Gli Stati Uniti stanno lavorando insistentemente per conseguire la piena distensione tra Israele e Siria, aprendo alla fine di una conflittualità pericolosa per l’agenda regionale di Washington in Medio Oriente e foriera di tensioni tra Tel Aviv e un altro fondamentale alleato atlantico della superpotenza, la Turchia.
I colloqui di Parigi
Negli ultimi giorni gli emissari di Ahmad al-Sharaa, presidente siriano, e del governo israeliano di Benjamin Netanyahu si sono incontrati a Parigi per riprendere un confronto fortemente voluto da Donald Trump e sulla cui strada questi ha spinto il leader di Tel Aviv nel contesto della sua recente visita a Mar-a-Lago. La proposta statunitense prevede una distensione politica che possa essere allettante per Damasco, aprendo al ristabilimento delle relazioni economiche, e al contempo preservare la posizione israeliana nelle Alture del Golan, che dal 2019 Trump ha riconosciuto come legittimamente di proprietà di Tel Aviv.
L’inviato statunitense per la Siria Tom Barrack e i consiglieri del presidente Trump Steve Witkoff e Jared Kushner, presenti nella capitale francese anche per il vertice dei “volenterosi” sull’Ucraina, hanno incontrato a Parigi i negoziatori di Siria e Israele nella giornata di martedì 6 gennaio.
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Gli obiettivi del negoziato mediato dagli Usa
I colloqui, i primi da due mesi, hanno avuto l’obiettivo, nota Axios, di ottenere un “patto di sicurezza che includa la smilitarizzazione della Siria meridionale e il ritiro israeliano dalle parti della Siria occupate dopo il crollo del regime di Bashar al-Assad” a fine 2024, e che “possa potenzialmente rappresentare il primo passo verso una futura normalizzazione diplomatica”. A questo si dovrebbero aggiungere la demilitarizzazione dell’attuale “zona cuscinetto” israeliana nel Sud della Siria e un’ampia serie di rassicurazioni economiche per Damasco proprio nell’area oggi sotto il controllo di Tel Aviv, per investimenti congiunti in campo industriale e financo turistico.
Una distensione difficile tra Israele e Siria
Israele ha più volte guardato in cagnesco il nuovo regime di al-Sharaa mentre questo si consolidava, in più occasioni ha bombardato Damasco e le truppe del Paese levantino nel Sud della Siria e ha sempre diffidato l’ex leader jihadista, divenuto presidente, dallo schierare l’esercito a Sud, contestando peraltro gli scontri con le tribù druse in autunno. Al-Sharaa, invece, sostenuto dalla Turchia, mira a difendere l’unità nazionale siriana, a accogliere i gruppi delle minoranze nel nuovo Stato, a espandere il controllo sul Paese temendo che proprio quest’ultimo obiettivo condizioni la strategia di Tel Aviv. Alle sue spalle, Recep Tayyip Erdogan vede nella Siria l’antemurale della presenza turca nel Levante e uno strumento di condizionamento verso Israele.
Trump intende fare della Siria la “camera di compensazione” tra i due alleati regionali degli Usa, in pesante rotta di collisione, e vuole evitare che una crisi in Siria spezzi il fronte mediorientale del contenimento dell’Iran e della presenza di potenze ostili a Washington, come la Russia, nel Levante.
La scommessa di Trump
The Donald, nota il Times of Israel, a Mar-a-Lago ha invitato Netanyahu a trattare e a dicembre “ha messo in guardia Israele dal destabilizzare la Siria e la sua nuova leadership, pochi giorni dopo che i soldati dell’Israel Defense Force avevano combattuto contro uomini armati nel Sud del Paese, e ha affermato di essere molto soddisfatto della performance del Paese sotto la guida del nuovo presidente”, ricevuto alla Casa Bianca a novembre e a cui è stato concessa la rimozione di ogni sanzione.
La camera di compensazione di un accordo bilaterale temporaneo che eviti di affrontare la spinosa questione del Golan occupato da Israele dal 1967, non spinga Damasco a entrare negli Accordi di Abramo evitando di infastidire la Turchia e riduca la tensione tra le due sponde del Giordano e dello Yarmuk, è uno degli obiettivi perseguiti dagli Usa per blindare una sfera regionale ritenuta oggigiorno vantaggiosa per Washington e impermeabile a sfide esterne. La distensione turco-israeliana, perseguita da Washington coccolando entrambi gli alleati con forniture di armi e sponde politiche, passa anche per la Siria. Trump lo sa. E mira a una complessa quadratura del cerchio che può rafforzare Washington in Medio Oriente ma deve superare il massimalismo dei falchi di Damasco e Tel Aviv.
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