata di costruire una centrale elettrica a quattro reattori. Nella Repubblica del Congo, una piccola ex colonia francese produttrice di petrolio situata a nord della molto più grande Repubblica Democratica del Congo, il ministro russo ha invece incontrato il presidente Denis Sassou Nguesso, al potere dal 1979 (con un piccolo intervallo di cinque anni dal 1992 al 1997). Da queste parti una compagnia russa sta costruendo un fondamentale oleodotto che, una volta terminato, farà confluire petrolio dalla città di Pointe-Noire al nord del Paese.

Lavrov è quindi volato in Uganda, dove è stato accolto dal presidente Yoweri Museveni, alla guida di un Paese che vanta una lunga storia di equilibrio tra le forti relazioni con gli alleati occidentali e i buoni rapporti con Mosca. Il figlio di Museveni, Muhoozi Kainerugaba, un generale dell’esercito ampiamente considerato come educato a succedere a suo padre ha elogiato la Russia sui social media usando parole inequivocabili. “La maggior parte dell’umanità (che non è bianca) sostiene la posizione della Russia in Ucraina. Putin ha assolutamente ragione!” ha scritto.

Nel frattempo, l’emittente statale ugandese ha fatto sapere che trasmetterà due volte al giorno i notiziari dal canale RT, finanziato dallo stato russo, nell’ambito di un nuovo memorandum d’intesa firmato con Mosca. Numeri alla mano, la Russia è la fonte di meno dell’1% degli investimenti diretti esteri in Africa. Eppure il peso specifico di Mosca sembra molto, molto più grande.

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