Non ci sono solamente motivazioni elettorali e di opportunità politica alla base della visita del premier israeliano Benjamin Netanyahu in Ucraina, la prima in 20 anni. Netanyahu, infatti, avrebbe discusso del possibile ruolo di Israele come mediatore nella crisi fra Russia e Ucraina con il presidente Volodymyr Zelensky, a Kiev, dopo aver siglato tre accordi bilaterali fra i due Paesi. Lo rendono noto fonti interne, riprese dal quotidiano The Times of Israel. Israele, che gode di buone relazioni sia con Mosca che con Kiev, potrebbe svolgere un ruolo di mediazione in futuro, sebbene al momento non vi siano le condizioni per negoziati estesi sulla crisi nel Donbass, come ha spiegato il funzionario al The Times of Israel.

“Affinché chiunque diventi mediatore, sono necessarie tre parti: Russia, Ucraina e un mediatore”, ha affermato il primo ministro Netanyahu in risposta a una domanda posta dal quotidiano. Il premier si è tuttavia rifiutato di commentare l’ipotesi che Zelensky stesso o l’amministrazione statunitense gli abbiano chiesto di assumere un ruolo di mediazione in futuro.

I legami storici, culturali e le buone relazioni diplomatiche di Israele con la Federazione Russa e l’Ucraina potrebbero effettivamente porre Tel Aviv nelle condizioni ideali di mediare fra Mosca e Kiev: dipenderà molto, tuttavia, dall’approccio che assumeranno gli Stati Uniti in futuro nei confronti del Cremlino, poiché è difficile immaginare un’azione totalmente indipendente di Tel Aviv e non concordata e coordinata con Washington. Se Mosca avrà la garanzia che Kiev non aderirà mai all’Alleanza Atlantica (Nato) potrebbe anche sedersi attorno a un tavolo e discutere. Una conditio sine qua imprescindibile per la Federazione Russa, che con l’allargamento a est della Nato ha visto minacciati i propri interessi strategici vitali.

La Russia nega di aver chiesto a Netanyahu di non recarsi a Kiev

Durante la visita ufficiale del premier israeliano a Kiev, Zelensky ha invitato Tel Aviv a riconoscere l’Holodomor. “Nel commemorare l’eterna memoria delle vittime dell’Olocausto, che ha ucciso oltre due milioni di ebrei ucraini, l’Ucraina invita Israele a riconoscere l’Holodomor come un atto di genocidio contro il popolo ucraino” ha osservato Zelensky, in riferimento alla alla carestia che si abbatté sul territorio dell’Ucraina dal 1932 al 1933. Nel marzo 2008 il parlamento dell’Ucraina e altre diciannove nazioni hanno riconosciuto le azioni del governo sovietico nell’Ucraina dei primi anni trenta come atti di genocidio: un elemento di tensione con la Federazione Russa, che ha una posizione diversa. Secondo Mosca, infatti, non si trattò di un “genocidio” sottolineando il fatto che milioni di cittadini sovietici non ucraini morirono proprio a causa di quella carestia. Se la definizione di “genocidio” sia storicamente accurata o meno, questo è attualmente oggetto di dibattito accademico; alcuni storici sostengono che l’obiettivo della carestia non fu quello di annientare il popolo ucraino.

Il quotidiano Maariv, citando una fonte anonima nell’ambasciata russa a Tel Aviv, ha riferito che Mosca avrebbe cercato di convincere Netanyahu a non partecipare alla cerimonia durante la sua visita di stato. La fonte ha affermato che sebbene Netanyahu non abbia condiviso questa richiesta, ha accettato di non parlare alla cerimonia. Il Cremlino nega ogni interferenza: “La Russia non interferisce nei legami bilaterali tra Israele e Ucraina”, ha confermato al Times of Israel l’ambasciata russa di Tel Aviv.

I veri motivi dietro la visita di Netanyahu a Kiev

Sebbene Benjamin Netanyahu neghi questa lettura, secondo alcuni analisti israeliani il viaggio in Ucraina del premier fa parte degli sforzi del premier per raccogliere il sostegno tra gli elettori israeliani di lingua russa, molti dei quali tendono a sostenere Avigdor Lieberman, l’ex ministro nato in Moldavia, fondatore e leader del partito nazionalista Israel Beytenu. La strategia di Netanyahu è quella raccogliere il consenso dei cittadini ucraini emigrati in Israele a seguito del crollo dell’Unione Sovietica, quando oltre un milione di ucraini si trasferirono nello stato ebraico.

Le elezioni parlamentari in Israele si terranno il prossimo 17 settembre e i voti degli cittadini israeliani di lingua russa – molti dei quali ucraini – potrebbero rivelarsi fondamentali nella conta finale. Durante l’evento organizzato dalla comunità ebraica a Kiev, Benjamin Netanyahu ha rimarcato l’importanza della fede per la sua nazione: “Israele è una potenza emergente nel mondo. Eravamo un popolo che è stato quasi spazzato via – ci hanno massacrato senza pietà – ed è diventato una nazione orgogliosa e potente”, ha detto il Primo ministro. “Il motivo principale della straordinaria trasformazione del popolo ebraico è stata la fede”, ha sottolineato durante il suo discorso.