La spinta di Trump per il cessate il fuoco: “Discussioni positive” con Putin

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Usa e Ucraina hanno lanciato la palla nel campo russo Vladimir Putin non l’ha calciata in tribuna e nella triangolazione Washington-Mosca-Kiev scende in campo il presidente Donald Trump che, su Truth, afferma chiaramente che il suo Paese ha avuto “ottime e produttive discussioni” con la Russia e che esiste la possibilità di porre fine alla guerra in Ucraina.

Trump e i colloqui positivi degli Usa con Putin

Se ieri dopo l’incontro con l’inviato di Trump Steve Witkoff è stato Vladimir Putin a guadagnare tempo, non respingendo la proposta di cessate il fuoco emersa martedì a Gedda dal vertice tra Volodymyr Zelensky e Marco Rubio, oggi Trump comunica dal suo profilo Truth due fatti importanti: da un lato, di aver incassato l’apertura russa per far emergere “un’ottima chance” per la chiusura della guerra. Dall’altro, di aver trasmesso a Putin una richiesta formale: risparmiare le truppe ucraine che definisce “completamente accerchiate a migliaia” nell’oblast di Kursk, dove da agosto Kiev occupa una porzione di territorio russo.

Quest’ultima affermazione – ad oggi – non trova conferma da alcuna fonte aperta (Osint) a disposizione degli analisti, per quanto è indubbio che, come si è scritto su queste colonne, l’area occupata da Kiev nell’oblast di Kursk stia gradualmente collassando in dimensione. e l’operazione lanciata dal governo di Volodymyr Zelensky in estate sia da tempo parsa palesemente fallimentare, se il suo obiettivo era conquistare del territorio russo da usare come merce di scambio a un futuro negoziato.

Insomma, se ieri Putin non ha detto esplicitamente no alla proposta di cessate il fuoco ucraino-americana, aprendo addirittura una linea di credito e smentendo chi lo voleva nettamente contrario, oggi Trump prova a reagire in maniera…putiniana: riconosce la buona volontà della controparte ma prova a mettere a sua volta una condizione, conscio che non si può negoziare unicamente per concessioni.

Passo dopo passo

La richiesta di risparmiare le truppe ucraine a Kursk, accerchiate o meno che siano, è una risposta alla minaccia lanciata ieri da Putin secondo cui i soldati di Zelensky sul suolo russo dovevano solo decidersi se “arrendersi o morire” e una presa di consapevolezza del fatto che una battaglia all’ultimo uomo vicino Kursk sicuramente metterebbe sale sulle ferite dei rapporti russo-ucraini aprendo a un rinfocolamento del conflitto.

Del resto, come faceva notare su queste colonne il direttore Fulvio Scaglione, il negoziato è questione di tempo: una relazione guastatasi dalla Crimea a oggi e da ben undici anni in perenne tensione come quella russo-americana, condita da tre anni di scontro nemmeno troppo indiretto come quello in Ucraina, necessita di tempo per essere aggiustata. Washington ha negoziato con l’Ucraina una proposta da proporre ai russi, Mosca testa la resistenza della capacità diplomatica occidentale per spuntare sempre più concessioni nel quadro del generale obiettivo di reset totale delle relazioni che vede nella guerra a Est un mezzo, non un fine in sé. Ci vorrà tempo. Ma la sensazione è che la macchina sia in movimento.

Trump e la sua amministrazione hanno deciso di coinvolgere, indirettamente, l’Ucraina investendosi del ruolo di mediatori e un massacro a Kursk è l’ultima cosa che può servire per un pieno e decisivo processo di conclusione delle ostilità. Rispetto alla strategia di un mese fa, fondata sulla chiamata esclusiva di Mosca, Washington cerca una soluzione più tortuosa per arrivare a una vetta più solida. Non sarà facile né veloce, ma qualcosa è in movimento. Questa, tre anni dopo, è una notizia per tutti coloro che sperano nella fine del conflitto. Ora la fine della guerra è un orizzonte del possibile, non solo del periodo ipotetico dell’irrealtà: non era per scontato, ed è un primo passo fondamentale.