La “Spagna vuota” deciderà le elezioni politiche?

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“Spagna vuota” (España vacía) è l’espressione con cui analisti e politici iberici definiscono le regioni più profonde e rurali del Paese colpite da una forte crisi e dal problema dello spopolamento. L’espressione è stata coniata da Sergio del Molino in un omonimo saggio prossimo alla pubblicazione in Italia, e fa riferimento, sottolinea Il Foglio, “alla Spagna interna e spopolata che fa corona intorno alla piccola ma popolatissima regione di Madrid e che è a sua volta avvolta tutt’intorno da zone molto più abitate. È un territorio enorme formato da cinque Comunità autonome, cioè da cinque regioni: la Castiglia e León, la Castiglia-La Mancia, l’Estremadura, l’Aragona e La Rioja. La superficie complessiva è di 268 mila chilometri quadrati, cioè più o meno come l’Italia, tolte la Calabria e la Basilicata. Gli abitanti sono poco più di sette milioni, con una densità per chilometro quadrato bassissima, simile a quella della Svezia”.

Un settimo degli abitanti di questa regione è concentrata in due città: Saragozza (700mila) e l’ex capitale reale Valladolid (300mila). Attorno, comunità agricole e cittadine che vanno via via spopolandosi, perdendo popolazione e vigore economico, destinate a un lungo tramonto e al lento, inesorabile spegnimento dei loro servizi essenziali. La Spagna vuota percepisce una forte distanza dalle istanze propugnate, ad esempio, dalla ricca e opulenta Catalogna ed è tornata alla ribalta in occasione della campagna elettorale per le odierne elezioni politiche, in cui il tema della Spagna profonda è destinato a giocare un ruolo dirimente.

La “Spagna vuota” e le elezioni politiche

Il 31 marzo scorso i rappresentanti della “Spagna vuota” sono scesi in piazza a Madrid per manifestare contro il disinteresse governativo per le regioni più interne, criticando su entrambi i fronti sia i socialisti del Psoe che i conservatori del Partito Popolare per aver, a lungo, lucrato sulla natura bipolare del confronto politico per ignorare i problemi e la mancanza di investimenti e servizi della regione.

La campagna elettorale che ha condotto alle elezioni, in ogni caso, ha visto il ritorno in auge del tema della “Spagna vuota”. Merito della presa di consapevolezza dello stato dissestato di città come Teruel, centri inferiori ai 50mila abitanti colpite dallo spopolamento e dalla fuga di giovani, ma anche del nuovo assetto politico nazionale. Lo scardinamento del bipolarismo ha portato in campo diverse forze che, per motivazioni eterogenee, hanno messo la “Spagna vuota” ai primi  posti della loro agenda.

“Nelle aree meno popolate, dove sono eletti solo tra 2 e 5 deputati per provincia, sono in palio 101 seggi, quasi quanto nelle cinque province più popolate”, su un totale di 350, sottolinea Eu News. “Il sistema elettorale spagnolo usa un sistema non proporzionale che tende a favorire i partiti più votati per assicurare stabilità”, ma in una fase che vede cinque formazioni accreditate della doppia cifra ogni voto peserà. E nella Spagna profonda socialisti e popolari devono temere una concorrenza serrata.

Podemos, Ciudadanos e Vox agitano la “Spagna vuota”

La storia della rivolta elettorale della Spagna profonda è, al tempo stesso, la storia dell’ascesa degli outsider che hanno spezzato il bipolarismo classico. La sinistra di Podemos, il centro liberale di Ciudadanos e la destra nazionalista di Vox, per vari motivi, puntano alla parte più profonda del Paese, per diversi motivi rivelatasi fragile dopo anni di instabilità politica e istituzionale.

Podemos agita il vessillo della rivolta contro l’austerità e il taglio ai servizi e agli investimenti che i governi Rajoy hanno sistematicamente perseguito senza che Pedro Sanchez fosse in grado di porvi un freno una volta avvicendatosi al suo rivale politico.

Ciudadanos ha cavalcato la contrapposizione tra la Spagna vuota e le velleità autonomiste ostentate dalla Catalogna, ribadendo il sostegno, atipico per un partito che si definisce liberale, al centralismo incentrato su Madrid e all’equità di trattamento tra le diverse parti del Paese.

Infine, di recente Vox è emersa come principale formazione percettrice di voti a destra dei popolari. La sua piattaforma politica coniuga centralismo e tradizionalismo e ha orecchie interessate nelle roccaforti della “Spagna vuota”.

Socialisti e popolari si giocheranno in questa regione vasta, al tempo stesso così periferica e così centrale, lo scettro di primo partito. Un arretramento nella “Spagna vuota” e un erosione di consensi ad opera delle tre formazioni outsider potrebbe, in prospettiva, pregiudicare gli obiettivi di leadership governativa dei due partiti tradizionalmente egemoni della politica iberica.