Skip to content
Politica

La storia di Aviem Sella, l’agente israeliano graziato da Trump

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump mercoledì ha concesso la grazia ad Aviem Sella, un colonnello dell’aeronautica israeliana, che era stato incriminato da un tribunale federale americano nel marzo 1987 con tre capi d’accusa per spionaggio avendo reclutato Jonathan...

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump mercoledì ha concesso la grazia ad Aviem Sella, un colonnello dell’aeronautica israeliana, che era stato incriminato da un tribunale federale americano nel marzo 1987 con tre capi d’accusa per spionaggio avendo reclutato Jonathan Pollard, un analista civile della Difesa, che ha passato segreti militari statunitensi al governo israeliano.

L’ultimo atto della presidenza Trump, la grazia per 73 persone tra cui Steve Bannon, riporta così alla memoria una storia che affonda le sue radici nella Guerra Fredda. Sella è un ex colonnello dell’aviazione israeliana nato ad Haifa nel 1946. Ha studiato alla Hebrew Reali School e ha iniziato il servizio militare nel 1963, entrando a far parte dell’aeronautica israeliana come pilota di caccia. Nel 1967 ha combattuto nella Guerra dei Sei Giorni ed è stato uno dei primi piloti israeliani a pilotare il caccia F-4 Phantom. Allo scoppio della guerra dello Yom Kippur, Sella era negli Stati Uniti a studiare per un corso professionale, ma tornò in Israele a combattere come vice comandante del 69esimo stormo. Tra il 1976 e il 1979 divenne comandante e tra il 1980 e il 1983 è stato il direttore delle operazioni della Iaf, la Israeli Air Force. Sella è anche noto per aver guidato l’operazione Opera, l’attacco aereo contro il reattore nucleare iracheno di Osirak nel 1981.

Successivamente è stato inviato a studiare negli Stati Uniti dove ha conseguito un master in sistemi informativi presso la facoltà di applicazioni e sistemi informatici della New York University. Sella proprio in quel periodo, mentre stava affrontando gli studi per conseguire un dottorato di ricerca, è entrato in contatto con Jonathan Pollard, un analista della Difesa Usa, e lo ha reclutato per passare informazioni segrete a Israele.

La storia di Pollard merita una narrazione a parte: laureato in relazioni internazionali alla Stanford University nel 1976, l’anno successivo fu rifiutato dalla Central Intelligence Agency (Cia) dopo che un’indagine scoprì il suo uso di droghe e la sua propensione a inventarsi storie (alcune delle quali davano l’impressione che fosse un agente dell’intelligence israeliana). Nel 1979, comunque, ottenne un lavoro presso il Navy Field Operational Intelligence Office nel Maryland, anche perché la Cia non rese disponibile il suo rapporto sulla vita di Pollard. Dopo essere stato sorpreso a mentire sul lavoro nel 1981, il suo nulla osta di sicurezza venne inizialmente ridotto per poi essere ripristinato dopo aver presentato reclamo. Nel 1984 venne assegnato all’Anti-Terrorist Alert Center della U.S. Navy. Avendo quindi accesso a documenti governativi riservati, contattò i funzionari dell’ambasciata israeliana al Bureau of Scientific Relations e iniziò a passare ad Israele centinaia di documenti con informazioni provenienti dai Dipartimenti di Stato, Difesa, e della giustizia, dalla Cia e dalla National Security Agency (Nsa). Risale quindi a questo periodo, al maggio del 1984, il suo reclutamento da parte di Aviem Sella. Il 25 ottobre 1985 venne posto sotto sorveglianza ed il 21 novembre dello stesso scattarono gli arresti davanti all’ambasciata israeliana a Washington, dove lui e sua moglie si erano recati in cerca di asilo. Nel 1987 venne condannato a trenta anni di reclusione.

Ai responsabili israeliani della defezione di Pollard è stata concessa l’immunità negli Stati Uniti in cambio della cooperazione dopo l’arresto, tuttavia il ruolo di Sella era sconosciuto all’epoca e gli israeliani non svelarono il suo coinvolgimento. Per questo motivo, a Sella non è stata concessa l’immunità da Washington quando il suo ruolo è stato scoperto. Israele ha quindi rifiutato di estradare Sella per essere interrogato, pertanto, al processo, avvenuto a marzo del 1987, Sella è stato incriminato in contumacia dalla corte federale rischiando la pena massima dell’ergastolo e una multa di 500mila dollari.

Dopo che Sella fu promosso a generale di brigata e gli fu dato il comando della base aerea di Tel Nof, il Congresso degli Stati Uniti reagì minacciando di tagliare gli aiuti a Israele. I funzionari statunitensi in Israele furono istruiti a non avere contatti con Sella o con la base aerea fintanto che lui la comandava. Tel Aviv ha sempre rifiutato di sollevarlo dal suo incarico, nonostante le pressioni, creando tensione con Washington. Sella successivamente decise in autonomia di dimettersi per disinnescare gli attriti diplomatici tra i due Paesi ed è stato infine nominato istruttore presso il National Security College di Israele.

La Casa Bianca ha affermato che la richiesta di clemenza di Sella è stata sostenuta dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, dall’ambasciatore di Tel Aviv negli Stati Uniti Ron Dermer, dall’ambasciatore statunitense in Israele David Friedman.

“Lo Stato di Israele ha rilasciato delle scuse complete e inequivocabili, e ha chiesto la grazia per chiudere questo sfortunato capitolo nelle relazioni Usa-Israele”, ha riferito la Casa Bianca. “Siamo felici della grazia di Sella, ma speriamo che finalmente dirà la verità e consentirà alla giustizia di vedere la luce”, ha detto invece al Jerusalem Post l’avvocato di Pollard, Nitsana Darshan-Leitner, che ha sempre sostenuto l’innocenza del suo assistito che sarebbe stato vittima di false accuse.

Pollard è stato liberato nel 2015 avendo ottenuto la libertà vigilata, per poi emigrare in Israele a fine dicembre del 2020, accolto all’aeroporto Ben Gurion dal premier Netanyahu, che gli ha dato la carta di identità dello stato ebraico.





Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.