Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Il sanguinoso delitto dell’attivista conservatore Charlie Kirk alla Utah Valley University ha scosso l’America e riportato a galla le profonde fragilità della superpotenza. Una volta di più, solo tre mesi dopo l’omicidio di Melissa Hortman , deputata democratica dello Stato del Minnesota, gli Usa si trovano scossi da un male profondo e difficile da identificare.

Non è questione del pur spinoso tema del controllo delle armi che girano incontrollate: è questione delle idee che portano quelle armi a sparare. E non è nemmeno una questione che riguarda l’opinione degli americani sul presidente Donald Trump o la visione del mondo dell’assassinato Kirk: c’è in gioco la comprensione dei danni duraturi che la polarizzazione profonda può fare al Paese.

Non è un caso che dalle colonne del New York Times si siano levate le voci di due editorialisti di peso, David French e Ezra Klein, certamente non vicini alla visione del mondo di Kirk ma che hanno spinto per gettare acqua sul fuoco. French ha posto l’accento sul tema del luogo dell’omicidio di Kirk: “L”assassino lo ha ucciso in un campus universitario . Molti studenti prenderanno questa perdita sul personale. Molti altri ora proveranno un senso di terrore nei loro campus. Chi può sentirsi al sicuro? Dove può sentirsi al sicuro? Qualunque cosa pensiate di Kirk (ho avuto molti disaccordi con lui, e lui con me), quando è morto stava facendo esattamente ciò che chiediamo alle persone di fare nel campus: presentarsi”.

Gli incendi che divampano in America

Simile il discorso di Klein, che ha posto l’accento sulla minaccia che l’idea stessa di fare attività politica rischia di subire dal violento atto: a prescindere dalle idee, ha notato l’editorialista, va riconosciuto che “Kirk praticava la politica esattamente nel modo giusto, si presentava nei campus e parlava con chiunque gli rivolgesse la parola”.

Importante, poi, l’accenno al tema della violenza politica crescente, insita nelle reazioni all’assassinio: Klein denuncia tanto “la mossa della sinistra che vuole truccare la morte di Kirk basandosi sulle sue idee – dopotutto, ha difeso il Secondo Emendamento, ammettendo persino che significasse accettare morti innocenti”, ma anche “quella della destra estrema, che vuole trasformare il suo omicidio in una giustificazione per una guerra totale, un  incendio del Reichstag per i nostri tempi”.

Tre mesi dopo il delitto Hortman, l’omicidio di Kirk aggiunge una croce alla spirale di violenza negli Usa, scava ulteriori trincee di odio e alimenta un clima di guerre culturale che appare in costante espansione, anche perché inserito nel frame narrativo della polarizzazione. Ognuno conta i “suoi” morti, le “sue” battaglie e, ovviamente, i propri nemici.

Appare ancora più palese ora che l’assassino di Kirk è in fuga ma già le presunte verità si raccontano, sovrappongono, confondono. In mezzo, un tribalismo esasperato che da vita a quello che il board editoriale del Charlotte Observer ha definito “un momento fragile e spaventoso per il nostro Paese” perché ogni caso del genere “mina la democrazia e minaccia di dividere ulteriormente una società già frammentata”.

L’America corrosa dalle tribù

La testata della città del South Carolina non usa mezzi termini e accende un faro: le tribù, sempre più divise l’un l’altra, stanno corrodendo l’America, la cui democrazia rischia un danno sostanziale quando anche il confronto d’idee, pugnace ma sano per il dibattito, viene interrotto dalla violenza e gli stessi campus universitari sono trasformati in teatro di atti del genere.

Tornano allo scoperto quelle fratture profonde che spaccano l’America a cui, una volta di più, giunge come punto di riferimento l’esempio storico di Roma, vero modello a cui l’attuale impero a stelle e strisce fa riferimento. Già oggi gli Usa sono in perenne bilico tra Marco Aurelio e Commodo, tra la spirale crescente del progresso, dello sviluppo tecnologico e dell’innovazione e la brutale tendenza all’introversione, alla chiusura, allo scontro politico e sociale. Le due anime imperiali convivono e si sovrappongono in una superpotenza fragile. Ora l’America deve finire di trasformarsi nel modello della Roma dell’anarchia militare del III secolo, dove sovrani deboli soprintendevano a un impero plasmato dalla violenza tra le sue fazioni.

Tutto questo a maggior ragione in una fase in cui il centro del potere si dibatte tra molte contraddizioni, tra una tendenza “cesarista”, che la presidenza Trump prova a porre in atto con azioni esecutive, politiche globali assertive e una retorica fondata sulla centralizzazione dell’esecutivo, e una realtà dei fatti che rende palesi molte zone d’ombra in cui l’autorità esecutiva non riesce a inserirsi. Ma se l’istituzione imperiale è spaesata, è l’impero tutto che ne risente.

La fragilità del Tardo Impero americano

Liam Bryne, dell’Università di Melbourne, di recente ha ricordato sulla rivista d’ateneo Pursuit che “Roma non era solo una potenza mondiale, ma una superpotenza. E, fino ad ora, è l’unico precedente di una superpotenza matura che si è corrosa dall’interno, non in un momento di debolezza, ma in un momento di incommensurabile forza”.

Ancora nel V secolo le armate romane di Stilicone, Flavio Costanzo e Ezio respinsero e spesso travolsero molte delle ondate barbariche riversatesi sull’Occidente, senza però arrivare a frenare un collasso nato dall’interno, dallo smarrimento istituzionale, dallo sfarinarsi del corpo sociale.

Per Byrne emerge immediato il paragone con l’America, prima superpotenza militare al mondo, prima economia del pianeta e ciononostante Paese fragile e diviso al suo interno in cui a seguito della tribalizzazione politica “l’essenza di ciò che ha costituito la moderna repubblica democratica americana è a rischio”, in un contesto in cui se “una repubblica è un ordine istituzionale che rivendica il proprio mandato dal popolo in quanto cittadini e questo ordine è codificato e socialmente riconosciuto dalle convenzioni e dalla cultura della sua vita politica” nell’America odierna “tutto questo ora è a rischio”.

L’America del Tardo Impero a stelle e strisce rischia di veder emergere un ciclo crescente di divisionismo e violenza, nell’illusione di ogni categoria che le conseguenze peggiori possano essere rivolte solo agli altri gruppi. Delitti come quello di Kirk sono un grido d’allarme profondo, che non deve rimanere inascoltato.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto