Nel G20 brasiliano l’Italia e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si giocano diverse importanti opportunità per presentare Roma come una delle capitali del blocco euroatlantico maggiormente attiva a sentire le ragioni del Sud Globale che cerca spazio, a partire dall’Africa. La presidente del Consiglio ha avuto uno strategico incontro nel vertice di Rio de Janeiro col padrone di casa, il presidente Lula, che può dare ritmo e capacità d’azione alle manovre italiane.
Il solco è quello tracciato da Sergio Mattarella con la recente visita in Cina. E segnala che l’Italia è desiderosa di rafforzare la vocazione multilaterale anche in tempi di “nuova Guerra Fredda” e di gelo negli affari globali. La “strana coppia” Meloni-Lula, alla prova dei fatti, ha trovato punti d’incontro. Non solo sull’interscambio bilaterale, già a 40 miliardi di euro: l’erede della destra sociale italiana e lo storico leader della sinistra laburista e alter-globalista brasiliana hanno trovato concordia sui temi della cooperazione allo sviluppo e nella tassa ai super-ricchi.
Non a caso, Avvenire ha sagacemente scritto che Meloni appare più vicina a Lula che al capo di Stato argentino Javier Milei, convinto conservatore che appare “guastatore” della volontà del G20 di trovare un accordo sul comunicato finale: l’incontro “ha confermato la singolare ma non casuale vicinanza tra i due leader proprio sulla global minimum tax, che ha avuto una buona accelerata al G7 italiano di Borgo Egnazia. Sintonia anche sulla lotta alla povertà e piani alimentari, temi su cui è atteso oggi l’intervento del cardinale Parolin con un messaggio del Papa”. L’Italia sostiene la volontà di Lula di istituire un’alleanza globale contro la povertà e la fame e ha ribadito, in avvicinamento al G20, il suo impegno per l’Africa.
Il G20 di Rio sarà il primo con l’Unione Africana come invitata in forma permanente e questo aggiunge valore alla proiezione italiana col Piano Mattei e la spinta alla cooperazione contro la povertà endemica, il sottosviluppo, le disuguaglianze economiche e per più solidi rapporti tra Roma e il continente in campo economico e politico.
La prospettiva, per l’Italia, è quella di presentarsi come un attore capace di guardare oltre le barriere dell’Occidente e, con realismo, provare a giocare la parte del pontiere in un sistema-mondo che si va territorializzando. Sull’Africa questo è a maggior ragione vero se pensiamo a come i Paesi Brics, a partire da Russia e Cina, stiano soppiantando influenze come quella francese e l’Italia resta tra i pochi Paesi del suo blocco a mostrare bandiera. Fare sponda con attori come il Brasile può espandere le prospettive di Roma, nella consapevolezza che il G20, in un quadro di competizione globale sempre più accentuato, può essere un campo di rafforzamento della diplomazia italiana. Felicemente in controtendenza rispetto ai suoi storici alleati.

